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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 17:13
giovedì, 29 luglio 2004

Passavo davanti al frigorifero due minuti fa in cerca di qualcosa da mettere in bocca, per poi scoprire con una certa delusione che il caro, vecchio elettrodomestico oggi contiene quasi esclusivamente vegetali e formaggio di dubbia provenienza. Stavo per tornarmene agli affari miei, quando ho notato che, seminascosta dietro un cespo di lattuga, stava una fetta di quell'anguria che staziona là dentro da una notevole quantità di tempo. E pensavo a lei, poverina, così sola dietro pomodorini e carote... nessuno la guarda.

Perchè succede sempre che all'inizio dell'estate, passando davanti al fruttivendolo, capiti di notare qualche cocomero in offerta speciale. E' lì che ti guarda speranzoso, e tu ti senti quasi in colpa a lasciarlo a marcire sul pavimento del negozio.

"Mi dia anche questo!" dici allora al commesso.

"Ottima scelta... è uno degli esemplari migliori del negozio! Fresco e sugoso che è un piacere mandarlo giù! E poi con questo caldo..."

E così te ne torni a casa, quando i genitori apparecchiano la tavola per il pranzo domenicale che organizzano con i parenti, con questo coso verde più pesante di te. Mamma ti guarda, perplessa: "Che hai comprato? Tu avevo detto di prendere solo un chilo di mele!"

"Erano in offerta speciale e mi è venuta voglia di comprare un'anguria, mamma!". Sentendo la parola "offerta" il suo volto si illumina.

"Hai fatto bene, allora! E poi è estate,se non la si mangia adesso non vedo quando si potrebbe farlo!"

"Già... allora vado a tagliarne qualche fetta per gli ospiti, che ce la diamo per dessert!"
"Comecomecome? Fermaaaa... cosa stai facendo!?"
"Ho detto che vado a..."
"NO! NON FARLO! La nonna ha detto che porta lei le paste, se prepariamo noi qualcos'altro poi sai che si offende!"

"E allora che ce ne faccio?"
"Non lo so, piazzala da qualche parte. Ma non in frigo, che è pieno!"
"E allora dove?"

"Magari in cantina, che giù è fresco! Sposta la bici e i barattoli di vernici e metticela lì!"

La sera poi, la recuperi e la riporti sul tavolo. Chiedi agli altri se ne vogliono una fetta.

Mamma ti guarda con aria truce. "Stai scherzando? Oggi abbiamo mangiato già un sacco! E poi i semini mi danno sui nervi!"

Papà scosta il cocomero con una mano "Cero che no! Ho già le mie tre pesche, da mangiare. E a tua sorella non darla, che sennò troviamo i semi anche fuori in terrazzo!"

Allora, mossa a pietà, te ne tagli due fette. Quella sarà la tua cena. Sei lì che stai addentando la prima, quando senti una mano levartela dal piatto.

"NO! NON FARLO! Non vorrai mica passare tutta la notte in bagno, no?"

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categoria : vita vissuta eh

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 11:27
mercoledì, 28 luglio 2004

La cucina invece è un autentico capolavoro anni '60: stufa a legna anni '60 (con annesso consistente rischio di morte per asfissia degli inquilini dovuta a massiccia presenza di monossido di carbonio), frigo anni '60, fornello del gas anni '60 , credenza anni '60, radio anni '60 sintonizzata ovviamente ed esclusivamente su Radio Italia Anni '60, tavolo anni '60 con tovaglia acquistata l'anno scorso ma naturalmente modello anni '60, lavandino anni '60 e televisore in bianco e nero anni '60 (probabilmente anche l'antenna è anni '60, visto che prende solo rai 2 e italia 1 ) 

La credenza oltretutto, ha un' aspetto piuttosto bucherellato, e in seguito ad attento esame si scopre che il fenomeno non è dovuto al ragionevole insediamento di colonie di tarli che approfittano dell'anticaglia per farsi un lauto pasto, ma alle puntine da disegno che mamma utilizza per appendere gli infiniti messaggi di istruzioni che lascia a futuri eventuali inquilini al termine della vacanza (perchè in genere c'è sempre qualcuno dei miei innumerevoli parenti che chiede in prestito la casa per un romantico week-end).  Dopo averle fatto notare qualche anno fa che il puntinaggio non giova per nulla all'aspetto esteriore del mobiletto si è decisa a buttare le puntine da disegno e a sostituirle con dei più comodi Post-It gialli che attualmente ricoprono quasi interamente il lato destro e quello sinistro della credenza. Vi si possono trovare interessanti ricordi del passato che dicono "Ricordarsi Biberon di F." (F. sarebbe mia sorella, che ora frequenta la quinta elementare e ha mollato il biberon da un pezzo) o "Italia-Francia ore 20.30" (partita dei famosi mondiali France'98), affascinati reliquie dei tempi andati. Altro fondamentale elemento decorativo della stanza è un pannello di un metro e cinquanta per un metro e venti interamente in sughero dove i genitori appendono TUTTi i disegni delle loro adorate figliole (più eventuali capolavori dei nipoti) dal 1989 a questa parte. Vi lascio immaginare.

Puntualmente ogni estate, circa verso giugno, cerco inutilmente di convincere i miei a mollare quest'adorabile casetta per andare a trascorrere i nostri giorni di vacanza in più floride località, ma immancabilmente mi sento rispondere dai genitori scandalizzati e stupiti per la mia proposta "Ma come? E' così bella! E poi dove lo troviamo un altro appartamento così?". Seguono lamentele sussurrate a mezza voce sul fatto che gli adolescenti di oggi sono incontentabili e non sanno apprezzare ciò che hanno. Chissà a chi si riferiscono.

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categoria : varie&eventuali, vita vissuta eh

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 10:56
giovedì, 22 luglio 2004

Si tratta di un appartamento ricavato da un garage in disuso consistente in due singole grandi stanze: camera da letto e cucina. Il bagno originariamente non c'era, è stato costruito in seguito all'esterno, in un baracchino posto ai margini del giardinetto dove è presente anche un minuscolo orto (coltivato esclusivamente a insalata), e che per quersto motivo d'inverno non è utilizzabile. Insomma, provate voi a fare pipì in una tazza di porcellana quando la temperatura esterna è di 5° sottozero... voi vi ghiacciate il sedere, e la porcellana vi esplode sotto proprio mentre siete seduti (cosa già sperimentata alle spese di sventurato zio che si cimentò nell'impresa di passare lassù il capodanno. Da allora non l'ha più fatto.). C'è però un piccolo inconveniente: il sopracitato baracchino oltre al bagno ospita anche la stanza-barbecue, talvolta adibita anche a sgabuzzino. Non è quindi raro sentire un genitore urlarti "portami un piatto per la pancetta, che sennò si brucia!" mentre tu te ne stai comodamente accovacciata sul water nel mezzo di un bisogno urgente. Inoltre, alle pareti si trova una notevole quantità di ragni di diverse razze ospitata in ragnatele di varie dimensioni, per cui un'aracnofobica come me tende a evitare il suddetto luogo come la peste arrivando a fare cose quali passare parecchie ore con le gambe incrociate o chiedere ospitalità a pro-zio che abita nell'appartamento che c'è proprio al primo piano e dispone quindi di più comodo e attrezzato WC.

Nella camera da letto generalmente ci dormiamo assieme tutti e quattro: c'è un letto matrimoniale (occupato dai miei), una branda dalla rete mezza sfondata in seguito a soggiorno di Parente di Robusta Costituzione (110 kg - ora ci dorme mia sorella, che per fortuna lo trova piuttosto comodo) e un letto a castello, che divido con le borse e le valige che costituiscono il nostro bagaglio (io sto nella parte alta, la mercanzia in quella bassa) in quanto nella stanza non c'è spazio per un altro armadio oltre a quello che ospita le coperte. Purtroppo puntualmente il primo giorno di soggiorno si presentano problemi ricorrenti che al termine della vacanza precedente avevamo archiviato nel dimenticatoio:

- Papà abitualmente russa in maniera piuttosto rumorosa

- Mamma ha il sonno molto leggero e quando non dorme tende a rigirarsi continuamente nel letto

- Mia sorella parla nel sonno più o meno a tutte le ore

- l'antiquata rete del mio letto cigola producendo rumori atroci, per cui se non voglio svegliare il resto della famiglia sono costretta all'immobilità

In seguito a ciò, specie i primi giorni di soggiorno alpino, tutta la famiglia tende ad avere persistenti problemi di insonnia.

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categoria : vita vissuta eh

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 10:32
mercoledì, 21 luglio 2004

Alla fine, l' Arte dell'Autoinvito è una pratica piuttosto facile da apprendere e da mettere in pratica... basta un minimo di faccia tosta. Cioè, io non sono esattamente la tipa che ama approfittarsi della disponibilità altrui, però quando sei a casa con Madre Incazzosa, Padre esausto da lavoro e urla di Madre Incazzosa e Sorellina Piangente e Ululante per motivi ignoti, è più una questione di autodifesa. In brevi punti, ecco la nobile arte:

a) Autoinvito tramite Telefonata: "Pronto? Senti, volevo dirti... sono in bicicletta e sto passando proprio sotto casa tua... posso salire da te? Ho un po' di cose da raccontarti!" *Interlocutore risponde con balbettio imbarazzato. Prima che possa proferire una risposta sensata Scroccone Autoinvitante si congeda con un "Bene, allora lascio giù la bici e vengo da te. Ci vediamo tra due minuti." Scroccone Autoinvitante spegne il telefono e si precipita verso casa di Interlocutore. N.B: è consigliabile mettere in pratica la Telefonata quando si è a non più di 5 minuti da casa di Interlocutore (anche perchè potrebbe ritelefonare e dire che al momento è occupato). Funziona soprattutto quando Scroccone e Interlocutore abitano a una certa distanza e non si vedono spessissimo, in quanto a Interlocutore riuscirà difficile rifiutare l'amico.

b) Autoinvito tramite Conversazione: Avviene quando Scroccone sta chiacchierando con una o più persone, intente a parlare di un loro progetto. Avviene all'incirca così:

Tipo A: "A proposito, Tipo B: Sabato la Roby pensava di andare con la compagnia a pattinare allo stadio del ghiaccio, e di ritorno andare tutti assieme a mangiare una pizza"

Tipo B: "Sabato, dici? Si, per me va bene... e poi è da un po' che non usciamo con la compagnia"

Scroccone Autoinvitante: "A pattinare sul ghiacchio? Wow! Non ci sono mai stato, com'è?"

Tipo A (perplesso): "Beh, non male... se sai già pattinare con i pattini normali ti abitui in fretta"

Tipo B: "Solo un po' più scivoloso"

S.A.: "Fantastico... allora porto un thermos di cioccolata per tutti, eh? Ci vediamo sabato!". Come vedete, Scroccone ha trovato il modo (tramite l'offerta di thermos di cioccolata) di autoinvitarsi di nuovo. In genere scroccone abbandona il campo IMMEDIATAMENTE dopo l' autoinvito per non dare tempo agli altri di replicare

c) Autoinvito tramite Irruzione: Scroccone si presenta direttamente a casa di Vittima salutandola con un: -Ehi, ciao! Quanto tempo... sai, passavo di qua e allora mi sono detto "Perchè non fare un salto a trovare X?"

d) Autoinvito tramite Irruzione + dono: Uguale a c), solo che Scroccone porta con se un presente (bottiglia di vino/confezione di gelato/pasticcini/cioccolatini/varieedeventuali) e aggiunge alla frase di saluto sopracitata un "mi sono anche fermato a prendere qualcosa da mangiare/bere."

e) Autoinvito tramite Pura Verità: Scroccone si presenta da Vittima chiedendo ospitalità per Buona Causa: "scusa, sai... ma a casa mia è un casino: mamma è incazzata per Dio solo sa cosa ed è lì che brontola da ore, mia sorella piange incessantemente da secoli e io tra un po' comicio a dare di matto" (il tutto condito da faccina triste e implorante. Consigliabile scegliere per Vittima Amico o Parente solidale e comprensivo con problemi identici ai tuoi.

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categoria : varie&eventuali

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 18:39
martedì, 20 luglio 2004

Talvolta capita che nei week-end estivi io e mia madre ci si trovi a dover convivere sotto lo stesso tetto per due-tre giorni, in quanto mio padre ama nel fine settimana allontanarsi dalla Faticosa Vita d' Ufficio e partire per Altri Lidi (leggasi: vecchia e abbastanza decrepita casa di montagna affittata 27 anni or sono da parenti di mamma dove sono forzatamente costretta a passare consistente parte delle vacanze dal giorno della mia nascita) e mia sorella abbandona quel che resta della famiglia per campeggio con gruppo scout in qualche Picco Desolato. L'andamento della convivenza sostanzialmente segue una delle seguenti possibilità:

a) Convivenza Pacifica&Tranquilla: Madre e Figlia vivono in armonia e passano la maggior parte delle giornate per i fatti loro e in aree diverse della casa (sebbene le dimensioni dell'appartamento siano tutt'altro che notevoli). Madre si diletta nella lettura di quotidiani e riviste ad essi allegati anche con svariati giorni di vita, Figlia si dedica a Letture Poco Impegnative (generalmente Topolini e fumetti vari sottratti alla collezione di Sorella Minore), a giochi con il computer e a visite ad amiche contattate sul momento. Le due conversano amabilmente a cena e talvolta passano la serata assieme in pizzeria o al cinema (cosa che normalmente non avviene in quanto Madre non ama le uscite mondane). Se Madre è di ottimo umore invita figlia a un'uscita notturna nella birreria che frequentava al tempo in cui lei e Padre erano fidanzati. In genere Figlia (che non ama la birra e preferisce evitare di uscire da sola con sua madre in locali in cui lei è l'unica sopra i 25 anni) declina cortesemente l'invito.

b) Convivenza Burrascosa. Madre e Figlia litigano durante la prima ora di convivenza a due e passano il resto del tempo da trascorrere assieme ignorandosi reciprocamente, arrabbiandosi e guardandosi storto, con occasionali scoppi d'ira seguite da Feroci Litigi da parte di entrambe. Di solito Figlia, dopo poche ore, decide per amore della pace di autoinvitarsi a casa di cugini, amiche o zii adducendo come scusa un loro improvviso invito a feste, cinema o attività intellettualmente valide e ne approfitta per restare lì a cena e a dormire fuggendo così da Madre Incazzosa. Figlià è diventata un'abile esponente dell' Arte dell'Autoinvito.

c) Convivenza Assente: Figlia, mettendo in pratica la sua abilità nell' Arte di cui sopra, si è premunita riuscendo anticipatamente a trovare il modo di trascorrere altrove le giornate di convivenza con Madre (specie quando una delle due è di cattivo umore) onde evitare probabile Convivenza Burrascosa.

Venerdì mio padre e mai sorella partono. Credo che farò un paio di telefonate e parenti e amici clementi e ospitali onde trovare rifugio altrove... non si sa mai.

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categoria : varie&eventuali

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:13
venerdì, 16 luglio 2004

Ieri sera sono andata a lavorare al ristorante gestito da una zia, in una frazioncina della mia città sperduta tra le colline vicentine. Un posto che vive la sua vita nell'arco di un chilometro o poco più... qualche casa, il ristorante, un negozio di alimentari e una pizzeria poco frequentata (che ogni volta che ci passo davanti il proprietario mi guarda male perchè dice che noi del ristorante gli facciamo troppa concorrenza... mah).

Lì ci lavora mezzo parentado, evidentemente perchè costiamo meno di quanto non costerebbero dipendenti normali. Attualmente, oltre agli zii ristorarori, ci conto un cugino lavapiatti, un cugino cameriere e un'altro pronto a subentrare nel caso uno dei due non potesse lavorare. Io generalmente ho l'incarico di fare da baby sitter ai pargoli di sopracitati zii, due bambini di quattro e nove anni.

Ho cominciato a lavorarci l'anno scorso, sempre nel periodo estivo. Il primo giorno di servizio, dopo aver depositato la mia borsa nella stanza degli ospiti, trovai il piccolo in cantina che frugava tra gli utensili abbandonati dai muratori che in quel periodo stavano lavorando ai sotterranei del ristorante.

Prima che potessi raggiungerlo, aveva recuperato un martello da 800 grammi e si era richiuso nella vecchia Opel di suo padre, dove prese a battere sui vetri fino a che non riuscii a recuperare le chiavi della macchina.

"Ma cosa ti prende?" gli chiesi, tirandolo fuori a forza e strappandogli il martello di mano.

"Vollio fare il muratore" rispose il bambino, con un mega sorriso.

"Si, caro, ma i muratori non battono sui vetri ma sulle pareti. E soprattutto, i muratori sono grandi. E adesso cosa diciamo a papà?"

"Sei tu la bebisitte che mi dovevi guardare!"

Mica scemo, il piccolo.

"Scusa", dissi a mio zio poco dopo, "ma dove posso nascondere i martelli per evitare che li prenda tuo figlio?"

"Vedi te. Comunque puoi anche lasciarli dove sono... a lui piace giocarci"
"Ma sai che per poco non ci rimettevi lo specchietto sinistro?"

"Evabbè, cosa vuoi... vuole fare il muratore"

Ma da piccola ero anch'io così?


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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 13:09
giovedì, 15 luglio 2004

Lo so che è facile creare un blog. Lo dicono i tipi di Splinder, lo dice chi un blog ce l'ha già... Potrei dirlo anch'io, perchè se non fossi un'imbranata totale l'avrei fatto in dieci secondi netti. La scena è questa: ore 9.45 di mattina (stranamente mi sono alzata presto, per i miei standard). Con gli occhi semichiusi scendo dal letto in stato assolutamente amebico. Faccio rapida volata in cucina, recupero da frigorifero yogurt alla Banana ancora commestibile e nutrendomi con poche cucchiaiate del contenuto dello stesso mi avvio in camera di genitori attualmente al lavoro, dove accendo il PC.

In seguito a brillante idea mi connetto a home page di Splinder e apro modulo di registrazione. Inserire nickname (e fin qui ci arrivo).

Inserire indirizzo e-mail. Ommadonnasanta, non ci avevo pensato. Non ho un indirizzo e-mail. Cioè, ce l'ho, ma è quello in cui mi scrivono gli amici e non ho voglia di mescolare le mie allegre chiacchiere con conoscenti, cugini e vicine di banco con gli affari dei tipi di Splinder. Ne apro un'altro e riesco nella brillante e invidiabile impresa di dimenticarsi la password di indirizzo e-mail suddetto 5 secondi dopo aver compilato il modulo di registrazione (Brava, cara. Hai vinto qualche cosa?). Considero la possibilità di essere colpita da primi sintomi di Alzhaimer alla giovane e fiorente età di 17 anni.

Dopo averne ottenuta un'altra, ritorno al precedente modulo di registrazione dei tipi di Splinder e inserisco i dati richiesti... nome blog, descrizione, URL... fatto.

Scegliere il template, mi dicono, e mi presentano una lunga serie di minuscole immagini di schermi e di colori diversi. Mi chiedo varie volte cosa sia un template e non ottenendo risposta dal mio cervello, affidandomi alla sorte clicco su uno dei pulsantini accanto a un mini-schermo di colore azzurro, unicamente perchè l'azzurro è il mio colore preferito.

Finalmente mi appare la schermata del blog. E posto.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 10:15
giovedì, 15 luglio 2004

Non lo so se si sentisse davvero bisogno di questo blog, in questo mondo. E' che è estate, e quando non sei su una qualche spiaggia come quei miliardi di persone che si vedono al tiggì la domenica bloccati in coda sulle autostrade, non c'è molto da fare. Intendiamoci, non è che stare incolonnata in autostrada in quel forno che è la macchina quando il condizionatore è rotto sia la passione della mia vita, ma farei volentieri 4-5 ore di coda se questo mi comporta un paio di settimane al mare (cosa facile da dire anche perchè non guido io)Avendo calcolato che le mie attività di quest'oggi consistono in:

a) dare da mangiare ai pesci rossi

b) recuperare bicicletta di genitore per andare a prendere qualcosa di commestibile per il pranzo,

seguendo ispirazione improvvisa m'è venuta la brillante idea di approfittarne per aprire questo blog. A dire la verità ci pensavo da un po' (molto spesso non ho nulla da fare), ma siccome oggi avevo più nulla da fare delle altre volte mi sono decisa... Quindi, salve a tutti. Non so nemmeno che ci scriverò qui. Non so... cos'è che ci si scrive in un blog? Potrei tenerlo come una specie di diario per raccontare la mia vita di tutti i giorni, ma credo che vi risparmierò perchè dubito che a qualcuno freghi qualcosa di cosa mangio a pranzo, della sequenza di ore della mia mattinata scolastica e dell'ora a cui si è svegliata a mia sorella. Magari potrei usarlo come un diario meno diarioso... cioè senza dare dettagliati e noiosi resoconti di giornate che credo talvolta non ecciterebbero neanche i sassi, ma parlare di momenti. Ecco, si. Momenti. Magari persone. Cose particolari. Onestamente ero un po' restìa all'idea di raccontare di me a perfetti sconosciuti (sempre ammesso che qualcuno lo legga, 'sto blog)... ma vedrò di non preoccuparmene. Tanto voi non lo direte a nessuno.

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