ALLEGRO CONGEDO VACANZIERO DICEMBROSO
Oh, bene. Ho risolto il problemuccio che ci avevo con questo simpatico blogghino giusto sei millesimi di secondo prima di un’allegra crisi di nervi. Vedi te delle volte. E solo perché non sono ieri sera come dovevo, ma tra un paio d’ore perché mia zia ci ha il micetto nero con la diarrea. Ma pensa te.
Ehm… si, dicevo. Offrendovi questa fantastica immagine mentale del micetto con disturbi intestinali, vi porgo i più sentiti auguri di buon anno, ma sul serio. E anche se non ve lo dico mai, grazie per passare di qui e leggere con tenacia tutto quello che scrivo, che scrivere a me m’è sempre garbato parecchio. E baci a tutti.
E magari, se passate, infilateci qui un salutino, che mi fa sempre piacere.
Stellina
(qui sotto, come accennato svariate volte, un paio di post di scorta)
|
\/
LA DENTISTA (act 4/ Last Christmas version)
(continua dal post di qualche giorno fa…)
-Allora, tesoro, quale tovagliolino vuoi? Abbiamo preso questi proprio proprio per le feste, non sono deliziosi?
Allora, Vuoi quello con i Babbi Natali o con i pupazzetti di Neve?
Oh, Dio mio.
-Bene, bene, mi sembri una che preferisce i pupazzettini di neve con lo sfondo rosa, no? Ecco qua!
Dici perché non ho la barba? Oh, beh, fai te. Al peggio non c’è mai fine.
-Allora, aspetta un attimo qui che vado a prendere i guanti. Ci metto un minuto.
Mi rigiro sul lettino, e chiudo gli occhi cercando di percepire nella stanza vicino eventuali ululati di mocciosi urlanti che facciano da sottofondo alla mia seduta di igiene orale. Mi alzo, e appoggio le orecchie sul muro.
"Si, pronto? Ah, è lei signor Rossi? Oh, molto gentile… la ringrazio molto per aver chiamato. Bene, ne approfitto di questa sua telefonate per illustrarle tutte le fantastiche potenzialità del nuovo aspirapolvere prodotto dalla ditta che rappresento… Mi creda, è una favola. Potrebbe regalarlo a Sua moglie per Natale, beneficiando lei stesso della presenza di un tale modernissimo ed efficace congegno, che pertanto non produce alcun tipo di rumore a differenza di… come dice? Ah, ha appena divorziato? Mi dispiace tantissimo. Beh, in tal caso potrebbe regalarlo a sua madre o…"
"SIGNORE, LA PREGO! LEI E’ QUI per TOGLIERSI UN DENTE, mica per TELEFONARE!"
"Si, ma…"
Razza di manicomio.
-Scusa, signorina, cosa stai facendo?- mi chiede la mia dentista, sbucando improvvisamente da dietro con degli agghiaccianti guantini rosa pallido.
-Oh, no, niente… è che… avevo sentito… sa…
-Oh, non preoccuparti. Siediti pure. Bene, brava. E adesso fai "aaaaaah"…
-RGGAAAAAHRG
-Brava, cara. Ancora una po’? Ecco, così. Bene, e ora raccontami qualcosa, dà i… Come sta tua madre? Sono mesi che non la vedo… e tua sorella? Quanti anni ha adesso? Nove? Dieci?
-Hrggg
-Come, cara? No, stai attenta. Così mi ti mangi l’aspiratore… stai ferma, da brava! Ecco, si.
Non ho parole…
-Sei già andata a prendere i regali di Natale? Pensa che io sabato pomeriggio dovevo andare in un centro commerciale a Vicenza ma no che all’uscita dell’autostrada mi tamponano la Cinquecento? Guarda, una cosa che non ti dico, cara… una cinquecento del ’72 distrutta così, che vandali, che FURFANTI! Ah, ma se fossi un vigile…
In autostrada con la Cinquecento di sabato pomeriggio? Ma te devi aver avuto un trauma da piccola, dà i…
-Se fossi un vigile, ti dico… Comunque, in un modo o nell’altro non sono riuscita a prendere niente, e dire che avevo già progettato tutto! A mia sorella volevo prenderci un foulard blu, che lei ci ha sempre il raffreddore e così è la buona volta che non si scopre più la gola, a sua figlia il CiccioBello che dice le paroline, ah com’è carino quel bambolotto…
Oh, madonnasanta…
-A mia madre pensavo di regalare un libro di cucina, ma non vorrei che pensasse che lo faccio perché ai fornelli è negata… oppure un paio di guantini beige veramente carini che ho visto in un negozio del centro… solo che costano un po’. Tu che dici? Boh, magari le prendo il libro e i guantini ce li faccio regalare a mia sorella. A proposito, non me l’hai ancora detto… te li hai già presi i regali? Perché immagino che ne debba prendere tanti… tua madre, tuo padre, tua sorella, le tue nonne, i tuoi cugini… aspetta, quanti erano? Nove o dieci?vabbè, comunque loro. Poi le tue zie, i tuoi zii, le tue amiche e tuo moroso…
Ma due euro e dodici centesimi basteranno? Oh, se facessi veramente un regalo ai miei cugini è la buona volta che svengono…
-Ma perché ce l’hai tu il moroso, vero? Dà i, che lo so io che ce l’hai?
Potrei provare a dirle che sto con William d’Inghilterra, magari ci crede…
-Massì che ce l’hai, sai una signorina così carina…
Adesso le infilo l’aspiratore sulle tonsille…
-Comunque non ti preoccupare,che non ce lo dico a tua madre, faccio la brava, parola di scout!
Tanto lo sa già ...
-Ecco, ora abbiamo quasi finito… ti devo mettere solo queste cose di gommapiuma con il fluoro, e aspetti cinque minuti perché faccia effetto…
Che intendi con "cose di gommapiuma"? No, non quelle, non quell…
-AAAAARGH!
-… e una…
-RRRGHHHRRRR!
-…. E due, brava. Bene, mentre aspetti puoi prendere una rivista, se vuoi
(…)
-Toh, Naomi, come va?
-Ehi, Giulia, ciao! Temevo che non passassi a salutarmi, oggi!
Scusa, sai… cause di forza maggiore…
-Non ti preoccupare. Allora, ti sono piaciute le renne che cantano Jingle Bells mentre ti fanno le otturazioni?
Da morire…oddio, ma a Natale qui è sempre così?
-Dovresti vedere ad Halloween, che carine le zucchette sopra l’acquario!
Ah, ecco.
METTI UN COTECHINO A NATALE
Avete tutti visto, immagino, almeno un film di Natale. Uno di quei lungometraggi dove Famigliola Felice, la mattina del 25, si alza in perfetta sincronia e accordo alle otto precise del mattino, e si reca come un sol uomo sotto l’albero per scartare i regali mentre un profumino delicato di frittelle con sciroppo d’acero si spande per le stanze. E, oh, ecco che dai pacchetti escono costosissimi collier, deliziose case delle bambole, moderni computer e accessoriate biciclette!
Ma insomma, quelli sono film. A casa mia (ma no, vi direte), è diverso. Partiamo dai presupposti di base. Qual è l’elemento che più caratterizza il Natale? L’albero? La neve? I regali? Il pranzo con la famiglia? Ma no, gente, figuriamoci! Cioè, ammetto che questi elementi potrebbero avere una certa rilevanza, d’accordo, ma c’è qualcosa di ancora più caratteristico, a casa mia: l’odore di cotechino con i crauti. Questo è Natale.
Si, perché, insomma, qui capita che dopo essere stata svegliata quattro o cinque volte nell’arco della notte dalla mia adorabile sorellina F., che mi invita amabilmente a recarmi con lei presso il soggiorno per vedere se il gentile signor Natale Babbo si è generosamente ricordato di deporre graditi omaggi all’ombra del sempre molto natalizio Pino Silvestre (di plastica, che credete… che siamo in un appartamento, mica nel parco di Yellostone). Più o meno verso le sette e mezza mi degno di deporre il mio delicato piedino sul pavimento per accontentare la sua volontà (sempre che non l’ammazzi prima, che può essere). Mi stropiccio gli occhi, mi infilo le pantofole, e via che si va. Ed eccoci qui, che appena poso il delicato piedino di cui sopra oltre la soglia della mia stanza, l’aria si riempie di questo aromatico effluvio. Eh, ancora Natale. E qui, mezza intontita dal sonno e mantenendo una calma olimpionica, sfuggendo a mia sorella che si appende alla mia gamba destra per costringermi ad andare nel salotto, cerco di sgambettare fino alla cucina.
-Papà ?
-Eh?
-Che è questa puzza?
-Musetto con i crauti, mi sembra ovvio (N.d.me: non so da voi, ma qui il cotechino si dice comunemente "musetto". I crauti invece… beh, si chiamano crauti. Eh.)
-Alle sette e mezzo del matino, quest’anno?
-Eh, si, sai che dobbiamo portarli dai tuoi cugini per l’ora di pranzo
-Ma l’ora di pranzo è alle 13…
-lo so, ma il musetto ci mette tre ore a cuocere!
-Si, appunto, tredici meno tre fa dieci. Potresti cominciare a cucinarlo tra un paio d’ore e risparmiare i nasi del resto del condominio, no?
-Eh, ma metti che si bruci e che dobbiamo cuocerne altri? Metti che venga a mancare il gas? Metti che…
-Vado ad aprire i regali.
-Ciao.
Non so perché nei film di Natale non cucinino mai il cotechino con i crauti… boh, probabilmente è poco scenografico. Oppure i registi sono vegetariani.
EH, NATALE. SUCCEDE.
Eh, si. Ah, a titolo informativo: io me medesima in persona tra un paio di giorni ci si infila nella macchina dei miei zietti burattinai con destinazione minuscolo paese ligure alquanto lontano da qui e ci si rimane fino, più o meno, al quattro di Gennaio. Quindi magari, domani o dopodomani, passerò di qui e vi lascerò due o tre post che sto scrivendo, una specie di "scorta pro-vacanze" (così, se ne sentiste la mancanza… cioè, voglio dire.). Quindi, nel caso, non ve li leggete tutti subito, che sennò poi non resta più niente.
Nel frattempo, suppongo che sia il caso di mollare qui un po’ di auguri. Quindi, ecco.
Auguri a:
LA DENTISTA (act 3/Christmas version)
(continua…)
CHI L'HA VISTO?
Verso sera. Svogliatamente io nella medesima persona di me, reggendo due sacchetti stracolmi mi appresto ad uscire dalla porta di casa, tutta imbacuccata in sciarpa e giubbotto.
Prelevo il mio mazzo di chiavi dall’apposito gancio, le infilo nella topp…
"AAAAAAAH! Cosa stai FACENDO?"
"Esco, mamma"
"Come sarebbe a dire, ESCI?"
"Deh, madamigella, mi accingo ad oltrepassare la soglia di codesta dimora per…"
"NO, lo so cosa vuol dire che esci! E dov’è che andresti A QUEST’ORA DELLA SERA?"
"Non, è sera, mamma. Sono le sei meno cinque."
"Si, ma il sole è già TRAMONTATO. E quando il sole tramonta, A CASA MIA SI CHIAMA SERA!"
"Va bene, se per te cambia mi porto una pila, tanto per cinque minut…"
"NO, TU NON VAI DA NESSUNA PARTE SENZA AVERMELO DETTO PRIMAAAH!"
"Adesso te l’ho detto, quindi…"
"E POI cosa sono quei SACCHETTI DI PLASTICA? Conosco il mondo, so come vanno le cose! Adesso tu mi dici che vai dalla tua amica, poi intanto ti porti via i tuoi averi più cari e FUGGI senza dirci niente, e noi ci affanneremo lacrimanti a PREOCCUPARCI della tua CRUDELE SORTE, e mentre vagherai in cerca di una casa ogni sorta di MANIACI, LADRI, ASSASSINI si abbatteranno su di te, e…"
"Frena l’ottimismo. Non stavo scappando di casa, stavo solo…"
"Ah, no? Guarda che tu non mi freghi, RAGAZZINA! Su CHI L’HA VISTO dicono che si comincia sempre cos’, si dice <
"MÃ ."
"Si?"
"Tu lo sai vero che fra un anno e mezzo, alla fine del Liceo me ne andrò a Siena all’università ,no?"
"Si, tesoro."
"Lo sai che quindi non abiterò più qui, no?"
"Lo so, tesoro."
"E sai quanto ammonta il totale di soldi che ho nel portafogli?"
"No, a quanto?"
"Due euro e dodici centesimi. E DOVE CAVOLO PENSI CHE POTREI SCAPPARE IN PIGIAMA E CIABATTE A UN ANNO E MEZZO DALLA FINE DELLA SCUOLA CON IN TASCA DUE EURO E DODICI CENTESIMI?"
"Non lo so. Magari scapperai un altro giorno."
"Ecco, appunto. Magari un’altra volta. Ma adesso ti togli da lì che dovrei andare a buttare l’umido e se resta qui ancora un po’ ci va in decomposizione e poi lo possiamo usare solo come mangime per i pesci?"
LO ZIO ANTONIO
Mio zio Antonio potrebbe benissimo essere la caricatura di Indiana Jones. A trent’anni è finito dentro le sabbie mobili in Bolivia, a quaranta è andato in Himalaya e ha raggiunto sull’Everest i settemila metri, a cinquanta ha salvato sul Monte Bianco un’amica che, scivolando, è rimasta appesa a una roccia solo con un lembo dello zaino, e a sessanta ha fatto il giro del Nepal. Adesso ne ha settantacinque e attualmente sta facendo un trekking sull’ Atlante, assieme agli amici dell’ Università degli Anziani.
Si, ai film d’avventura ci potrebbe allegramente sputare sopra se non fosse per un minuscolo difetto che è la sua spiccata propensione a perdersi.
Un mese fa ad esempio è andato con la sua compagnia del CAI (Club Alpino Italiano) a Padova, per una gita coi colli Euganei. Che insomma, è capitato che lui dopo aver scarpinato un po’ con la restante simpatica gente, in Prato della Valle (che per chi non lo sapesse è la piazza principale) al momento di prendere l’autobus per raggiungere un’accogliente ristorante su sopracitati rilievi, si sia attardato un attimo per prendere un bicchieruccio di vino in un bar che gli ispirava, per così dire, simpatia. Così la truppa è partita senza di lui, e il parente si è visto costretto a chiamare un taxi.
-Buongiorno, signore, dove la porto?
-Sui Colli Euganei, per piacere!
-Ma sui Colli Euganei dove?
-Eh, non so gnanca mi!
-Mi scusi, ma lei esattamente dove doveva andare?
-Iero prima coi me amici e dovevimo andare in un posto, ma me so desmentegà el programa!
-E che posto era, questo?
-Ah… non so… un ristorante, me pare
-Ma lei sa quanti ristoranti ci sono in tutti i colli Euganei?
-Diese? Quindese?
-Ecco, magari qualcuno di più.
-Pasiensa! Provemo a passar par tutti, prima o poi ghe ‘rivemo!
Ci ha telefonato il coordinatore della sua compagnia alle undici di sera dicendo che l’avevano trovato in un commissariato del veronese, mentre chiedeva se avevano per caso visto un gruppo di ottantanove ultrasettantenni diretti in una trattoria, visto che ormai dovevano aver già consumato gli antipasti. Abbiamo dovuto farlo riportare indietro dal tassista che, in seguito a tutte le peripezie si è trovato in tasca la ragguardevole somma di euro trecentoventicinque, che si sa, da Padova a Verona passando per i colli ci vuole la sua strada.
Ma lui non ci fa caso e continua a raccontarci le sue storie così. L’ultima volta che l’ho visto ha detto che tutto sommato non gli dispiacerebbe essere rapito perché comunque è un’esperienza nuova, e che in fondo coi rapitori ci farebbe delle belle partite a tressette. Ho anche provato a spiegargli che i rapitori non sono tipi che per colazione ti servono il caffè a letto con la correzione di grappa di mirtilli che scrocca sempre al mio legittimo genitore, ma tant’è.
<
<
Piccoli casi umani di vita quotidiana. Eh.
Ah, beh, spero che non abbiate problemi con il dialetto veneto. No, perchè nel caso, affari vostri.
IL CELLULARE (act 2)
Domenica, ore 18. Una Opel Vectra bianca contenente numero quattro individui di cui vi lascio immaginare l’identità si avvia lungo una strada lunga, stretta e in salita per raggiungere la cima di una delle montagne dell’alto vicentino, immersa nell’oscurità .
MADRE: AAAAAAAHHHH…. O., rallenta, non vedi che rischiamo di finire di sotto?
PADRE: Non potrei rallentare neanche volendo, stiamo andando ai 15 all’ora.
M: Si, ma… E’ BUIO! Non c’è nessuno! La strada è scivolosa! Se precipitassimo nel dirupo non se ne accorgerebbe nessuno, e la polizia vagherebbe per giorni alla ricerca dei nostri cadaveri e non li troverebbe perché sarebbero immersi nella più fitta boscaglia, e con questo fredd…
P: GIULIA, TESORO… senti, dammi una tua opinione… pensi che incontreremmo uno Yeti nei prossimi 500 metri?
GIULIA (leggasi:me): No, PÃ .
P: Pensi che questa sarà l’ultima giornata della tua vita, e che moriremo tutti dopo un volo di svariate centinaia di metri e che la polizia troverà i nostri cadaveri quando saranno irriconoscibili e putrefatti?
G: Mmmmm… no, non lo penso
P: E credi che lo spuntone di roccia che c’è sopra di noi si staccherà seduta stante spiaccicandosi sopra le nostre teste ponendo così una tragica fine alle nostre esistenze?
G: Guarda… analizzato attentamente l’allineamento dei pianeti e considerato il volo delle rondini… no, non credo.
P: Bene, allora, visto che tu non sei assolutamente convinta che moriremo tutti prima di sera, potresti venire qua davanti al posto di tua madre, che se dice ancora una parola potrei andare in crisi di nervi e fare qualcosa di cui potrei pentirmi?
G: Se dici.
M: Si, BRAAAAAVIII… fate gli spiritosi, voi… ma se poi ci succede qualcosa non dite che io non ve l’avevo detto, perché…
SORELLA: Mamma, per favore…
M: IIIIIIIIIH, chi me l’ha fatto fare di venire qui, sulle montagne impervie, a quest’ora di notte con la strada che sta per ghiacciarsi e…
G: Sei stata tu, mamma. Hai detto che sarebbe stato carino andare a trovare tuo fratello, visto che non lo vediamo da tre mesi.
M: Si, ma io intendevo…
P (tra se): *narcotizzatela*
M: Va bene, VA BENE. Allora facciamo così. Io prendo il cellulare, compongo il numero dei carabinieri e lo lascio lì pronto nel caso ci succedesse qualcosa. Così poi sono tranquilla e voi la finite di rompere.
P (tra se): *narcotizzatela*
G: Mamma, ti sembra il caso?
M: ECCO QUA! Fatto! Adesso metto il cellulare in tasca, e siamo a posto.
Cinque minuti dopo…
*BRIIIIP…. BRIIIIIP…. BRIIIIIIP*
M
: Pronto?*CLICK*
IL CELLULARE
-Giulia! Hai visto? HAI VISTO! E poi tu dici che non sono moderna!
-Mmmm… cosa?
-Mi sono comprata un CELLULARE NUOVO! Guarda qui… che ne dici?
-Mamma, ma ti vai a prendere questo modello pieno di tasti che tu già fai fatica a usare il telefono normale… ma perché? Non potevi prendere un Nokia come quello di papà , che con quello ci arrivi anche tu a capire come si fa a chiamare?
-NON TI PERMETTERE, sai? Ma che mi hai preso, per un incapace?
-Non ho detto questo, ma…
-MA COSA?
-Mamma, due anni fa hai svitato l’antenna del cellulare vecchio perché dicevi che era scomoda e quando è arrivato il tecnico ha chiesto chi poteva essere l’idiota che…
-Si, si, ma era un MODELLO VECCHIO… e con ciò? Nelle istruzioni mica c’era scritto che non si poteva!
-Si, ma si presume che...
-NON DIRE NIENTE! E comunque da allora mi sono aggiornata anch’io? Vedi, ce l’ho da stamattina e ho già imparato ad aggiungere i numeri nella rubrica, sai? Vedi, se voglio metterci il tuo, basta che vado qui e…
*TRRRRRRRR TRRRRRRRRR TRRRRRRR*
-AAAAAAAAAAAH! COS’E’ ‘STA ROBA? STA SCOPPIANDO TUTTO?
-No, MÃ . Hai appena messo la vibrazione.
-Ah. Senti, allora, non è che me lo puoi sistemare tu? Io adesso dovrei… ehm… stendere la biancheria. Che in questa casa non fa mai niente nessuno, ecco.
Lo so che avevo promesso al mio assistente di office che non ve ne avrei parlato perché sono cose private e la mia amica F. potrebbe anche non gradire, però mi è venuta, come dire… voglia… voglia… di spettegolare, ecco. Che insomma, non succede mai niente, e c’è pur bisogno di parlare di qualcosa, no? Cioè, se preferite potrei raccontarvi del funerale del pesce rosso di mia sorella avvenuto ieri pomeriggio, ma penso che si possa anche evitare e che quindi vi tocchi sorbirvi quest’altro discorso.
Allora, provate a visualizzare la situazione: sabato sera, pizzeria, riunione tra amiche. Cinque ragazze diciassettenni, mentre sbranano una margherita abbondante mozzarella, approfittano del momento per aggiornarsi sulle ultime, importantissime, personali novità . E secondo voi di che cosa potranno mai parlare in un momento come questo? Le ipotesi sono le seguenti:
Lo so che non è che non è che questi argomenti siano chissà quanto profondi, ma sapete com’è, è sabato sera e non è che ci si ammazzi per partecipare a brillanti conversazioni sulla fisica nucleare.
In particolare in quel momento stavamo sviscerando un colossale problema che occupava da giorni i pensieri di questa mia amica, problema che in parole povere si impersonava nella figura di M, affascinante esemplare di ragazzo che F. aveva individuato nel secondo banco a partire da sinistra della chiesa del suo paese, durante la messa domenicale. In seguito a rapida consultazione della compagnia, si è deciso che, siccome il tipo non dava segni di accorgersi della colossale cotta di F. né del suo abbagliante fascino, la ragazza doveva provare a buttarsi e a farsi notare da lui in un qualsiasi modo.
Insomma, dopo miliardi di messe domenicali in cui la povera F. fece ricorso a tutti i capi più indiscreti del suo guardaroba, talvolta ai limiti della decenza ecclesiastica, non riuscì comunque a cavare ragno dal buco, e decise di fare il grande passo e, da brava Donna Emancipata, invitarlo al cinema.
Bene, ragazzi, a questo punto vi farei un appello.
Quando una ragazza, simpatica, in gamba e pure carina, con un simpatico top rosa e una minigonna di jeans messa apposta per fare colpo vi chiede di uscire, anche se l’aspirazione della vostra vita è diventare Arcivescovi di Venezia non rispondetele che non potere andare al cinema con lei perché volete farvi prete. Voi magari non ve ne rendete conto, ma è una cosa veramente cattiva da parte vostra, sapete?
Piuttosto inventatevi qualcosa tipo che non potete andarci perché dovete andare in posta a pagare le rate dell’enciclopedia o che vi è appena morto il cane, ditele persino che vi siete appena messi con una bionda top-model californiana bellissima e ricca sfondata, ma non ditele che volete farvi prete. Davvero.
Beh, l’altro ieri M. è entrato in seminario e vive in una specie di convento che c’è a tre chilometri da casa mia, e ha detto a F. che d’ora in poi dovremo chiamarlo Padre Celestino.
Non si può, gente. Veramente non si può.
(però a pensarci bene se un tizio che non mi piace mi chiede di uscire potrei prendere in considerazione l’idea di rispondere di no perché il mese prossimo sarò eletta Papa e sono incinta dello Spirito Santo. Magari lo faccio.)