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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 15:52
martedì, 31 maggio 2005

TUTTE LO AMANO, TUTTE LO VOGLIONO

Avete tutti dei parenti, immagino. Vicini, lontani, giovani, vecchi, pochi o tanti che siano. In particolare in quest’ultimo caso (leggasi: quando sono più di tutti gli alunni di due classi di liceo messi assieme), potete immaginare come vadano le Riunioni di Famiglia. Riunioni di Famiglia che si possono presentare sottoforma di compleanno di qualcuno, di fesività assortite, di pranzi di natale, di pizzate all togheter & via dicendo. Praticamente l’entusiasmo provato dalla persona a cui viene annunciata un’imminente Riunione Di Famiglia si può dire che vari più o meno con l’età e attraversa all’incirca le fasi seguenti
  • Età: 0/6 anni. Reazione dell’individuo: che bello, così posso giocare con i cuginetti e la nonna mi fa i regalini
  • Età 6/10 anni. Reazione dell’individuo: che bello, così stasera non devo andare a letto presto.
  • Età 10/14 anni. Reazione dell’individuo: beh, dai. Meglio che stare a casa a far niente.
  • Età >14. Reazione dell’individuo: quasi quasi mi fisso per quel giorno un appuntamento dal dentista per farmi togliere i denti del giudizio senza anestesia.
Comunque, vedetela come volete, quando la Riunione di Famiglia coinvolge la sottoscritta e la sua ampia collezione di parenti più svariati, si ha la certezza che alla fine non ci si annoierà di certo. Credo che le poche audaci e temerarie persone che hanno sfidato la sorte partecipando a un pranzo pasquale qualunque con noi (a cui va tutta la mia ammirazione per tale dimostrazione di coraggio), ricorderanno quest’esperienza a vita (persone che si identificano con i seguenti soggetti: la mia amica E., due tizie tedesche che sono venute ospiti da noi in terza media durante lo scambio con la Germania, mio moroso, i legittimi genitori di mio moroso, la morosa di un mio cugino).
All’interno dell’umana bolgia delle Riunioni di famiglia, così per citare un esempio, si distingue la figura di mio cugino S. di anni 17 (nacque pochi mesi dopo la qui presente), un tipo… un tipo… un tipo, insomma. Carino, capelli biondo scuro, occhi verdi e di indiscusso fascino almeno fino a che non apre bocca. Il cugino S. trascorse tutta la sua adolescenza a giocare a nascondino con i mio cugini più piccoli e a perseguire donzelle più o meno coetanee fedele al motto basta che respiri.
Me ne stavo iersera passeggiando spensierata nei pressi di una pizzeria localizzata in sperduta campagna ove aveva luogo il ritrovo in occasione del compleanno di mia nonna, quando sento una mano afferrare il mio braccio e trascinarmi poco lontano.
-MA SEI CRETINO?- faccio al cugino-aggressore –Che per poco non inciampo e finisco contro un albero! Che vuoi?
-Niente. Volevo dirti che sono cambiato.
-Ah si? Interessante, buon pro ti faccia. Se adesso me ne posso andare io avrei da…
-E sai perché?
-(…)
-Perché ho riscoperto il valore dell’amicizia. Prima ero io a correre dietro alle ragazze, e loro volevano solo essermi amiche, adesso cerco solo un’amicizia e ci sono un casino di tipe che mi hanno chiesto di metterci assieme.
-(…)
-Beh, non dici niente?
-Quante?
-Beh, una, ma cosa importa? E’ comunque un inizio.
-E tu cosa le hai risposto.
-Io le ho detto di no perché aveva dodici anni e i capelli unti.
-Ah, ecco.
-E poi sai, sto aiutando il mio migliore amico e la mia migliore amica a mettersi assieme.
-(…)
-Che si, in pratica lui mi ha detto che lei gli piace e mi chiede consigli su cosa fare e su cosa dirgli, e allora io gli suggerisco le frasi romantiche
-*Senza Parole*
-L’altro giorno lui è venuto da me e mi fa "sai, oggi le ho preso una rosa, ma non so cosa dirle quando gliela darò". E io gli faccio "non c’è problema, prova a dire questo, vedrai che cadrà ai tuoi piedi"
-(…)
-Non sei curiosa di sapere che frase era?
-No.
-Era più o meno così: tu mia adorata sei come una rosa, e i petali che cadono lievemente al suolo sono la tua bellezza.
-Ghhh… *Esterrefatta, incapace di dire alcunchè*
-Però aspetta, così sembra stupida. In realtà c’è un seguito E quello che rimane è la tua essenza che è ancora più delicata dell’apparenza che la ricopre.
-(…)
-Mbè?
-(…)
-Non hai niente da dire?
-Ti sei fumato le cartine dei Baci Perugina?
-No.
-E poi dopo che gli ha detto questa perla di saggezza com’è finita?
-Niente. Lei l’ha piantato in asso dicendo che era una single per scelta e che comunque lui gli stava pure sulle scatole.
-Mi sembra il minimo.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:15
domenica, 29 maggio 2005

DI DOMENICA 

I motivi per cui la sottoscritta si considera moralmente in dovere di postare la domenica anche se è palese che tre quarti dell’universo conosciuto pare emigrato in Soleggiati Lidi ergo si trova lontano da qualsiasi tipo di computer (e dire che pure lei avrebbe di meglio da fare):
  • Perché pensa: "metti che poi nei prossimi giorni mi capitano degli impegni improrogabili&importantissimi (che so, un the delle 5 a Buckingam palace, un’interrogazione di latino, un viaggio in Antartide…) poi come faccio, lascio che la gente si strugga per la mancanza dei miei post?"
  • Metti che così all’improvviso Splinder per aumentare il traffico nella blogosfera ha messo una clausola che se non posti nel week-end il blog va in decomposizione, poi come faccio?
  • Metti che l’oroscopo ha previsto che lunedì un fulmine manderà a quel paese la centralina dell’enel qui davanti e il piccì mi va in cortocircuito, metti che succede?
  • Metti che i miei hanno fatto un contratto con i tizi dell’Adsl che domenica si spende di meno e io non lo so?
Bisogna contemplare ogni eventualità.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:03
venerdì, 27 maggio 2005

REALITY SCHOOL

Insomma, gente, non ve lo devo dire io. Che questo blog è un po’ come quando vai dal parrucchiere, e questo ti racconta che il tuo vicino di casa ha messo i corni alla moglie con la figlia del macellaio vicino a Piazza Libertà, e tu quando esci e incontri un’amica glielo racconti e aggiungi fantasiosi dettagli inventati lì per lì, tanto che tutto sommato poi ne esce un 40% di realtà, un 25% di esagerazione e il resto di invenzione pura. Ecco, anche qui funziona allo stesso modo. Quaranta, venticinque e trentacinque. Chiamatela verità enfatizzata, chiamatele balle stratosferiche, quello è.
SI, poi è ovvio che di post in post le percentuali variano, e c’è quello più romanzato e quello più reale, e tutto è realtivo. Però poi succede come oggi, che io passo tre quarti d’ora al cesso per partorire mentalmente un nuovo post e, hop, mi accorgo che ci avevo davanti un post vivente e non me n’ero mai accorta (si, davanti non intendesi davanti fisicamente al cesso, ma in senso metaforico, ovvio).
Tutto ciò per dire che cosa? Che oggi si fa un’eccezione alla regola e si scrive qualcosa di un poco… ecco, un poco vero. Che è successo tutto così spiccicato parola per parola. Giuro con il controsputo. La scena is the seguent:

Ecole. Giovedì mattina, quarta ora, più o meno mezzogiorno. Ora di letteratura. Essendo che la prof si accorse che la Pentecoste del Manzoni aveva visivamente provocato un collasso mentale nel panorama adolescenziale della classe, decise che insomma, si potevano pure cacciare tutti gli Inni Sacri del circondario in un angolino e fare due chiacchiere.
PROF: Bene, allora, raccontate un po’: Dov’è che andate a fare lo stage quest’estate?
TIZIA n°1: Io vado da un’avvocato. Starò lì due settimane e lo seguirò negli impegni della sua giornata per vedere come si svolge questo tipo di lavoro.
TIZIA n°2: Io invece vado in un asilo nido, e aiuto le maestre con i bambini.
TIZIO n°3: Io vado al sindacato, resto lì cinque settimane.
VICINA DI BANCO: Io andrò all’università di Trento.
PROF: All’università? A fare che cosa?
VICINA DI BANCO: Aiuto un professore ad allestire una mostra sulla matematica contemporanea applicata alle bolle di sapone.

Raramente mi capita di restare senza parole. Non ho avuto nemmeno la forza di farci su una battuta sarcastica, e sono collassata sulla sedia.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 20:56
giovedì, 26 maggio 2005

SUCCEDE.

Evabbè, accadde. Che vi dirò che le catene di Sant'Antonio le ho sempre cestinate senza leggerle, in quanto dubito della loro utilità nell'universo conosciuto. Ma insomma, mica posso fare sempre la guastafeste, e che cavolo. Indi per cui, sbrighiamo velocemente la formalità.
(La colpevole di ciò la trovate qui)
 


1. VOLUME TOTALE DEI FILE MUSICALI SUL MIO LAPTOP
Le mie conoscenze matematiche mi impediscono di comprendere cosa sia il volume e quelle tecnologiche non mi portano a cogliere l'essenza della parola Laptop. Non lo so gente... ne ho un po', abbastanza da venire arrestata per pirateria multimediale in caso di incursione della polizia. Anzi no, sono ancora minorenne, non mi possono arrestare.

2. L'ULTIMO CD CHE HO COMPRATO
Credo fossse un CD vergine, per pirateria multimediale di cui sopra.

3. CANZONE CHE STA SUONANDO ORA
Ora come ora nessuna. Di sera ci sono i vicini che rompono, se ascolto musica senza cuffie

4. CINQUE CANZONI CHE ASCOLTO SPESSO (ULTIMAMENTE)
- Ogni volta (Vasco Rossi)
- Vorrei (Francesco Guccini)
- Cirano (come sopra)
- Sally (Vasco Rossi, versione di Fiorella Mannoia)
La quinta non lo so, mi sembra che ce ne siano parecchie a pari merito.

PASSO IL TESTIMONE A:
- Vitamina Sun
- Snake 22
- Quiet Rebel
- Rinoa
(Forza. Ehi, forza. Che aspettate a ringraziarmi?)

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categoria : varie&eventuali

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:59
martedì, 24 maggio 2005

SIPARIO

Una sera di fine maggio, spettacolo della compagnia teatrale del liceo che vede tra i suoi illustri componenti la sottoscritta. In scena, in attesa di proferire la prima battuta. Pensieri:


1) Non pensare a niente
2) Non pensare a niente
3) Non pensare a niente
4) Idiota, stai pensando.
5) No, non sto pensando.
6) E invece si, stai pensando.
7) Ah si? E a cosa, sentiamo?
8) Stai pensando al fatto che stai pensando.
9) Ops.
10) E come, ops? Ma vedi te questa... cioè, scusa, secondo te Julia Roberts fa così quando sta girando un film? Eh, dimmi. Fa così?
11) Ma che c'entra, Julia Roberts è una diva di Hollywood, mica fa teatro.
12) E che ne sai tu?
13) Non fa teatro. Hai mai visto una locandina passando per il centro che dice "Tre uomini in barca. Con Julia Roberts."?
14) Eh, ma non vuol dire.
15) Si che vuol dire.
16) Evabbè, anche se fosse che c'entra? Julia Roberts quando recita non pensa a minchiate.
17) ...
18) Porca miseria, che sete.
19) Dici che si offendono se adesso ti alzi e te ne vai un attimo in spogliatoio a bere un sorso d'acqua?
20) Oh, forse si. Non c'è scritto nel copione "a un cero punto l'attrice si alza e con nonchalance va a bere qualcosa di là"
21) Che pignoli però.
22) Stai divagando. Non dovevi pensare a niente.
23) Va bene, adesso mi metto concentrata e non penso a niente
24) Concentrata
25) No, così hai l'aria di una che sta per vomitarsi sulle scarpe
26) Neanche questo è nel copione
27) La prossima volta che il prof mi chiede se mi va di avere una parte nello spettacolo, mi do all'eremitaggio.
28) Oh, si, che figata
29) Me ne sto lì, sul Grand Canyon a contemplare il niente come fanno nei cartoni.
30) Magari c'è anche Willy Coyote.
31) Che figata. Dici che te lo fa un autografo?
32) No, i coyote non sanno scrivere.
33) Magari si, però. Magari i tizi che l'hanno inventato l'avevano pensato non analfabeta.
34) D'altra parte, come farebbe a ordinare per posta tutte quelle casse di TNT per uccidere Beep-Beep se non sapesse scrivere
35) Potrebbe andare all'ufficio postale ed esprimersi a gesti.
36) E comunque, ci sarà un Internet Point sul Grand Canyon?
37) No, mi sa di no.
38) Porca miseria, allora niente
40) Allora mi ritiro a Capo Nord, a vedere il sole di mezzanotte. Che figata. Potrei abbronzarmi mentre tutti dormono.
41) No, non ti puoi abbronzare. Sai che tua madre ti da sempre dietro la crema solare per bambini protezione 50.
42) E con ciò? Posso sempre far finta di averla persa
43) E se...

"Giulia? Giulia, ma COSA CAVOLO STAI FACENDO? Devi dire la tua battutaaaa!"

44) Oh, porca miseria. Anche questa vita, niente Oscar.

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categoria : vita vissuta eh

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 15:09
sabato, 21 maggio 2005

SPIDER’S REBIRTH

Che insomma, l’altro giorno succedeva che me ne stavo qui a guardare l’erba crescere (in senso letterale, dato che avevo accompagnato mia sorella al parco-giochi sotto casa) quando così d’improvviso arriva la genitrice mia di me legittima che mi dice su, dài, che andiamo a dare un’occhiata alla casa nuova (per maggiori informazioni vedi post del 04 Aprile) così vediamo come possiamo sistemare la cucina. (Interessante, vi direte. Vabbè).
Si, insomma, essendo che non avevo esattamente una vagonata di cose migliori da fare ho pensato che perché no, tanto più che lì vicino c’è anche una pasticceria che non ci si sputa mica sopra e avrei potuto tranquillamente mollare il genitorame e darmi ai bignè al cioccolato. Indi per cui afferrai mia sorella e la mia borsa, e ci infilammo nell’auto rossa genitoriale e via che si va.
Entro nella mia futura esitazione, contemplo la desolazione di mosche morte nel pavimento della veranda, litigo con mia madre perché voglio la camera in fondo a sinistra col panorama figo, misuro la grandezza della suddetta con un metro da sarta raccattato nei paraggi più immediati e non avendo altre occupazione mi infilo nel bagno per vedere dove potrò mettere l’armadietto per i trucchi (sono cose essenziali, sapete). Stavo seduta utilizzando il water col coperchio abbassato a mò’ di sedia (dettaglio questo altresì indispensabile), quando un… un qualcosa attira la mia attenzione.
Lì, proprio lì, tra il bidè e il lavandino.
No.
E invece si.
No, non può essere.
Si, ti ho detto.
No, ma com’è possibile… ma è morto, no? Lo sanno tutti. C’era scritto pure sul giornale di famiglia (vedi post del 01/04).
Oh, non ci credo.
Un ombra familiare, piccola, nera e con otto zampe.
Alfredo.

-AAAAH! UN FANTASMA!- grido, alzandomi di scatto.
Il ragno mi fa ciao-ciao con la zampina.
-TUUUUUU! TUUUU… COSA CI FAI QUI? Tu dovevi ESSERE MORTO!
-Ti piacerebbe, eh? No, tesoro, non sono morto come vedi. Questo lo credevate voi.
-Ma come NON SEI MORTO? E… e quel… quel cadavere che abbiamo trovato nell’aspirapolvere? E il funerale sopra la confezione vuota del Calfort? E il corteo di blatte?
-Ah, quello. No, vi siete sbagliati: quello era mio cugino Gustavo. Gli avevo ceduto la ragnatela dopo che mi ero trasferito.
-Ma… ma… COME HAI FATTO a venire qui? Come hai fatto a trovare questa casa? Come…
-Mi sono fatto dare un passaggio dal calabrone del geranio dei vicini. Sarebbe stato un peccato mortale aspettare che arrivassero gli operai a pulire e a rifare il pavimento, con tutto quel ben di Dio di moscerini in decomposizione che ci sono da queste parti.
Restiamo a fissarci silenziosamente per un po’. L’aracnide schifoso sta scuoiando un non meglio identificato insetto nascosto dietro le tubature. Mi alzo in piedi.
-MAMMMAAAAAAA…. Del DDT, presto! C’è… c’è di nuovo quel… quel COSO che…
-Occhio che ti denuncio al WWF, ragazzina- mi fa il ragno, placidamente.
-Che me ne frega a me del WWF… con te ci vuole la derattizzazione, i NAS, i ligili del fuoco, i…
-Non riuscirai a liberarti di me. Non ci caverai… ehm… ragno dal buco, come si suol dire! Ah, RAGNO DAL BUCO! Carina questa! L’hai capita? Carina questa!
Detesto i ragni col senso dell’umorismo.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:22
mercoledì, 18 maggio 2005

Post scientifico/argomentativo: PERCHE’ I TIPI CHE FANNO WRESTLING NON CI HANNO UNA MADRE.

Giacevo in casa assieme a una percentuale consistente del parentado cazzeggiando davanti a una braciola di maiale alla griglia (dettaglio quest’ultimo non indispensabile ma vabbè) quando nello schermo della TV all’improvviso comparvero le immagini di uno di quegli incontri di Wrestling che fanno il sabato sera, verso l’ora di cena.
Non avevo mai visto un incontro di Wrestling.
E credo che la visione personale del primo incontro di Wrestling ti cambi un po’ dentro, sapete. Non si può restare indifferenti a una cosa del genere, in qualunque caso. Indi per cui or ora vi riporterò la principale meditata riflessione fatta in seguito a sopracitato fatto di cui si diceva, ovvero che i tipi che fanno Wrestling non ci hanno una madre.
Argomentazioni argomentate:
  • I tipi che fanno Wrestling non possono avere una madre, perché un qualunque essere umano come me o voi se una sera tornasse a casa (o viceversa, uscisse di casa) a una cert’ora della sera seminudo e cosparso d’olio di arachidi o quel che è, verrebbe immediatamente dato in adozione.
  • Allo stesso modo, se un qualunque essere umano dotato di genitore femmina fosse riuscito a evitare la madre e ad uscire di casa seminudo e cosparso di olio di arachidi, in diretta TV si udrebbe il distinto squillo di un telefono inviato da madre di cui sopra per dire al figliolo di mettersi la maglia di lana, che poi le aspirine le deve andare a comprare lei.
  • I tipi che fanno Wrestling non possono avere una madre, perché se io un giorno tornassi a casa con una creatura satanica a dimensioni naturali tatuata sugli addominali, avrei finito di vivere scuoiata con un coltellaccio poco affilato a cui farebbe seguito un lacrimevole articoletto sulle stragi in famiglia sull’inserto di "Repubblica".
  • Le madri solitamente impediscono ai pargoli di prendere a sediate anche se per finta il primo tizio seminudo e ricoperto d’olio di arachidi che passa perché hanno paura che i vicini dicano in giro che il loro amato figliuolo è maleducato e pure violento.
  • Per concludere, i tipi che fanno Wrestling non possono avere una madre in quanto la vedremmo aggirarsi sul ring durante l’incontro trattenendo l’arbitro per la maglietta e dicendogli "Ma ragazzo, cosa aspetti a fermarli? Vuoi che si facciano male, che ho anche dimenticato il mercuriocromo a casa?"

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 13:51
domenica, 15 maggio 2005

IPOCONDRIA AUTODIFENSIVA (svolgimento della trama -vedi precedente post-)

Fase teorica


-Allora, Cicci, il piano è questo.
-Si.
-Stasera, quando la mamma ti servirà la cena tu ti siedi a tavola. Mi segui?
-Si.
-Bene, ti siedi a tavola e non tocchi cibo. Te ne stai lì, silenziosa e fai una faccina triste. D’accordo?
-Si, ma io ho fame!
-Non importa. Piccolo sacrificio in nome della Vacanza Rubata. Ti porterò io qualcosa di nascosto in camera, più tardi.
-Va bene.
-Bene, allora loro a questo punto ti chiederanno se ti senti bene. Tu dici che ti senti un po’ la pancia in subbuglio e se puoi avere una camomilla.
-A me la camomilla non piace.
-Non ce ne frega niente. E’ solo un alibi. Poi al massimo la rovesci nel cestino, Cicci, un po’ d’inventiva!
-Si.
-Prendi la camomilla, ci fai quello che vuoi e poi con la faccina triste vai a letto. Vai a letto e stai sveglia tutta la notte. Oppure ti addormenti quando è molto tardi e ti svegli prima che si svegli la mamma, così puoi dirle che non hai dormito tutta la notte. Vai da lei, fai la solita faccina triste e le chiedi se puoi stare a casa. Loro non potranno negartelo.
-Si.
-Allora, hai capito tutto? Cosa devi fare?
-Non mangiare, fare la faccina triste, non dormire e chiedere se posso stare a casa.
-Esattamente. Pensi di farcela?
-Si.
-Guarda che non è facile improvvisare una sceneggiata del genere. Sicura?
-Si, ho detto di si.
-Perfetto.
Squilla il telefono. La sottoscritta viene invitata da Amica fidata per una pastasciutta a casa di lei. Sottoscritta accetta, assicurandosi nuovamente che Cicci sia in grado di avviare la sceneggiata in solitaria solitudine.
Ore 22.30, Sottoscritta rientra a casa. Genitori radunati in salotto davanti la TV, tranquillità. Sottoscritta si avvicina a loro, salutando cordialmente.

Fase pratica.

-Ciao, sono tornata. Come va? Cosa avete mangiato stasera?
-Sono venuti trovarci gli zii, abbiamo preso tre polli arrosto alla rosticceria e ci siamo ingozzati come vitelli.
-Tutti? Anche la Cicci?
-Ma certo che si. Sai che lei adora il pollo arrosto.
-E lei adesso dov’è?
-A letto. Si è abbioccata sul divano durante i cartoni e l’abbiamo portata lì di peso. Russava.
-Ma sta dormendo davvero? E sta bene?
-Ma che domande fai? Certo che sta bene, come sempre. Dovrebbe stare male?
-No, era così per dire.
-‘Notte.
-Hmmm. ‘Notte.
Mattina presto. Risveglio.
-Cicci. Cicci, sveglia. Svegliatiiii… ricordati che…
-Hmmmm… cosa c’è? E’ presto ancora, lasciami dormire.
-No, ti devi svegliare. Lo sai che dovevi…
-Cos’è questo profumo? Budino alla cioccolata? Uaaaaaaaaaah!
Cicci si alza e incede verso la cucina lanciando strilli, con la soave cadenza di un bisonte alla carica. La rinvengono Genitori dieci minuto dopo, la testa quasi completamente immersa nel budino.
-Ti sei svegliata presto, stamattina. Come mai? – domanda placidamente Padre
-Il profumo del cioccolato.
-Ah, bene.
Dallo stipite della porta sopraggiunge la sottoscitta. Le lancio un’occhiataccia, senza farmi vedere.
-Qualcosa non va?
-No, niente. Cioè, si. Credo di avere un po’ di mal di pancia. Posso saltare scuola?
-Prepara immediatamente la cartella, che siamo in ritardo.
Certa gente ha molto da imparare.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:42
giovedì, 12 maggio 2005

IPOCONDRIA AUTODIFENSIVA (prologo)

Cosa si intende con "ipocondria autodifensiva"? No, cari signori, nulla di molto serio&profondo (temevate, eh?). Così, in gergo giovanile tradotto per i comuni mortali sarebbe il buon vecchio "fingere di stare male per saltar scuola" (e, detto alla veneta, semplicemente "brusar scoea")
Comunque, in qualunque modo vogliate definirla, l’ipocondria autodifensiva è un’arte, e su questo non voglio obiezioni. Ormai, dopo svariati anni di pratica scolastica credo che tale sublime mezzo vacanziero celi a me ben pochi segreti, anzi, non per vantarmi ma me la cavo proprio bene. Sfortunatamente la mia Sorella Minore, data l’infantile età sua di lei, non possiede ancora una tecnica raffinata in questo, cosa che mi ha portato con un altruistico gesto a offrirmi di farle da insegnante perché si, è vero che sarebbe auspicabile l’apprendimento autodidatta, ma è anche vero che nessuno nasce imparato. Indi per cui iersera accadde che la consanguinea ragazzina venne dalla sottoscritta per una lezioncina d’emergenza.
 
-Giulia, domani non voglio andare a scuola-, mi disse senza tergiversare troppo. Stavo per partire in quarta elencandogli tutte le possibili tattiche di fuga quando m’è venuto in mente che forse avrei dovuto palesare una parvenza di responsabilità, se non altro perché poi ha un sacco di tempo per rovinarsi l’educazione
-Ma no, Cicci, perché dici così? Lo sai che è importante andare a scuola, non la puoi mica saltare quando vuoi. (Si, che fanciulla coscienziosa. Senti chi parla, senti)
-Perché domani ho la verifica di matematica e non so calcolare l’area del cerchio.-
A codeste parole ovviamente tutta l’apparenza responsabile decadde, perché tra ciofeche matematiche bisogna essere solidali. Cambio di linguaggio.
-Ah, si? Beh, in tal caso… Senti, tu sei ancora troppo piccola per andartene in giro da sola per le vie del centro, quindi non possiamo optare per l’opzione fuga, ma questo non ha nessuna rilevanza perché possiamo puntare sul classico finto malessere. Allora, Cicci, cosa potresti avere?
-Male alle orecchie?
-No, che l’ultima volta credevano avessi l’otite, ti hanno riempito di punture e non ti sei potuta sedere per tre giorni. Qualcosa di meglio.
-Influenza?
-Con questo caldo? No, vedi anche tu che non è credibile, e poi sarebbe troppo complesso mettere il termometro nell’acqua calda tre volte al giorno senza farsi scoprire. Qualcosa di meglio.
-Appendicite?
-Naaaa… l’ho fatto anch’io quando avevo dieci anni e mi hanno portato in ospedale a forza. Non è stato facile convincerli a non squartarmi la pancia. Qualcosa di meglio.
-Mal di pancia.
-Ecco, ecco, questa è un’idea. Faremo finta che tu abbia mangiato qualcosa di strano, e che ti sia venuto mal di pancia. Cominciamo l’addestramento.
 
(Interruzione di suspance. To be continued)

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domenica, 08 maggio 2005

PICCOLINA

Cari signori avventori, oggi volevo disquisire di un argomento di validità universale che presumo abbia toccato credo tutti quanti in età più o meno minorile. Beh, dicevo, l’altro giorno stavo facendo un remoto tentativo di rendere alla mia stanza un aspetto vagamente visibile e toglierla dall’avanzato stadio di decomposizione in cui giaceva, quando sotto la libreria ho rinvenuto un reperto storico di cui avevo (giustamente) rimosso l’esistenza. Tale corpo estraneo fu identificabile come "post-it lasciato da madre nell’astuccio della sottoscritta quando questa (la sottoscritta, non la madre) aveva la fiorente età di 10 anni". Una cosa agghiacciante, signori miei. Da qui partì la riflessione profonda del giorno, cioè che con la crescita dell’individuo pargolo, anche i genitoriali bigliettini subiscono una indiscussa evoluzione così sintetizzabile:
  • Età 5/6 anni. Luogo di rinvenimento del bigliettino: cuscino del lettuccio, prima di andare a dormire. Testo. "La stellina in cielo è accesa/ tesorino della mamma/ sotto al letto una sorpresa/ ti aspetta prima della nanna." (Nota al testo: complemento di questo altresì poetico messaggio è costituito da un Ovetto Kinder abbandonato sotto il giaciglio del pargolo, con mamma che tenta di sbirciare estasiata dal buco della serratura l’abbuffata di cioccolata della figlia prima di dormire).
  • Età 6/10 anni. Luogo del rinvenimento bigliettinoso: astuccio delle matite, scuola elementare. Testo."Ciao amore mio bello, passa una bellissimissimissima giornata a scuola con i tuoi amichetti, sai che ti penso sempre e ti voglio tanto tanto tanto bene, Mamma. P.S: Guarda nella taschina bassa della cartella, c’è una sorpresa…" (Nota al testo: nell’indicato luogo si giace altro Ovetto Kinder unitamente alla merenda. Mamma non può sbirciare dalla serratura dell’aula scolastica, ma solo perché una bidella glielo ha impedito con la forza.)
  • Età: 11 anni. Luogo del rinvenimento bigliettinoso: astuccio delle matite, primo giorno di scuola media. Testo. "Ciao piccola, sono sicura che ti divertirai tantissimissimissimo anche nella nuova scuola, sai che ti penso sempre e ti voglio tanto tanto tanto bene, Mamma." (Nota al testo: stavolta non si giace unitamente al biglietto il solito esemplare di Ovetto Kinder, ma banconota da 2000 lire –erano altri tempi-, come segno dell’avvenuta maturazione della figliuola. In realtà, Mamma teme in eventuale incazzatura di lei perché alle medie Ovetto Kinder è molto poco trendy, per dircela in altre parole, da bambini)
  • Età 14/15 anni. Luogo del ritrovamento bigliettinoso: tavolo della cucina, mattina d’estate, mentre Genitori sono al lavoro. Testo. "Ciao, Giulia! Spero tu abbia dormito bene! Ti raccomando di ricordarti di chiudere il gas dopo aver fatto colazione, fai i compiti, sistema la lavastoviglie e telefonami dopo aver bevuto il latte! Mamma. P.S: Se cerchi la Nutella è nel mobile."
  • Età: 17 anni. Luogo del ritrovamento bigliettinoso: tavolo della cucina, giorno di vacanza scolastica, mentre Genitori sono al lavoro. Testo. "Ciao. Ricordati di chiudere il gas, sistema la lavastoviglie, fai i letti, pulisci i sanitari, dà da mangiare ai pesci e magari sistema anche la tua stanza che è una cosa disumana. Chiamami. P.S: e vedi di non fregare la cioccolata a tua sorella, che poi ti vengono i brufoli."
Insomma, naturale evoluzione, come si diceva. Credo rispetti anche la teoria di Darwin.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 13:51
giovedì, 05 maggio 2005

LA HIT

Bene, vossignori, visto che di questi tempi le classifiche sono molto trendy e cotesto blog è palesemente avaaaaaanti anni luce, non potevamo omettere la nostra personalissima Hit (dalla quale peraltro si possono comprendere molte cose). Ecco a voi quindi la

Top Five dei momenti in cui la sottoscritta elabora i suoi post

5)All’ultimo posto in discesa di una posizione abbiamo L’ORA DI FILOSOFIA, poco gettonata perché non è carino pensare alle minchiate mentre nell’ambiente circostante si declamano i componimenti di Liebniz, Galileo e Platone (e oltretutto a confronto ti senti pure parecchio deficiente).
4)In quarta posizione la new entry PRIMA DI DORMIRE. A quanto pare è statisticamente dimostrato che i monologhi nel sonno di Sorella Minore possono essere una valida fonte di ispirazione.
3)Terza, l’opzione ANDANDO A FARE LA SPESA, in particolare concilia molto il reparto surgelati e le date di scadenza nel retro dei barattoli di fagioli
2)Al secondo posto troviamo ANDANDO A BUTTARE L’IMMONDIZIA IL GIORNO PRIMA DELLA RACCOLTA DELL’UMIDO. L’olezzo delle bucce di banana della settimana prima porta talvolta intuizioni inaspettate
1)E per finire, in cima alla classifica *musichina di suspance*…Colpo di scena, amici lettori, abbiamo un ex-aequo!
- L’ORA DI MATEMATICA, e in particolare l’ultima del sabato ove la mente può elucubrare pensieri profondi estraniandosi dal mondo
- E, risultato riconfermato dopo lunghi mesi e ampiamente prevedibile… AL CESSO! (con conforto dei topolini di mia sorella annata ’96 e i vapori insalubri dell’acetone per le unghie)

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 17:16
lunedì, 02 maggio 2005

ANAGRAFE NUMERICA (e se a qualcuno non gli garba la roba scientifica, non si curi di noi ma guardi e passi)
 
Ora indefinita del sabato mattina, meandri del liceo scientifico della Sottoscritta. Mentre la classe è intenta ad avviare dilettevoli conversazioni tramite frammenti cartacei (leggasi i sempre bene accolti bigliettini), da un punto imprecisato dell'aula ove si dislocava la mia medesima Insegnante di Matematica, giunse alle orecchie la seguente frase:"Fate finta che la matematica sia un'affascinante mondo a se, dove gli abitanti sono i numeri, le leggi assiomi e teoremi e le città semplici equazioni".
Che dire dopo una simile illuminante massima? Che questa s'è fumata come minimo tutte le circolari della direzione dell'ultimo quinquennio. Comunque, l'ho trovata talmente una minchiata (mi scusino il francesismo), che non potevo fare a meno di scriverci sopra codesto post.
                                   * * * * *
La scena si svolge in un ufficio anagrafe. La sottoscritta, addetta alle carte di identità, giace tranquilla su una sedia a timbrare cartacce ascoltando Radioitaliasolomusicaitaliana (peraltro l'unica emittente che prende la sua radio in seguito a caduta dal secondo piano, ma queste sono altre storie).
Si avvicina un tizio dall'identità indefinita, che chiede il rinnovo della carta di identità.
X: Buongiorno.
Sottoscritta: Buongiorno, desidera?
X: Volevo rinnovare la carta di identità, mi hanno detto di rivolgermi qui.
S: D'accordo, mi dica. Come si chiama?
X: Mi chiamo X.
S: Come scusi?
X: Mi chiamo X.
S: Ics? E che razza di nome sarebbe, Ics?
X: Uno come tanti. Anzi, sa, dalle mie parti è piuttosto diffuso.
S: Se lo dice lei. E mi dica, signor Ics, qual'è la sua professione?
X: Faccio l'incognita.
S: L'incognita? Ma è un mestiere l'incognita?
X: Certo che è un mestiere. Praticamente il mio lavoro è non far sapere alla gente chi sono, lo devono indovinare da soli facendo i calcoli e applicando le formule. Se lo scoprono, prendono un voto alto, se non lo scoprono i professori li sgridano e devono andare a fare le ripetizioni il mercoledì pomeriggio.
S: Che strano. Sa, è la prima che capita che fa questo mestiere qua, in genere vengono operai, architetti e ragionieri. E mi dica, la pagano per fare l'incognita? Le danno i contributi per la pensione?
X: Purtroppo no, ma stiamo mettendo su un sindacato.
S: Capisco. Bene, mi dia gli altri dati ora. Residenza?
X: Abito in un equazione di secondo grado.
S: Ohibò, e che paese sarebbe Equazionedisecondogrado? Fa provincia? Appartiene all'Unione Europea?
X: Sta nei pressi di pagina 75, ma non ha molti abitanti, soltanto qualche numero e un paio di esponenti.
S: D'accordo. E mi dica, signor X, è maschio o femmina? Mi scusi tanto, ma così ad occhio non si capisce molto.
X: Non lo so. Noi incognite non abbiamo sesso, siamo incognite.
S: Come non avete sesso? E come fate quando andate dal medico? E per sposarvi, e per fare... ehm... beh, ha capito, no?
X: Per quello non c'è problema. Anche le amebe e i virus del colera non hanno sesso, eppure proliferano benissimo.
S: Contenti voi. Un ultima cosa... Coniugato? Celibe? Vedovo? Divorziato?
X: Sono vedovo, ma mi sono risposato il mese scorso. Sa, stavo con una Y, ma è morta quando l'hanno semplificata con il -Y della strada davanti. Ora sto con un tizio. Si chiama K, e di mestiere fa la costante.
S: La costante?
X: Ma certo. Vuole sapere altro?
S: MA COSA CREDE, CHE IO SIA QUI AD ASCOLTARE TUTTE LE SUE CAZZATE? MA SE NE RITORNI A CASA, STUPIDO NULLAFACENTE, E NON SI FACCIA PIU' VEDERE, CHE QUI C'E' GENTE CHE LAVORA!

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