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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 20:19
martedì, 30 novembre 2004

La zia Anna ha 78 anni, ed è genovese. Come si sa, indipendentemente dalla veridicità dell’affermazione, i genovesi hanno la fama di essere leggermente tirchi e di fare cose tipo incaricarti di andare a giocare per loro una schedina da 1€ mettendoti in mano una caterva di monetine da due cent e ordinandoti di portarle il resto, o roba del genere. Beh, la zia Anna è così. Credo che siano state le persone che l’hanno conosciuta a dare questa nomea ai genovesi, potrei anche fornirne le prove. Che poi a ‘sta roba della tirchieria ligure non ci ho mai creduto, forse perché la prima persona di Genova che abbia avuto il piacere di conoscere, cinque minuti dopo avermi incontrato mi ha schiaffato davanti un vassoio con sei spiedini, una lasagna alla parmigiana e tre porzioni di patatine fritte pregandomi di restare a cena, ma insomma, sono sempre del parere che sia la zia Anna a rappresentare un caso umano.
Che poi non è che questa tizia sia proprio mia zia. In realtà è la zia della madre del marito della sorella di mia mamma, ma siccome salutarla dicendole "Ehi, ciao ziadimadredimaritodisorelladimamma!" non è che sia proprio ‘sta gran cosa, la si chiama semplicemente Zia Anna.
L’ho conosciuta per la prima volta tre anni fa, mentre stavo spiaccicata sulla sedia a dondolo, in quella casa dalle parti di Ventimiglia dove passo a scrocco almeno un paio di settimane all’anno, complici i miei zii burattinai. Me la ricordo benissimo perché prima ancora di dirci "ciao" è entrata trafelata nel giardino dicendoci che nel treno Milano-Nizza un pilota dell’ Alitalia ci aveva provato con lei e le aveva dato un appuntamento davanti al casinò di Sanremo, ed è andata a fregarsi il mio astuccio del trucco, nonostante non avesse la minima idea di chi fossi. Ma insomma, ormai non ci si stupisce più di niente.
Che poi in realtà un motivo per stare proprio lì ce l’aveva, e non si può dire di no. Tre giorni dopo,infatti, aveva appuntamento dal suo chirurgo plastico (tale dottor Tremolet) a Montecarlo, per un lifting totale a viso e decolletè. Si, perché la tipa non è tirchia proprio con tutti…cioè, con trenta milioni ci ha mantenuto la famiglia del chirurgo per tre mesi, eh.
La cosa tra l’altro ha preso pure un lato comico, perché a furia di tirare la pelle, le è anche uscito il suo occhio di vetro, che è stato trovato sotto il cuscino il giorno dopo (quello vero l’aveva perso a quarant’anni, per una cataratta), tanto che il dottore ci ha anche telefonato per chiederci se poteva conservarlo nell’armadietto assieme alle garze.
Allora, stavo dicendo… col pilota dell’Alitalia la cosa non ha nemmeno funzionato. Si sono dati appuntamento al casinò di Sanremo, ma siccome lui è arrivato con cinque minuti di ritardo, non vedendolo arrivare ha deciso che poteva fare qualcosa di più socialmente utile ed è andata a giocarsi la colossale somma di 10€ alle slot machine.
No, dicevo questo perché mi ha appena telefonato per dirmi che non ci vedremo a natale, perché una sua amica l’ha invitata a farsi due settimane in un campeggio nudista a Ibiza. E’ un peccato.
Prevedo un calo di turismo nelle Baleari, nei prossimi tempi.








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categoria : gente strana

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 18:46
giovedì, 25 novembre 2004

Vabbè, tutti sanno come vanno le partite di pallavolo. Cioè, chi non ha visto almeno un quarto di set alle Olimpiadi quest’estate o una mezza partituccia di Mila e Shiro in età meno veneranda? Nessuno, credo.
Che in Tivvù sembra tutto facile, e già ti vedi davanti a una rete tra la folla plaudente a tirare schiacciate e lanci improbabili sul grugno degli sventurati avversari. Però, quando ci provi a lezione di ginnastica ti accorgi che non è poi esattamente una cazzata. Ci facevo caso l’altro giorno, mentre sbagliavo una battuta e la squadra mi ululava dietro parole non proprio soavi. Che la situazione di una squadra di pallavolo di quarta liceo che improvvisa una partita alle otto e venti di un sonnacchioso mercoledì mattina è ben diversa, e i giocatori/partecipanti tipo sono più o meno questi:

  1. il panchinaro. Non gioca mai. Ormai fa parte della scenografia del campo sportivo. Se ne sta lì seduto, a scrivere sms o ad attaccare bottone con quelli che passano. In genere si porta un cuscino, per stare più comodo.
  2. Quello che ha visto Mila e Shiro. In un tentativo di imitare i due ragazzotti giapponesi, arriva a compiere gesti atletici imbarazzanti, quali inciampare sul giocatore davanti dopo una saltellante rincorsa seguita dal vano tentativo di schiacciata all’urlo di "ATTACK!" , infrantasi miseramente nella parte bassa della rete.
  3. Quelli sottorete. Incuranti della partita, approfittano della vicinanza per commentare allegramente le scritte oscene che ci sono sull’asse appendiabiti dello spogliatoio dei maschi, o farsi quattro amichevoli chiacchiere su altri edificanti argomenti a seconda dell’umore. Generalmente dopo trenta secondi la frase "PIRLA, SAI COS’E’ UN BAGHER?" pronunciata dal capitano della squadra li conduce a riportare l’attenzione sul gioco.
  4. Gli schiacciatori. Gli unici che sappiano realmente giocare. Praticano abitualmente questo sport dall’età di quattro anni e sono entusiasti di poter mettere in mostra le loro conoscente pallavolistiche. Quando si accorgono che non riescono ad avere la possibilità di fare un tiro decente perché gli altri sbagliano le ricezioni, vengono colti dallo sconforto e se ne vanno negli spogliatoi a bere un beverone energetico
  5. L’elemento decorativo (altrimenti detto "l’osservatore di farfalle"). Costretto a giocare solo per fare numero, Elemento Decorativo prova il più totale disinteresse per qualsiasi tipo di sport. Passa la quasi totalità del tempo a guardare per aria assorto nei suoi pensieri. Generalmente finisce col farsi sfuggire una palla facilissima davanti al naso, e a dover uscire dal campo per sfuggire all’ira dei compagni di squadra che stanno borbottando qualcosa tipo "SCOTENNATELO"
  6. Il giocatore di calcio. Convinto di essere nel mezzo di una partita a San Siro, Giocatore di Calcio colpisce il pallone a lui diretto esclusivamente con i piedi. Talvolta viene espulso dal campo per aver sciaguratamente colpito l’arbitro con una rovesciata
  7. L’arbitro. Il suo unico ruolo è quello di farsi insultare daglli Schiacciatori per le sue decisioni, qualsiasi cosa faccia. Di tanto in tanto abozza un fischio per segnalare una scorrettezza, ma spesso non sa nemmeno lui quale sia.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:00
martedì, 23 novembre 2004

LA RIFLESSIONE PROFONDA DEL MESE

Se un ragazzo non è mai stato in un centro commerciale il sabato pomeriggio con cinque adolescenti femmine di età (appunto) compresa tra i quindici e i diciotto anni, come può dire di aver capito qualcosa della vita?

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 19:04
venerdì, 19 novembre 2004


Le Giornate Di Merda le riconosci subito. Un po’ come quando ti sta venire l’influenza, che ti gira tutto e starnutisci e sputacchi come un indemoniato, oppure come quando (alle tipe, eh) ti stanno per arrivare "quei giorni", che allora ti piglia una mezza isteria e la gente che ti guarda in faccia ti chiede chi ti ha ucciso il cane. Vabbè, voi maschi prendete solo l’esempio dell’influenza, meglio.
Comunque, pure le Giornate Di Merda ci hanno i loro sintomi. Generalmente te ne accorgi la sera prima, quando ti telefona la dentista per ricordarti che domani ci hai la pulizia e le sigillature ai molari. Eh, non è servito a nulla lasciare il bigliettino con la data della prossima seduta nelle tasche dei jeans e farli lavare a sessanta gradi assieme alle mutande nere e ai calzini bordeaux, è bene che ti ce ne faccia una ragione, cara mia.
E allora lì cominciano a venirti i primi dubbi, ma siccome un indizio non è una prova pensi che non è il caso di prestarci attenzione e vai a fare i cavolacci tuoi. E allora arriva la notte, ed è lì che te ne accorgi. Tardi, ma te ne accorgi. E’ statisticamente provato che la Notte Che Precede Una Giornata Di Merda sia proprio un microcosmo a sé stante, rispetto a tutte le altre notti. E si svolge nella maniera seguente

  1. Tua madre la sera precedente ci ha gli straordinari dell’incazzatura, e tu per istinto di auto-conservazione te ne vai a letto presto
  2. Tu’ sorella decide che preferisce rischiare e NON va a letto presto, ma si mette una cassetta dei Puffi alla TV e rientra in camera sbattendo fragorosamente la porta e urlando "SCUSAMI, STAVI DORMENDO?" (si, tesoro, grazie per avermelo chiesto) proprio quando stavi entrando nella fase REM
  3. Entri nella fase REM soltanto MOLTO più tardi (generalmente dopo le tre) e la fatina dei sogni decide che ce l’ha con te e ti proietta nel cervello un rifacimento dell’"Esorcista"
  4. Quando finalmente hai smesso di fare incubi e cominci a sognare qualcosa di vagamente più accettabile come, che so, tuo moroso/ le vacanze di Natale/ un viaggio in una esotica e costosissima località turistica, ti sveglia tua madre e ti dice che porcaccialamiseria sei di nuovo in ritardo è mai possibile che finisca sempre così guarda che la prossima volta te la fai a piedi perché io non ti accompagno.

Non so cosa ve lo possa far pensare, ma oggi ora adesso in questo momento va proprio così. Giornata Di Merda tipo.




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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:32
martedì, 16 novembre 2004

Che io si pensava a una cosa, si pensava. Cioè, come problema è grosso, si. E non è che ci possa fare niente, e nemmeno posso chiedere consigli perché sennò allora si che mi pigliano per scema, e non è una cosa simpatica, ecco.
Io non ho una firma. Non ce l’ho.
Cioè, ci si pensava stamattina, quando per confermare la mia presenza all’assemblea dei rappresentanti di classe la tizia del consiglio studentesco mi ha messo in mano un foglio spiegazzato e mi ha detto "toh, firma e scrivi la classe". E mi sono trovata in grave imbarazzo, e mi sono venuti i dilemmi esistenziali lì, proprio lì in mezzo alla saletta conferenze. Che allora mi sono fermata a fare riflessioni profonde fino a che l’altro rappresentante della mia classe mi ha strappato la penna dalla mano e mi ha chiesto se avessi visto la Madonna. E alla fine ho fatto come sempre e ho buttato lì un normalissimo "Giulia Xxxxxx" scritto un po’ peggio del solito per farlo rassomigliare vagamente a una firma più che a un’esercitazione in classe, ed è morta lì.
Che ora come ora posso anche cavarmela così, ma arriverà il giorno in cui dovrò fare una firma come si deve. Cioè, metti che domani incontri un regista Hollywoodiano che decide che ci ho proprio l’aria che pensava ci avesse il personaggio principale del suo ultimissimo film, e mi scrittura seduta stante, e divento famosa e tutti mi chiedono gli autografi, che figura ci faccio se invece di fare uno sgorbio come quelli delle firme degli attori ci scrivo a lettere ordinate "Giulia Xxxxxx" che per quello che ne sanno potrebbe averlo scritto pure mi’ nonna?
E se divento davvero una giornalista come mi garberebbe, come posso firmare gli articoli con una schifezza del genere? Con quale coraggio? Si, lo so che quando la stampi sul giornale la firma non si vede perché la scrivi col piccì, ma avete capito lo stesso quello che intendo, no?
Eh, questi sono problemi, gente.






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categoria : vita vissuta eh

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 15:11
sabato, 13 novembre 2004

Evabbè, ci ho riflettuto, su ‘sta cosa. E insomma, qualche idea mi è venuta. Però si sa, di questi tempi non è molto facile trovare lavoro, quindi male che vada potrei ripiegare su alcune possibilità, come dire… poco contemplate dal resto della popolazione. Che so…

  1. Il tizio che vende il mais per i piccioni in piazza S.Marco a Venezia, tra la basilica e il ristorante che sta in quell’angolo che si affaccia sul mare e sulla strada (chiamiamola così) con i giardinetti e i cessi pubblici.
  2. La ragazza-angelo che si butta dal campanile di piazza San Marco a Venezia il giorno di carnevale e fluttua appesa a una corda con tutta la gente sotto che fa "OOOoooooh" e "AAAAaaaah" e "Che beeeeeella" e cerca di guardarle sotto la gonna
  3. La tizia che lavora al Mac Donald’s vicino piazza San Marco a Venezia e che traduce ai commessi quello che dicono i giapponesi che non sanno l’inglese e si lamentano perché la scritta "Mac Chicken del Luxe" non è scritta anche in Kanji
  4. La tizia che raccoglie con il retino le monetine che cadono dalle tasche di chi va a fare Bunjee Jumping e si dimentica di svuotarle prima
  5. La moglie di miliardario (come stato intelligentemente proposto)
  6. La chiromante che da i numeri del lotto su Telealtoveneto dalle 23.30 a mezzanotte e tre quarti ma solo il giovedì, il lunedì e il terzo venerdì del mese
  7. La tizia che suona il camapanaccio a scuola mia fino a che non riparano i fili elettrici che si sono bruciati lo scorso Natale e ricomincia a funzionare la campanella elettronica
  8. L’incaricata che va a corrompere la tizia che suona il camapanaccio a scuola mia fino a che non riparano i fili elettrici che si sono bruciati lo scorso Natale e ricomincia a funzionare la campanella elettronica, da parte di tutti gli studenti del liceo
  9. La tizia che svita i tappi delle bottiglie di minerale alle feste

Semmai, si accettano proposte.

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categoria : vita vissuta eh

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 13:55
lunedì, 08 novembre 2004

Il bello è che da bambini si hanno le idee chiare su tutto. O quasi tutto. Almeno, si hanno le idee chiare sul futuro… provate a chiedere a qualunque esserino under-10 cosa gli garberebbe di fare da grande, e vedrete che vi risponderà con una dettagliata spiegazione circa cosa-quando-perché condita con grandi sorrisi, occhiucci scintillanti, e così via.
Anch’io a quell’età lo sapevo. Dai quattro ai sei anni, dopo aver sentito nel walkman di mia madre quella famosa canzone di De Gregori (si, lo so… ascoltare lo Zecchino d’oro come tutti i mocciosi di questa terra, no?) ero fermamente convinta di voler fare la Donna Cannone. Cioè, io già mi vedevo proprio lì, fluttuante per aria tra le pareti gialle e rosse e sbrilluccicose di un tendone gigantesco con tutta la gente sotto che diceva Ooooooooh, Aaaaaaaah, Madonnasantachebrava e che mi lanciava le rose come ai toreri. Poi mi sono accorta che già mi faceva paura la ruota panoramica al luna-park e allora ho pensato che forse non era la carriera che fa per me.
Allora, dopo che è nata mia sorella, guardandola ululare nella culla dietro il vetro del reparto nido all’ospedale, assieme a qualche decina di altri neonati urlanti, ho pensato che potevo darmi alla puericultura, come le tizie in camicione bianco dall’aria alquanto stressata che gli cacciavano in bocca ciucci e biberon. Poi ho scoperto che gli urletti piagnosi emessi dalla bocca di sorella di cui sopra erano gradevoli quanto una martellata sull’alluce, e anche li ho dovuto tornare sulle mie certezze. In seguito, nei successivi anni sono passata da aspirante astrofisica (naaaa, troppa matematica) ad aspirante tizia-che-legge-le-previsioni-del-tempo-dopo-il-TG, attraverso la classica aspirante-gelataia-in-isoletta-tropicale-sperduta-nell’-oceano, e così via.
Perché sto dicendo questo? Niente, è che oggi ci ho i colloqui a scuola e visto il mio rendimento sicuramente qualcuno mi chiederà con aria molto preoccupata e sarcastica cosa voglio fare nella vita, e se rispondo che mi piacerebbe diventare giornalista come è nelle mie intenzioni sicuramente scoppieranno a sghignazzarmi in faccia e non è un bel vedere.
Oh, beh. In alternativa posso sempre dire che voglio fare quella che vende ai turisti il mais da dare ai piccioni in piazza San Marco a Venezia. O la donna sandwich che fa la pubblicità ai grandi magazzini, come nei film. Voglio vedere, allora. Eh, voglio vedere, voglio.





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categoria : vita vissuta eh

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 15:35
venerdì, 05 novembre 2004

Che poi è ovvio che al blog capiti di pensarci anche quando stai facendo qualcosa che con quello non c’entra una cicca, come lucidare il telecomando o riordinare i volumi dell’enciclopedia. Cioè, io più o meno quattro volte al giorno, quando succede qualcosa, mi dico "Toh, che figata! Questa devo scriverla sul blog!"
Poi, ovviamente, ti metti a fare altro e te ne scordi completamente. Così, quando poi accendi il PC e la pagina di Word appare completamente, desolatamente bianca e c’è quel cagnolino-assistente a bordo pagina (che ti da terribilmente sui nervi ma lo tieni solo perché tua sorella dice che è taaaanto carino) che ti fissa con gli occhiucci tristi tristi, come a dirti "Santo cielo! C’è la possibilità che tu butti giù una frase entro i prossimi trenta minuti? No, perché altrimenti chiedo il trasferimento e vado nel computer di tuo padre, neh?"
Ma è irritante, sapete? Ti fa venire voglia di cestinarlo assieme agli Mp3 dell’ultimo Zecchino d’oro che hai scaricato per tuo cugino. Più lo guardi e più ti fa venire voglia di rispondergli. Così, non ti trattieni più e gli urli dietro:
-SENTI, CICCINO BELLO, LA FINISCI DI FISSARMI IN QUEL MODO? No, perché dai FASTIDIO, sai?
-Parla la grande scrittrice! Ma se sono tre ore che stai lì a rigirarti i pollici… guarda che non ho mica tutta la giornata da perdere dentro la tua pagina di word, sai? Si, perché c’è l’icona di solitario che mi ha invitato da lui per un the delle cinque, e ci avrei di meglio da fare pure io!
-Ah,si? Ma COSA ne vuoi sapere, tu! Non è mica facile scrivere un blog!
-Ah, davvero? Beh, potresti anche risparmiarti la fatica e fare qualcosa di meglio… quanto hai preso nell’ultimo compito di matematica? Non hai da studiare?
-Non sono FATTI TUOI! Piuttosto, caro assistente pulcioso, visto che hai tanto da criticare perché non mi suggerisci qualcosa tu? Sei assistente, assistimi! Così vediamo quanto è facile, dai!
-E che ne so io? Mica sono te, e onestamente di quello che fai m’importa assai.
-VEDI che non lo sai neanche TU?
-Ti sarà successo qualcosa di vagamente interessante, negli ultimi anni… sennò vuol dire che sei un’ameba, e in tal caso tanto vale continuare. Non c’era quella tua amica che ha scoperto che il suo Unico Vero Amore si vuole fare prete?
-Si, ma mica lo posso RACCONTARE in giro… metti che le capita di leggerlo, poi che figura le faccio fare?
-Ma scusa, non avevi detto di avere tante idee, ragazzina, quando sei venuta qui?
-Si, però… le ho dimenticate
-Ah, cose importanti, allora!
-E’ che adesso mi vengono in mente solo cazzate!
-E scusami, amore, perché di solito cosa scrivi?
-Eh, ma quanto siamo pignoli… E poi comunque, anche le cazzate possono avere una loro dignità letteraria, una loro funzione…
-Tipo?
-Eh, chi le legge, poi… può… beh, magari vedendo che c’è gente messa peggio di lui gli sale l’autostima
-Ah, ecco… MOLTO utile.
-Senti, Cicci, lo sai che mi dai sui nervi, te? Guarda che se non la finisci ti sostituisco con il gattino. O con il vecchiaccio. E non puoi nemmeno protestare, perché tanto il Sindacato Degli Assistenti Di Office non l’hanno ancora inventato!
-No, con il gattino no! Tutto ma con il gattino no! Che quelli sono esseri spietati, sai, poi mi prende per il culo fino al prossimo ferragosto...E comunque, non ti devi sentire in dititto di fare quello che vuoi perché la tastiera è tua, perché il dispotismo va contro le fondamentali regole di convivenz…

*CLICK*

Non ci sono più gli assistenti di Office di una volta.























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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:08
martedì, 02 novembre 2004

No, aspettate. Ne ho dimenticato uno fondamentale. Che magari se non lo dico un tipo qualsiasi possibilmente figo e ricco da fare schifo non scopre di essere follemente innamorato di me e non mi regala gioielli e vestiti costosissimi sperando di aver trovato il Vero Amore, ma poi -tatatà, niente colpo di scena- io non gli dico che non se ne fa niente perchè ci ho già il moroso, e non scrivono un libro anche su di me che non divento ricca sfondata e non vissero per sempre felici e contenti. Eh, non si sa mai. Eh, sfido io. Il modo è strano.

10) Nonostante sia quasi in età da pensione (eh, quasi... mancheranno solo una quarantina d'anni o roba del genere), dormo ancora con il peluche. Anzi, i peluche. Per la precisione, sul mio letto trovano alloggio una scoiattola malconcia che mi hanno regalato quando ci avevo nove anni, un orso che dorme che tiene in braccio un orso che dorme, una Hello Kitty di dimensioni ragguardevoli (me l'ha regalata mio moroso e non posso mica lasciarla giù. Certo, non sempre c'è posto per entrambi essendo il lettuccio di larghezza limitata, vuol dire che al massimo vado io a dormire nella vasca da bagno), una tartarughina di Nemo molto ciccina cicciosa che tengo per fare invidia a mia sorella, e a volte ci viene anche un altro orso bruno (si, perchè da piccola avevo deciso che era sposato con la scoiattola e allora ce lo metto perchè le fa compagnia, sennò si sente sola). Ora però non c'è più posto, quindi se qualcuno mi regala altri peluche sono rovinata.

Comunque, cosa c'è di strano? Sono assolutamente convinta che anche Einstein dormisse col peluche. E anche Galileo. E Dante. E Leonardo. E Marilyn Monroe. E Julia Roberts. E Federico II. E Giulio Cesere. E se qualcuno non è d'accordo, me lo dica che gli faccio mangiare l'imbottitura dell' Hamtaro gigante di mia sorella. Ecco.

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