(e in seguito alle Confessioni del Post Precedente, giusto per non andare troppo fuori tema…)
CARO DIARIO...
Generalmente le Aspiranti Adolescenti quali me medesima all’epoca, cominciano a tenere un Diario verso i 12 anni. Perlomeno, codesta fu la mia personalissima esperienza.
Però la scelta è stata meditata, eh, mica presa così a cuor leggero. Il fatto è che all’epoca ci avevo il periodo dei romanzetti rosa preadolescenziali che narravano delle tormentate&eccitanti vite di tredicenni NewYorkesi possibilmente orfani di uno o più genitori, divise tra coprifuoco serali imposti da Parenti Crudeli, shopping con Amiche con evidenti problemi psicologici e vagonate di inviti a feste&discoteche provenienti da coetanei maschi generalmente ricchi et fighi alquanto. Si, so cosa state per dire… non fatelo. Ognuno ci ha le sue debolezze, perdonate.
Comunque, stavo dicendo, dopo aver letto decine di quei libretti, ho pensato che così come le colleghe coetanee Tredicenni NewYorkesi magari anche io si poteva tenere un diario in cui narrare i più eccitanti episodi della mia emozionante vita. Che poi magari da vecchia l’avrei fatto leggere ai nipotucci che sarebbero rimasti a bocca aperta leggendo le avventure giovanili della sottoscritta e avrebbero detto "uh, ganza la nonna!", o roba del genere.
Fu un’impresa destinata al fallimento prima di cominciare. Si, perché nella foga del momento non avevo tenuto conto di un paio di essenziali pre-requisiti che venivano inesorabilmente a mancare, e cioè i seguenti:
Da ciò si può ricavare che le mie brillanti narrazioni biografiche quotidiane suonavano più o meno così:"Caro Diario, oggi sono andata con la mamma a compare due copricuscini nuovi ai grandi magazzini, perché quelli che avevamo sugli sgabelli della cucina erano molto rovinati. Lorenza mi ha chiesto se domani vado a casa sua a farei problemi di matematica. Io le ho detto di si. La settimana prossima ci sono le pagelle, e la nonna mi ha detto che visto che dovrei avere tre ottimi e sono brava mi da cinquemila lire.
Stasera io e mia sorella abbiamo avuto una lite perché lei voleva le mezze penne al sugo mentre io preferivo gli spaghetti. Poi si è messa a piangere, e allora l’ho lasciata decidere.
Fuori piove ancora, ma spero che domani torne il sole. Ciao diario da Giulia."
Non lo trovate estremamente emozionante?
(E sempre per dare quel tocco di interattività che fa pure molto figo, voi per caso tenete/avete tenuto/vi è mai passato nell’anticamera del cervello di tenere un Diario altresì edificante?)
Allora, intendiamoci da subito. Con il termine "fissazione" in questo post intendo… avete presente quelle manie assurde che capita di farsi venire? Un incrocio tra superstizioni e piccoli gesti rituali, che detto così sembrano quasi cose serie tanto che uno potrebbe pure pensare "ah, però!".
Ecco, io le mie ce le ho sempre avute. Che so… da piccola, ad esempio, quando volevo che succedesse qualcosa, tenevo perennemente le dita incrociate. E fin qui.
Poi c’è stato un periodo in cui subito dopo aver finito di parlare sbattevo tre volte le palpebre, e non mi chiedete perché che non lo so. Tanto che la maestra mi guardava pure con aria strana chiedendomi se ci avessi sonno.
Verso la quinta elementare m’è venuta la mania di lavarmi le mani prima di uscire di casa. Poi, in prima media, quella di toccare il pavimento con l’indice (ma rigorosamente quello della mano sinistra) prima di uscire da un abitazione. Evabbè, sono cose che comunque con un po’ di abilità puoi riuscire a non far notare, ergo a non farti passare per una deficiente.
Le cose si sono fatte interessanti quando m’è presa l’idea di dover saltare le strisce rosse del pavimento della mia ex-scuola. Divertente da morire, per chi mi vedeva. Sembravo una che si doveva allenare per il salto triplo (o una che ha appena posato le graziose natiche sulla brace incandescente, a seconda delle interpretazioni).
Indi, talvolta mi prendeva di dover fare il gesto di cui sopra di cover toccare il pavimento così, all’improvviso, tanto che quando qualcuno mi chiedeva se fossi scema dovevo fingere di aver fatto cadere delle monetine.
Poi mi sono aggiornata. Invece di toccarlo con l’indice, prima di andare a letto, ho cominciato a farlo con l’orecchio sinistro, come gli indiani che ascoltano la terra (soltanto che dato che non siamo nelle praterie ma al terzo piano di un condominio la cosa appare vagamente stupida).
Ma il mio apice, il mio non-plus-ultra della fissazione è stato tre o quattro anni fa, quando il capo dei miei neuroni ha deciso che prima di posare la testa sul cuscino dovevo compiere le seguenti azioni:
-Entrare nella stanza saltando con la gamba sinistra le prime tre mattonelle del parquet.
-Chiudere la porta con la corrispondente mano.
-Toccare in sequenza la sedia del comodino, i due manici del cassetto della biancheria, la maniglia della finestra, e il pavimento prima con il piede poi con l’orecchio
-Salire la scaletta del letto a castello partendo con il piede destro
-Toccare il lampadario e di nuovo la maniglia della finestra (ma da sopra il letto), e la lettera "G" di legno che compone il mio nome sull’armadio
-Spegnere la lampada con la mano sinistra, dopo aver toccato con lo stesso piede il piolo più alto della scaletta.
Un bel giorno però accadde che mia madre, che per puro caso si era affacciata alla porta della mia stanza mi vide durante questo simpatico rituale maniacale, facendo notare la sua presenza richiamando la mia attenzione con un sacrosanto "ma te sei diventata scema". Da allora ho smesso.
Ora l’unica fissazione rimasta è quella di toccare la più grande delle stelline brillanti appese al soffitto prima di dormire. Ma insomma, questa me la dovete concedere, tanto più che conto di cancellarla prima dell’anno prossimo.
Si pregano i gentili Lettori di non rivelare il contenuto di questo post alle seguenti persone: mia madre, mio padre, mio cugino, le mie amiche, mio moroso, i miei Illustri Insegnanti, le autorità competenti, lo psicologo della mutua, la neuro. E magari, a cercare di considerarmi non troppo mentalmente instabile, visto che ero giovane&inesperta. E poi ve l’ho detto che non lo faccio più.
A proposito, voi ne avete di idiozie mentali simili? No, nel caso magari potreste spifferarmelo nei commenti. Mica lo dico a nessuno.
BEAUTIFUL (segue dai post del 5/09 e dell'8/10)
Classe in fondo al corridoio, ore 10.10. Lezione di fisica.
Illustre Insegnante: Non è facile, ragazzi, avere una stessa classe per otto ore settimanali di lezione, come succede a me
Un Tizio In Primo Banco: Oh, ma non si preoccupi, professore, noi la amiamo
I.I: Si, ma io però non amo nessuno. (Pausa. Sguardo perso nel vuoto, espressione assorta stile Johnny Stecchino quando dice "mia madre"). Anzi, no, una persona c'è...
(Si allontana dalla cattedra con una teatrale uscita di scena per ritirarsi in sala insegnanti, dove l'aspetta a braccia aperte la sua novella sposa, nonchè insegnante di Lettere della Sottoscritta)
Lo so che magari non ve ne frega niente, ma...ma... è romantico, ecco.
E comunque è per far sapere a quelli di Incantesimo 5 che sono dei minuscoli dilettanti. E poi il blog è mio e ci scrivo quello che voglio. Oh.
Bene. Allora, gente, ho scoperto un po’ di leggi dell’universo. Ecco, così perché lo sappiate. Che insomma, quando non ci si ha niente da fare (cosa che ultimamente accade spesso), capita di dirsi "che, cervello, oggi ti fa di riflettere sulle leggi dell’universo?". E così succede. Però sapete cosa? Temo siano cose un po’ soggettive. Voglio dire, lo so che le leggi dell’universo in quanto tali dovrebbero essere… come dire… universali (eh, lo dice la parola stessa… sfido, io), ma non lo so se valgono proprio per tutti. E qui mi trovo un po’ divisa. Perché per valere sempre valgono sempre, però temo che alcune valgano solo per me. Ad esempio la numero uno… può essere una legge universale, e qui va bene, però non so se ai maschi ad esempio frega qualcosa. E non ho nemmeno uno straccio di prova certa che valga per tutti. Però per me vale sempre. Quindi è una Legge Dell’Universo Mia Di Me.
Cosa stavo dicendo? Ah, si. Immagino che a questo punto vogliate saperle, no? (siiiiiiiiii) Bene, allora ve le dico. Se proprio insistete. Però questa è una cosa seria, quindi ci vuole una forma stilistica appropriata… in fondo solo Leggi Dell’Universo, anche se un po’ soggettive. Mica barzellette. Quindi le metterei in maniera un po’ scientifica, stile teorema, che fa anche più figo.
Leggi Universali Mie Di Me
Legge Numero Uno (TEOREMA DEL MAKE-UP): Quando (in circostanze fortuite o sciaguratamente casuali) un cofanetto di trucco, cadendo da sopra la lavatrice (dove giace abbandonato nel corso della giornata) subisce una colluttazione col pavimento che provoca l’apertura dello stesso, l’unica parte del contenuto che si sgretola e si disperde a terra è il tuo ombretto preferito.
Legge Numero Uno/B (POSTULATO DEL TEOREMA DEL MAKE-UP): Quando (in circostanze fortuite o sciaguratamente casuali) un cofanetto di trucco, cadendo da sopra la lavatrice (dove giace abbandonato nel corso della giornata) subisce una colluttazione col pavimento che provoca l’apertura dello stesso, è sabato.
Legge Numero Due (TEOREMA DEI LICEI CONFINANTI): Quando i ragazzi del liceo Scientifico confinante con il tuo decidono di fare sciopero e vengono sotto la finestra della tua classe urlando osservazioni riassumibili nell’espressione "branco di sfigati" ,te stai facendo compito.
Legge Numero Tre (TEOREMA DELL’OSPITALITA’): Quando ti capita lo scambio culturale e arriva da Stoccarda la ragazza con cui dividerai la tua incasinata stanza per una decina di giorni molto cosmopolìti, ti si blocca l’ascensore mentre state salendo verso il vostro appartamento.
Cioè, non so se mi spiego.
INFORMAZIONI RISERVATE
Il genitore se l’è squagliata ieri nei Picchi Desolati abbandonando la restante parte femminile qui, nella mia casuccia con sfondo quartiere nebbioso&nevicoso, per farsi un paio di giorni ramingo et solitario approfittando di quel gran santo del Santo Patrono che sarebbe poi domani.
Sera, davanti alla mia ultima opera culinaria (spaghetti in bianco), si parla del più e del meno, squilla il telefono, afferrato da mia madre con i riflessi di una faina perché ragazze poi il trillo è rumoroso e da fastidio ai vicini e quindi bisogna rispondere presto.
-Pronto? Ah, Orazio. Si… no, qui tutto bene. Nevica da oggi all’una e sono passata a prendere F. da pallavolo un’ora prima perché le strade stavano diventando bianche e mica potevo andare io a sciogliere il ghiaccio con le bustine del sale dell’autogrill. E tu? Fa freddo? Ma ti sei preso la felpa di pile, no? Aha. Hm. Hm… si. Spaghetti, che tua figlia maggiore aveva fame e ha cucinato lei. Tu? Non sei a casa, ancora? Come? E perché? No, questa me la devi spiegare… COME, CINQUE PUNTI? Ma PERCHE’? Ah no, questa mi giunge davvero nuova eh… ma stiamo scherzando? Si ma dài, pure te… cioè, bisogna essere proprio… si, va bene. Non dire più niente. Ciao, ciao. ‘Notte.
-Allora, che dice papà?
-Che i vigili gli hanno tolto cinque punti dalla patente.
-E che ha fatto?
-Fotografava gli stambecchi senza le cinture.
-In che senso, scusa?
-Oh, se ne stava sulla strada che porta al rifugio T. perché gli sembrava di aver visto uno stambecco, è rimasto lì quattro ore e mezza per vedere se lo vedeva e poi è passato un carabiniere che è parente di quello del rifugio e gli ha tolto cinque punti perché era senza le cinture. Ma mi raccomando, non andate a raccontarlo in giro, che poi ci fa solo una figura da pirla.
Oh, vabbè. Facciamo che lo sapete solo voi.
LA PAGELLA
Ehi, gente, lo sapete che mi sono proprio stufata? Ma intendo proprio stufata molto molto, ecco. Voglio dire, nessuno è perfetto, e non è che il mio liceo sforni proprio premi Nobel a palate… Quindi, se la preside non la finisce di guardarmi con aria di compatimento ogni santissima volta che mi dà solennemente quella cartaccia potrei anche alzarmi e, con tutto l’atteggiamento ossequioso a lei dovuto, rigarle in tutto rispetto la sua Fiat Uno color pipistrello. Perché insomma, quando ci vuole ci vuole. O no? Allora, sentite, facciamo così… facciamo risparmiare le energie ai professori, e la prossima pagella me la scrivo da sola, che tanto quando ci si mettono loro riescono solo a tirare fuori un paio di frasi fatte che devono essere interpretate allegoricamente più o meno con gli stessi criteri di cui parlava Dante Alighieri, o giù di lì.
Allora, vediamo un po’…
Carissimi signori Xxxxxx,
Vostra figlia presenta più o meno le stesse attitudini scientifiche del nostro gatto quando rantola aiuto perché ci siamo dimenticati di versagli il latte nella vaschettina dei Frieskis, pertanto i suoi neuroni tendono a rimuovere ii concetti di "disequazione goniometrica" in una maniera che neanche il carro attrezzi sotto casa nei momenti migliori, vi dico. Il Consiglio di Classe, durante l’ultima riunione, ha elaborato unanimemente la proposta di un cambio di indirizzo, ma la Vostra ragazza in questo senso ci ha anticipato meditando un trasferimento in Himalaya dove dedicarsi a una folgorante carriera di sherpa da attuarsi possibilmente prima della consegna di questo foglio.
A dire la verità non ci spieghiamo mica benissimo come mai durante i compiti di matematica non ne azzecchi una neanche a darci soldi, perché in fondo non ci pare mica poi così scema, sapete… pertanto, dopo una lunga discussione ci siamo trovati d’accordo nel riporre questo nostro interrogativo tra i dubbi esistenziali, e poi si vedrà. Comunque, se vi può consolare, abbiamo notato in vostra figlia una singolare particolarità: attualmente ci risulta l’unica studentessa in tutto il liceo ad aver imparato a memoria metà del quinto canto dell’Inferno di Dante Alighieri. Siamo ancora qui a chiederci il perché, ma è comunque meglio di niente.
Cordialmente, il Consiglio di Classe
L’INTERVISTA (Che anche gli assistenti di Office ci possono avere la vocazione giornalistica, eh)
-Salve, canide! Allora, mi auguro che tu ti sia preparato qualche domanda linguisticamente ed eticamente accettabile… Che di tempo te ne ho lasciato, neh.
-Ma tu sempre ci metti cinque giorni a svuotare la lavastoviglie?
-Fai poco lo spiritoso, te, e non cambiare discorso. Allora, sei pronto?
-Oh, si, prontissimo. Ho messo a punto di quei quesiti intellettualmente validi e sofisticati che neanche quelli del Tiggì delle 20.30 riuscirebbero a fare di meglio!
-Me lo auguro. Bene, possiamo cominciare
[Modalità intervista]
[/modalità]
RIUNIONE DI FAMIGLIA
Un sonnacchioso pomeriggio invernale. Giusto per non trascorrere il resto della giornata dediti al solito passatempo di guardare i pesci girare nell’acquario, si decide di fare un visitina a casa di nonna (come dire, la vita sociale).
L’appartamento della madre di mia madre è un po’ come la stazione del mio paese a ferragosto: gente che entra, gente che esce, gente che porta qualcosa, gente che passa a prendere qualcuno… La simpatica famigliola di mia madre è un po’ così… sono sei fratelli (tre maschi, mia madre e due gemelle) con rispettivi coniugi, ex coniugi, fidanzati, figli di fidanzati, e figli legittimi (i miei cuginetti: undici, tutti maschi di età compresa tra i quattro e i diciassette anni), zii, suoceri, varie ed eventuali. Che insomma, capirete che alle riunioni familiari da me non è che proprio ci si annoi. Che poi, i componenti di suddetto parentame sono tutti un po’… particolari, ecco. Non saprei come spiegarlo.
Per esempio, l’altro giorno, stavo allegramente passeggiando con la mia amica E.,quando ci capita di passare proprio davanti la casa di nonna. Che allora, essendo lei amica di vecchia data e avendo già avuto ampiamente modo di conoscere i miei simpatici parenti di sangue, ci si dice che sarebbe stato carino da parte nostra porre le nostre delicate dita sul terzo campanello a destra e fare un salutino. Così, almeno per edicazione. Quindi si suona, si fanno quelle tre rampe di scale che si devono fare, si arriva alla porta. Cautamente, apro.
Davanti a me, l’incerta visione di cugino con ampia chioma rasta, rantolante per terra con in mano qualcosa di pericolosamente simile a un uncinetto. Sguardo perplesso. Non faccio nemmeno in tempo ad avvicinarmi cauta per indagare sulla faccenda, quando suo fratello S. sbuca da dietro una poltrona e ci trascina fuori dalla stanza.
Noooooo… lasciatelo stare! Si è cimentato ieri in un tentativo di imitazione di Bob Marley, ma i dreadlock gli sono venuti male e ora sta cercando di arricciarseli con i ferri da calza.
Altro sguardo perplesso. Dalla cucina proviene uno strano suono di canzoni stonate per bambini, cantate dall’inconfondibile voce dei miei zii burattinai. Li trovo seduti sopra il tavolo, che stanno cercando di far ballare il gatto.
"Il caffèè della Peeppinaa noon si beeve allaaa mattinaaa nèèè col latte nèèèè col tèèèè, ma perchèè perchéè perchèèèè?"
Faccio lentamente capolino dalla porta.
-Scusate?
-Giulia, amoreeee! Ciao! Ciao, E.! Come state? Oh, noi si stava cercando di trovare l’ispirazione per il nostro prossimo spettacolo… Avevamo pensato di tentare una parodia dello "Zecchino d’Oro" in chiave ironica da sottoporre a un pubblico in età scolare che va fino ai 10 anni… Potrei far vestire Max da Mago Zurlì, perché con le sue gambette sottili renderebbe moltissimo l’idea, e fare in modo che…"
Oddiosanto. Sbircio in direzione di mio zio Max, che ha smesso di far ballare il gatto e mi guarda con aria affranta, sillabando qualcosa di pericolosamente simile a un "piuttosto mi concio da Platinette."
Una mano mi afferra la spalla.
-Giulia, sei quiii! E’ da un po’ che non ti fai viva!
-Oh, zio L…
-Ehi, l’hai sentita l’ultima novità ? Ho deciso che l’anno prossimo me ne vado in pensione e lascio l’insegnamento della storia dell’arte per trasferirmi per un po’ a Creta!
-Cr… Creta? E che ci faresti tu a…
-Oh, il mio ex suocero mi ha chiesto se vado lì in spedizione con lui perché ha letto su un libro che lì crescerebbe una sorta di erba magica che fa curare il diabete! Così andremo li a cercarla e se la troviamo potremo venderla alle cause farmaceutiche e guadagnare miliardi! Saremmo su tutti i giornali e magari ci darebbero pure il Nobel, e…
-L.?
-Si?
-C’è la nonna?
-No, è al Ristorante con tua zia C.
-Oh, bene. Noi andiamo perché abbiamo da fare. Ci si vede.
-Ma aspetta… tu verresti a Creta con me alla fine del Liceo? Può venire con te anche E… sarebbe istruttivo, pensate che…
-Ciao, zio!
Usciamo, come se niente fosse, e camminiamo per un po’ in silenzio. E. mi guarda.
-Ma Giulia… mi toglieresti una curiosità ?
-Si?
-Ma voi esattamente, cosa bevete alle cene di famiglia?
AUTOBIOGRAFIA
Oh, mi sono accorta, ragazzi miei, che di me voi non sapete proprio niente (o quasi, almeno), quindi facciamo che questo post è la mia autobiografia. Come nei libri, che nel retro copertina ci si trova sempre la vita dello scrittore, giusto per sapere un po’ chi è. Quindi, credo che sia il caso che faccia anch’io il mio retro-copertina e vi dia qualche notizia sulla sottoscritta:
Giulia nasce nell’autunno del 1987 in un pomeriggio di quelli nebbiosi e grigi che non riesci a vedere dalle finestre nemmeno il tappetino con su scritto "welcome" davanti alla porta, in un ospedale del trevigiano ora abbattuto per farci posto a un parcheggio, o roba del genere (non me lo sto inventando, eh… questa è un’autobiografia seria, che credete?), figlia di due agenti di assicurazioni residenti in una nota cittadina dell’alto vicentino, dove attualmente vive. Da piccola comincia a presentare qualche curiosa caratteristica, come il fatto di trascorrere il tempo libero consultando cartine geografiche, che la affascinano moltissimo, e guardare le previsioni meteorologiche dopo il telegiornale. Alla stessa età , possiede l’inconsueta capacità di riuscire a indovinare quale giorno della settimana sarà in qualunque momento degli anni futuri, di cui va molto orgogliosa e fa sfoggio con gli adulti inseguendoli ovunque per informarli che il 2 marzo 2007 sarà venerdì. Purtroppo, con il passare degli anni, Giulia perde questa sua particolare dote e ora è già tanto se si ricorda che domani è lunedì.
Frequenta con brillanti risultati la più grande scuola elementare della sua città , e le scuole medie, continuando ad ottenere gli stessi ottimi risultati scolastici. Giunge così alla scelta di iscriversi ad un famoso liceo Scientifico veneto, dove però scopre di non essere poi ‘sto granchè in Matematica e nelle materie scientifiche e dove adesso, ormai al quarto anno, ha stabilito che sarebbe il caso di tirare avanti il meglio possibile perché farsi bocciare in quarta non è che sia esattamente una cosa simpatica, e sapete com’è.
In realtà sono una di quelle persone di cui non ci si accorge, vedendole passare per strada, anche perché ci ho una timidezza cronica da sempre che solo da un po’ mi riesce quasi di vincere. Per questo, la cosa migliore è avere la pazienza di parlarmi per primi, perché poi possa parlare anch’io. Però mi piace far ridere la gente che mi circonda parlando di me e di tutto il resto, perché sono dell’idea che al mondo ridere è la cosa migliore che c’è.