E non è mica finita qui, ovviamente... perchè gli aeroporti dove passi per tornare a casa, ovviamente, sono due. E nei momenti peggiori c'è l'automatica certezza che in uno dei due ti succederà qualcosa.
Arrivo all'aeroporto di Venezia alle ore mezzanotte punto zerocinque, scendo dall'aereo e con l'apposito bus vado a ritirare i bagagli. "Vabbè", mi dico. "Adesso prendi la borsa e vai da tuo padre, così poi gli racconti tutto e non hai tempo per pensare a niente". Effettuo il recupero di capiente valigia + beauty-case (peso totale: kg ventiquattro virgola sette, bagaglio a mano escluso) e mi dirigo verso gli arrivi, dove una masnada di gente attraversante varie fasi di sonno aspetta i miei compagni di aereo. Cerco con lo sguardo il mio genitore, ma non c'è. Strano. In fondo, avrebbe dovuto vedermi... le mie valigie si notano senz'altro. Con l'aria perplessa, rimango un paio di minuti in piedi a guardarmi attorno. Niente. Nessuno
BRIP! BRIP! Di nuovo il cellulare.
"Pronto? Ah, mamma... ancora tu. Senti, non è che per caso hai qualche vaga notizia sulla sorte di tuo marito... no, sai, è che... In tangenziale? Da due ore? E quando... COME NON PRIMA DELLE TRE? E io cosa cavolo facc... rimango qui? Cioè, io dovrei passare altre due ore e mezza come una deficiente seduta su... No, mamma, non dico parolacce. IIIIIIIH, NON COMINCIARE A BRONTOLARE! Si, capito. Non mi muovo. Ciao."
Mi guardo attorno. L'orologio segna mezzanotte e mezza. Il mio legittimo genitore è imbottigliato nel traffico in tangenziale. Tutte le sedie sono occupate, così rovescio la mia valigia e mi ci siedo sopra, attorniata da quei tre o quattro sacchetti che consistono nel mio bagaglio a mano. Chiudo gli occhi e mi appoggio a una colonna. Quando li riapro, c'è una tipa strana davanti a me, vestita con un abito verde e arancione e un cappellino di paglia di dubbio gusto.
"Todo bien?" mi fa, con l'aria preoccupata.
"Mmmm... 'nsomma..."
"Como?"
"Ehm... scusi ma... non ablo lo spagnolo. Comunque si, grazie. Hola. O quel che è."
La tipa mi lancia un ultimo sguardo strano, poi si dirige verso due tipe vestite come lei che ululano e ridono tanto da sentirsi dall'altra parte dell'aeroporto. Frugo nei miei sacchetti, e ne estraggo un grande peluche di Hello Kitty, souvenir regalatomi poco prima di partire. Lo tengo in braccio. Dopo un po' mi si avvicina una ragazza dall'aria terribilmente giapponese, che mi dice qualcosa in una lingua assurda, e sorride come se fossi un clown. La guardo come si guarderebbe il mostro di LochNess, e quella continua a parlare. Mi rassegno.
"Sorri, du iu spic inglish?" le dico io. Lei mi guarda sorridendo ancora di più.
"Parlè vu franse?" provo ancora. Niente, stesso sorriso stupido.
"Ablas espagnol?". Stesso risulatato.
"Doich? Portughes? Greco, Russo, o qualchecos'altro? No? Latino? Cinese mandarino? Il linguaggio a gesti dei sordomuti? Norvegese? Aborigeno? Only japanese? Uh. E adesso che faccio io?". La tipa, spaventata da quello sprolouio senza senso, arretra di un passo. Poi chiude gli occhi e indica il peluche.
"Questo?" le chiedo io, prendendolo. Lei sorride di nuovo, poi si gira attorno e con aria interrogativa indica un po' di posti qui e lì.
"Come, scusa?" le faccio io. Lei afferra il peluche, lo indica, e indica il negozietto che c'è poco distante nell'aeroporto. Poi me lo ridà.
"Ah... te vuoi sapere dove l'ho preso. No, non lì. Lontano. Catania. Sicilia. Me lo hanno regalato." Con le mani mimo un paio di alucce e indico un punto indefinito in lontananza. La tipa sembra soddisfatta del mio gesticolare, e mi fa un mezzo inchino e un cenno con la mano.
"Ciao", le dico io. "Goodbye. Aurevoire. Auf Whiedersehen. Sayonara. Konnichiwa. Arigatò.". Lei sorride ancora di più e se ne va. Chiudo di nuovo gli occhi e quando li riapro, c'è davanti mio parde che cerca di prendermi la borsa da sotto il sedere.
"Scusami. C'era uno stupido cantiere che ha bloccato il traffico. Torniamo a casa, ora.", mi dice, e mi da un bacio sulla guancia. Mi alzo. L'orologio segna le tre e un quarto. Lancio uno sguardo in direzione del ritiro bagagli, sperando che qualcuno mi rapisca e mi carichi di forza su quell'aereo. Niente da fare. Raccolgo i miei sacchetti e ci avviamo verso la macchina.
L'aeroporto è un posto perfetto per un addio... Parcheggi. Entri. Cerchi il check-in. Fai il check-in. Cerchi l'imbarco. Aspetti quella solita dannata mezz'ora prima che apra. Ti metti in fila per superare il controllo al metal-detector. Ovviamente è una fila immensa, nonostante sia quasi notte. E tra le varie formalità e l'avanzare in quella interminabile colonna di gente, con i tuoi accompagnatori che ti salutano con la manina e una faccina triste che fino ad allora hai visto solo nelle scene degli addii in svariati film, te c'hai tutto il tempo che vuoi per pensare al posto e alle persone che stai lasciando. Senti che stai già cominciando a deprimerti. Quasi quasi esce una lacrimuccia pure a te, che finora hai fatto l' Eroina-Impavida-Che-Non-Ha-Paura di niente. "No.", ti dici. "Non fare l'idiota. Sai che devi partire. Tra tre giorni c'hai i corsi di recupero a scuola e hai ancora metà dei compiti delle vacanza da fare. Devi. Non hai altre scelta. E prova a metterti a piagnucolare qui davanti a mezzo mondo e ti uccido". Guardi indietro. Sei quasi al metal detector. I tuoi accompagnatori si sporgono dalla ringhiera per salutarti ancora una volta. Sempre con quella faccina triste. "Chissenefrega!" pensi, allora "Rimani! Ma chi te lo fa fare di tornare in quel cazzo di liceo scientifico dove appena ci metti piede ci sarà la prof di matematica che prima ancora di aprire il quaderno dei compiti ha già deciso di metterti 4! Chi te lo fa fare di tornare a casa! Cosa c'è di interessante a casa? Niente! Assolutamente niente!". Ne sei quasi convinta. "Adesso torni indietro e annunci agli altri che hai deciso di restare qui. Tanto ti hanno già detto che la casa per te è sempre aperta, no? Saranno contenti! Si! Si, deciso! Asesso torni indietro! Adess..." BRIP! BRIP!. Cellulare. Si, cara. Proprio adesso. Ti tocca rispondere.
"Pronto? Ah, mamma! Si. Si. Sono all'aeroporto, ma sai, ho deciso che... Come? La nonna sta male? Ma cos... ah, beh. Si. Guarirà presto, no? Bene. E vuole che domani la vada a trovare? Si, ma veramen... Ah. E mia sorella ha la febbre. Mh-mh. Si. Dovrei tenerla io, domattina. Ma scusa, non puoi farlo t... Uh. Impegni di lavoro. Hm. Hm. Uh-uh. Si, ma guarda che io non torn... Come, scusa? E chi te l'ha detto? Ah, l'hai letto sul giornale. E quand'è che dovrebbe cominciare, quindi? IL 9? MA STAI SCHERZANDO? MA SE IL LICEO DOVEVA COMINCIARE IL 20! Anticipato? Ma vaffan... No. Non dico parolacce. Lo so. Non occorre che ti arrabbi. M'è scappata. IIIIIIIIH, HO DETTO CHE MI E' SCAPPATA! Inutile che ti incazzi!No. Vabbè. Tra due ore all'aeroporto. Si. Come previsto. Anche se... No, niente. Ci vediamo dopo. Ciao"
"Salve, signorina! Documento e carta d'imbarco, prego. Si svuoti le tasche... Chiavi, monete, telefonini e oggetti di metallo là sopra. Lì metta il bagaglio a mano. E buon viaggio"
Buon viaggio a chi?
Questo blog si prende un week-end di vacanza per permettere all'autrice di deprimersi in maniera adeguata per la fine delle vacanze siciliane. A risentirci.
Stellina
Ieri sera io e la componente femminile della famiglia (leggasi: Madre e Sorella) si decise di avventurarci nelle colline vicentine al fine di giungere al Ristorante (di cui ho già parlato in uno dei miei primissimi post) di mia zia, ove è ospitata provvisoriamente mia nonna reduce da travagliata operazione all'anca.
La faccio breve: si va, si trovano lì una mezza dozzina di parenti, si chiacchiera, si mangia una pizza, si chiacchiera, si guarda assieme un'oretta di olimpiadi, si chiacchiera, si dà un'occhiata all'orologio e vista l'ora si decide di tornare, ci si infila in macchina. E qui arriva il bello (per così dire). Mamma schiaccia il pedale dell'acceleratore e partiamo, sfrecciando per i tornanti collinosi alla ragguardevole velocità di 30 chilometri all'ora (mia Madre nutre un certo timore nei confronti della guida notturna). Percorriamo un paio di chilometri con Mamma che non smette nemmeno cinque secondi di decantare la bellezza del paesaggio collinare "a queste ultime ore della sera", del fatto che a lei piace sempre andare lì perchè le ricorda quando, appena maggiorenne, si imboscava da quelle parti con i suoi primi fidanzati e di sforzarci di ricordare quanta ulteriore poesia acquista quando le rare casette sono decorate con le lucine colrate in periodo Natalizio. A questo punto io (essendo circa l'una di notte il mio limite di sopportazione si era notevolmente abbassato) la liquido con una certa freddezza dicendo che a me quelle colline di notte ricordavano l'autunno, e io l'autunno lo detesto (e lascio a voi l'onore di immaginare l'incazzatura che ne segue).
Ma a un certo punto, mentre ancora stavamo verbalmente litigando, vediamo un animaletto spuntare dal prato costeggiante la via e attraversarci la strada. Mamma inchioda.
-E' un gatto? - dice mia sorella
-No... è... assomigliava... UN PROCIONE! - risponde mia madre, tutta eccitata
-No. Era un tasso - faccio io.
-SIIIIIII, giusto! G. ha RAGIONE! (G.,ovviamente, sarei io) UN TASSO! UN TASSO!
E a quel punto non so che le prende, tant'è che si mette a cantare "un tasso, un tasso, abbiamo visto un tasso, tasso, tasso!" , e a danzare con le mani. Forse dovrei farla esorcizzare.
-Ma'.... la strada.- le faccio io
- Tasso, tasso, tasso... Abbiamo visto un TASSO!
-Mamy, sta attenta!- le fa mia sorella
- Tasso, tasso!
-Maaaaaammaaaaa!
-Uffa, che noia che siete! Pensate a quei poveri bambini che vivono nelle metropoli e non sanno cos'è una mucca! E noi... noi... abbiamo avuto la fortuna di vedere un TASSO!
- Si, mamma, però dovresti...
- Tasso, tasso, un TASSO, un TASSO!...
-Mamma... stai atten... * BOOOOOOM*
E fu lì che ci schiantammo con il cartello che segnalava l'inizio della città . E fu l' che mamma (che in qualunque situazione normale avrebbe avuto una crisi isterica) fece una risatina, inforcò la retromarcia e, facendoci notare che in fondo avevamo solamente ammaccato il cofano, guidò via come se niente fosse.
Ah, per la cronaca: lo so che magari può sembrare un po' inverosimile, ma è successo veramente. Perchè dovrei essermi pestata la testa più e più volte per inventarmi una storia del genere. Purtroppo.
Lo so che non è normale. Lo so. Ma è stata la noia a spingermi a quest'incresciosa abitudine.
Era un caldo pomeriggio come tanti in mezzo al Nulla, e anche se faceva parecchio caldo io ero uscita a fare due passi, perchè sentivo che se stavo ancora seduta davanti al tavolo della cucina in contemplazione profonda (leggasi: a fare niente), avrei potuto avere un raptus suicida e l'impulso di fare qualcosa di drastico come ad esempio affogarmi nel laghetto. Quindi, decisi di uscire.
Stavo passando davanti a una casa con giardino particolarmente fiorito quando lo vidi. Era una strana creatura... alta una trentina di centimetri, con la pelle fatta di plastica e i vestiti di vernice sbavata e scolorita dal sole.E la stessa espressione con cui ti guarderebbe un clown alcolizzato. Era orribile... un orribile nano da giardino. Senza neanche pensarci un secondo, afferrai la macchina digitale di mio padre che avevo al collo e ci scattai quattro foto, una dopo l'altra e da diverse angolazioni. E subito dopo, come impossessata da qualche strano spirito, passai alla casa successiva dove individuai altri due esemplari simili a cui faci una mezza dozzina di scatti. E per quel pomeriggino non mi fermò più nessuno... passavo saltellando da una casa all'altra e scattavo, scattavo, scattavo. Dopo due ore avevo fotografato, tra Dotti, Cuccioli e Gongoli, 58 diversi nani da giardino, uno più atroce dell'altro. Avevo trovato anche 3 Biancanevi, di rara bruttezza. Andò tutto liscio, fino a quando una signora mi sorprese accovacciata in un remoto angolo del suo giardino nel tentativo di un'inquadratura ravvicinata a un Pisolo.
-Ehi, TU!
-Si?
-Cosa cavolo stai facendo nel MIO GIARDINO?
-Fotografo, signora.
-Fotografi?
-Si.
-E cosa staresti fotografando, signorina?
-Pisolo e Brontolo, signora.
-Chi?
-Pisolo e Brontolo. I suoi nani.
-I miei COSA?
-I suoi nani. I nani da giardino.
-I miei NANI?
-Si, signora.
-E PERCHE' staresti fotografando i miei NANI?
-Perchè ne faccio collezione.
-Di NANI?
-No. Di foto di nani.
-E tu non hai niente di meglio da fare che invadre i giardini altrui e fotografare nani?
-Qui in montagna no, niente.
-Scusa... ma te, signorina, quanti anni c'hai?
-Ne faccio diciassette a ottobre, signora.
-Capisco. Diciassette.
-Si.
-E hai scattato le foto che volevi?
-Si. Vuole vederle signora?
-No. Vorrei che te ne andassi.
-Stavo per farlo. Arrivederci. E grazie, eh. Per i nani, intendo.
-Ciao.
E se n'è andata, borbottando qualcosa sul fatto che i giovani ai suoi tempi avevano ben altre cose in mente, rispetto ai nani da giardino. E lì mi sono sentita strana... non saprei dire come. Strana. Anzi, direi che "caso clinico" si avvicini ancora di più alla definizione.
Motivazioni con cui ho convinto la mia Adorata Madre a infilarmi nel primo treno diretto verso la Civiltà e abbandonare il Nulla:
- Dare da mangiare ai pesci rossi che non hanno di che cibarsi da una settimana
- Approfittarne per lavare le mutande sporche dell'intera famiglia prima del loro ritoro
- Approfittarne per chiamare l'idraulico affinchè sturi lo scarico della vasca intasato da tempo
- Stirare le sopracitate mutande sporche una volta decontaminate e asciugate
- Togliere le ragnatele formatesi dietro il condizionatore
- Lucidare e lustrare le scarpe da ginnastica di Padre
- Avviare profonda conversazione con Vicina di Terrazzo mezza sorda, zoppicante e con una certa tendenza ad affogare i suoi dispiaceri in Birra di Dubbia Provenienza in modo che abbia di che distrarsi
L'ho convinta e ora sono a casa. Che, mi potreste dare un consiglio? Siccome l'ultima volta che ho infilato qualcosa in lavatrice tutti i calzini di mio padre sono diventati rosa, mi potreste dire a quanti gradi si lava la biancheria?
Oggi scrivo dalla Biblioteca immersa nel Nulla più assoluto del paese di montagna dove mi trovo attualmente. Persone, cose e animali incontrati venendo qui:
- Cavallo trasportante carampana di avanzata età lamentante dolori causati da scarsa compatibilità tra staffe del cavallo e tacchi a spillo di vernice da lei indossati
-Escrementi di animale suddetto identificati quando ormai scarpa da ginnastica sinistra ci si è posata sopra
-Numero due adulti maschi con numero due bambini di età incerta ma inferiore ai 16 mesi caricati a forza sulle spalle
-Vipera prendente tintarella in mezzo alla strada
-E' tutto
A risentirci / rivederci / rileggerci
Altro fondamentale elemento della vita nella casa di Stellina è il televisore... Oh, scusate, in realtà dovrei parlare al plurale perchè ne abbiamo due. Solo che me lo dimenticho perchè quello in camera dei miei non lo uso suppergiù dal '96. E dire che motivi per essere acceso ne avrebbe... ad esempio il lunedì io e mia padre puntualmente ci mettiamo a scannarci in salotto per l'uso del telecomando: lei vorrerbbe passare un'allegra serata a deprimersi davanti a "Chi l'ha visto?" per poi andare a letto mormorando frasi tipo "in che mondo viviamo?", "Dove andremo a finire?" eccetera, mentre io propenderei per qualcosa di vagamente più divertente. E qui mi parte con l'incazzatura uno, consistente in sincero e profondo stupore per il fatto che preferisco guardarmi un film in cassetta piuttosto che "prendere coscienza di eventi anche tragici che avvengono ogni giorno e che fanno pur sempre parte della nostra vita", come dice lei. Poi, quando le chiedo di poter almeno andare in camera e guardarmi qualcosa dall'altra TV parte l'incazzatura due, ovvero lunghissima tirata sul fatto che in questa casa NON si devono accendere due televisori contemporaneamente perchè si consuma troppa corrente ("che se tutti facessero come te dovrebbero costruire una nuova centrale nucleare al giorno, cazzo!"). Al che, di fronte a questi nuovi e incrollabili argomenti, mi metto seduta davanti all'acquario a guardare i pesci che nuotano. (essendo però l'acquario pericolosamente vicino alla TV in genere mi ordinano perentoriamente di andarmene in camera mia).
A casa mia guardare un film tutti assieme di sera è un'impresa piuttosto ardua, perchè mio padre generalmente deve ancora cenare e copre la voce degli attori con frullatore, pentola a pressione, coltelli da arrotare e varie, e mia madre, ha l'abitudine di chiacchierare ininterrottamente, ovviamente NON riguardo a ciò che si sta guardando ma tutt'altro. L'altro giorno, durante il primo tempo di un film ci ha illuminato circa l'operazione alla clavicola che ha subito all'età di tre anni, durante la pubblicità circa i regali che ha ricevuto per l'epifania dai 7 ai 10 anni e durante il secondo circa le uscite con il primo fidanzato della sua vita. Quando finisce il film generalmente vado a letto perchè, preda di istinti omicidi, c'è il rischio che faccia qualcosa di cui potrei pentirmi. E non è finita qui, perchè mia mamma è anche vittima (come si poteva intuire dal post precedente) da F.A.V. (Fobia di Alto Volume)... quasi fosse un'istinto naturale, quasi senza pensarci lei, quando esce in terrazzo a farsi la sua cicca serale, prende il telecomando e abbassa. Toglie completamente l'audio, con tre paia di occhi che dal divano la guardano attoniti. Poi se ne va, tra le urla di padre e sorella minore.
Bene, detto questo temo che dovrò congedarmi per qualche giorno. Mi toccano dieci meravigliosi giorni in Casa Di Montagna stile "tutti uniti come una vera famiglia". Aiuto. Magari però se riesco a fuggire in biblioteca riesco a fare lo stesso un salutino, prima o poi. Buone vacanze a tutti, comunque!
Salve. Oggi volevo parlare un po' di elettrodomestici, o almeno di quegli "inquietanti infernali apparecchi" (come li definisce mia madre) che stazionano nella mia umile dimora. Comincerei con un interessante esemplari che da qualche tempo sosta nel salotto:
a) Il condizionatore. Il mio condizionatore, come tutti i condizionatori, è un mostro bianco rettangolare di dimensioni ragguardevoli posizionato esattamente SOPRA la porta d'ingresso, in equilibrio instabile. Il che poi spiega perchè i miei vicini dal momento dell'installazione non abbaiano più avuto il coraggio di bussarci per offrirci fette di dolce o fare due chiacchiere
L'abbiamo installato questa primavera, dietro proposta di mamma che, memore dell'afa dell'anno scorso , è andata freneticamente in cerca per due settimane di offferte speciali presentandosi un pomeriggio al mio ignaro padre con quattro operai che ci hanno praticamente smontato tutti i mobili del corridoio con l'ntenzione di appenderlo sopra la porta della mia stanza e che, accorgendosi che lì non ci stava, hanno smontato anche quelli del salotto per piazzarlo dove si trova attualmente. Per una settimana, essendo io e mia sorella impossibilitate ad attraversare il pezzo di appartamento antistante la nostra stanza, abbiamo dovuto fare fagotto e trasferirci da caritatevoli parenti pronti ad accogliere le due sfollate. Perchè, come mamma faceva continuamente notare "bisogna portare pazienza, care... una volta sistemato, non ci dovremo pensare più".
Ecco, mi risulta che dall'inizio dell'estate, il povero condizionatore sia stato usato 1 volta, perchè la mia adorata madre ha paura che il suo ronzio arrechi fastidio ai vicini (cosa assolutamente improbabile visto che sono tutti sopra i 65 anni e mezzi sordi), e per evitare il disturbo della quiete pubblica ha nascosto il telecomando nel cesto della biancheria.
Io e mio padre, per ripicca, da quando mamma è partita per la montagna, teniamo il condizionatore acceso 24 ore al giorno, pur non essendocene reale bisogno.
Bussano poco fa alla porta. E' una mia amica, che si fionda nella mia stanza con la stessa decisione di un serial killer braccato dalla polizia interrompendo la mia condizione di dormiveglia sul divano tipica di chi pensa che non essendoci di meglio da fare il modo più interessante di trascorrere la giornata sia starsene a dormire
"Tu mi devi AIUTARE!" mi dice, afferrandomi per un braccio nel tentativo di scuotermi dal mio stato amebico.
"Mmmmm?" le rispondo, guardando il divano con aria affranta
"Solo tu lo puoi fare... Sei la mia ULTIMA SPERANZA! Mi prometti che non mi dirai di no?"
"Senti, F., stanotte NON ho dormito un cazzo e tra venti minuti devo essere dal dentista, mi auguro sia qualcosa di importante"
"MA CERTO che lo è! Non ti verrei mica a disturbare, sennò"
"Dimmi"
"Avresti da prestarmi un paio di scarpe col tacco a spillo rosa confetto?"
"Come, scusa?"
"Mi servono ASSOLUTAMENTE! Quel ragazzo da sballo che ho incontrato al supermarket l'altro giorno mi ha invitato ad andare a trovarlo nella fattoria dove abita e devo ASSOLUTAMENTE vestirmi come si deve!"
"I tacchi a spillo in fattoria?"
"CERTO! Sono l'unica cosa che posso abbinare con il top e la minigonna!"
"Scusami, F., in tutta amicizia... MA C' HO L'ARIA DI UNA CHE PER USCIRE SI METTE UN PAIO DI TACCHI A SPILLO ROSA CONFETTO?"
"MA certo che no, lo so che con i tacchi a spillo cammini come una deficiente, ma mi chiedevo se per caso tua madre..."
"MIA madre non indossa una gonna da quando aveva 15 anni e usa le stesse scarpe almeno da cinque!"
"Lo immaginavo"
"E allora perchè sei venuta qui?"
"Beh, tentar non nuoce, no?"
"F.?"
"Eh?"
"Vattene."
"Stavo per farlo. A domani."
Una curiosità... sono l'unica che trova i tacchi a spillo di una scomodità mostruosa e che nell'unico vago tentativo che ha fatto di indossarli è caduta dopo due passi come una deficiente addosso alla commessa?
In breve, pochi motivi per cui stamattina non mi volevo tirare giù dal letto:
1- Perchè sapevo che la sveglia consisteva in mio cugino che, alle prime luci dell'alba, mi sarebbe piombato nella stanza con la radio che sparava la sigla di Heidi a tutto volume
2- Perchè da mio cugino ci devo tornare anche domani
3- Perchè non posso rifiutarmi di fare la baby-sitter a mio cugino in quanto ho un biglietto aereo per la Sicilia da pagare
4- Perchè piove
5- Perchè le previsioni annunciano pioggia anche domani
6- Perchè in capo a due giorni verrò deportata nella mia meravigliosa Casa di Montagna per dieci giorni di ferie alla "tutti uniti come una vera famiglia"
7- Perchè a casa mi aspettano appena 305 esercizi di matematica che non ho ancora cominciato a fare
8- Perchè oggi ho un appuntamento dal dentista e non è che muoia proprio dalla voglia di andarci
9- Perchè nella sala d'aspetto del dentista ci sono solo copie di "Vogue" del 1996 che ho già letto nei precedenti appuntamenti
10- Perchè mi sono dimeticata di portarmi qualcosa da leggere dal dentista
11- Perchè comunque tra il dentista e mio cugino scieglierei in ogni caso il dentista
12- Perchè per principio una pigra cronica come me non deve mai avere voglia di alzarsi quando suona la sveglia
Venerdì pomeriggio ho fatto una spedizione nel centro storico della mia città, perchè avevo bisogno di un biglietto del treno. La rivendita della stazione, però, era chiusa per matrimonio del gestore. Mi metto a cercare una soluzione alternativa, e scopro che l'unica edicola che conosco che tiene biglietti a fasce chilometriche ha finito quelli da 50km che servono a me.
Sto per tornare miseramente a casa, quando noto poco lontano dall'ufficio di mio padre un'agenzia viaggi aperta proprio all'inizio della settimana, dove ancora un imbianchino sta dipingendo qualcosa che assomiglia vagamente a un mare tropicale sul vetro.
In seguito a brevi sillogismi mentali (agenzia = viaggi, viaggi = treno, treno = biglietti), decido di tentare la fortuna e mi arrischio a entrare.
L'interno è completamente tappezzato di poster di isole lontane, e sulla scrivania ogni centimetro di superficie è coperto da depliant e offerte speciali di voli. Una donna sui venticinque anni, con lunghissimi capelli biondi evidentemente tinti e unghie finte bianche che sembrtano doversi staccare da un momento all'altro, mi viene incontro entusiasta.
"BUONGIORNO, SIGNORINA! Ma-la-prego, si ACCOMODI su quella-sedia! GRADISCE un CIOCCOLATINO?
Parla molto velocemente, e a un numero di decibel considerevolmente alto. Mi dà una passa sulla spalla e mi mette in mano una confezione di gianduiotti.
"Allora, MI DICA... cosapossofareperlei?"
"Ehm... uh... si, volevo andare a..."
"SEI in VACANZA, eh? Allora, mare o MONTAGNA? NO, ASPETTIII! NONMELODICA!... a voi GIOVANI piace il MARE, no? Faccio questo mestiere da POCO, ma ho GIA' CAPITO COME FUNZIONANO LE COSE! E dove vorresti ANDARE? Hai già scelto il posto, CARA? O vuoi qualche CONSIGLIO? Sai, siamo pieni di OFFERTE SPECIALI per SETTEMBRE! Agosto glielo SCONSIGLIO perchè è ALTA STAGIONE e gli alberghi COSTANO UN CASINO! Però a SETTEMBRE una settimana in un TRE STELLE a TAORMINA costa come ADESSO un QUATTRO STELLE in ALTO ADIGE! Ma forse a SETTEMBRE lei è già a SCUOLA, NO? IN tal caso nonc'èproblemaperchè..."
"Signorina, veramente io...
"NON ti piace il MARE? Preferisci la MONTAGNA? Alloraforseholacosachefaperte! Aspetta, dov'è che l'ho messo... Ah, ECCOLO! Guarda questo DEPLIANT! Courmayeur... è più un posto da SETTIMANA BIANCA, ma INCANTEVOLE anche d'ESTATE!"
"No, guardi che si sbaglia... io non volevo una vacanza, più che altro mi occorre un mezzo di trasporto per..."
"CERCAVI un' AEREO? Poteva DIRLO subito! Midicadovevolevaandare che mi connetto subito al sito della VOLAREWEB! Sennò ovviamente ci sono un CASINO di COMPAGNIE, ma la VOLARE è più economica... ma se preferisce chessò... la ALPIEAGLES, la MERIDIANA AIRLINES, la AIRFRANCE... o vuole qualcosa di più LOW COST? Ecco, quella è una BUONA IDEA! Solo che c'è il problema dell' OVERBOOKING, vede... a proposito, SA COS' E' l' OVERBOOKING?"
"Si che lo so, ma non voglio un' aereo... mi serviva un biglietto del treno"
La tipa sembra delusa, e mi fa una faccina triste.
"Un BIGLIETTO del TRENO? E BASTA?"
"Si."
"Ah... e per DOVE?"
"Me ne basta uno da 50 km... devo andare a Padova"
"A PADOVA? E che ci vai a fare in questi giorni a PADOVA? Con questo sole dovresti essere al MARE!"
"Non che non mi farebbe piacere, ma i miei detestano il mare. Andiamo tutti gli anni in Trentino. A Padova ci abita mia nonna"
"MA COME... sua nonna non va in VACANZA?"