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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 13:47
martedì, 28 giugno 2005

PICTURES ON THE WALL

Che diciamoci la verità, le scritte romantiche sul muro ci hanno la loro attrattiva. Voglio dire, tipo c’è quelle che si giace da tempi immemorabili sulle pareti della palestra della sede centrale della mia scuola. Recita in blu da sempre un poetico "Betta, scusami!", scritto da un misterioso individuo di nome Scottie. Che insomma, quando ci si passa davanti tu non puoi metterti a pensare "Ma poi questa l’avrà scusato?", pensiero dovuto alla quantità di film romantici che la sottoscritta si è auto-propinata nei suoi diciassette anni e mezzo di onorata esistenza (ognuno ci ha le sue).
Dicevo. Mi trovavo l’altro giorno nei pressi di un altro liceo scientifico con una collega stagista per opprimere un discreto numero di diciannovenni derelitti uscenti con aria depressa da liceo di cui sopra dopo la seconda prova chiedendogli "una dichiarazione per il Gazzettino: era difficile? Com’è andata? Cos’è uscito?" et simili crudeltà, quando ci accorgemmo di una certa scritta dipinta in viola sul muro grigio, che poneva a un’incognita interessata la domanda "Irina, ti rimetti con me?".
Automaticamente, ci blocchiamo a contemplare cotesta profonda frase, e anche qui la domanda alla mia amica proto-giornalista sorse spontanea:
-Dici che poi lei ci si è rimessa col tipo?
Lei mi guarda, ci pensa un attimo su.
–Massì, dai. Secondo me si. Chissà poi perché si erano mollati.
–Beh, magari perché pensava che lui l’avesse tradito, come nei film- propongo io. –Ma poi invece si scopre che lui è un fidanzato onesto e che il tradimento era una balla inventata da una sua ex, così lei è tornata da lui una sera al tramonto e si sono promessi di stare insieme per sempre.
-Si, oppure magari lei era una prostituta che cercava il vero amore, e che l’aveva mollato anche se era bello e ricco perché lui la trattava facendola sentire inferiore e allora lui le chiede di rimettersi insieme e lei si accorge che è amore vero e vissero per sempre felici e contenti.
-No, guarda che quella è la trama di Pretty Woman.
–Ah, si?
–Mh-mh. E non ce lo vedo bene Ricard Gere a scrivere di notte sui muri.
-Beh, magari ha mandato il suo agente.
–Piuttosto senti qui: lui non si è più fatto vedere per mesi perché doveva andare ad aiutare i medici nelle zone di guerra e non ha fatto a tempo ad avvertirla.
–No, guarda che questi sono studenti di liceo.
–E’ vero.
-E se…
In quel momento si avvicina una ragazza, carina, capelli lunghi legati in una treccia, con una bomboletta in mano. Ci nascondiamo dietro un albero sperando in una romantica riappacificazione. Lei scribacchia qualcosa, poi se ne va.

"Nemmeno se paghi, stronzo"

Che disillusione.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:11
giovedì, 23 giugno 2005

"PERCHE' NON PARLI?"

Evabbè, può anche succedere che dopo un anno quasi di attività blogghica si deficiti un po' di ispirazione. D'altra parte, sarà successo anche a Leopardi, a Dante Alighieri, e ad altri simili scrittori di best-seller. Se non altro perchè ci ho la testa talmente piena di interviste ai maturandi (è uno sporco lavoro ma qualcuno lo dovrà pur fare) che essendo di spazio limitato è sufficientemente piena. Capita.
Mi aggiravo così per casa in cerca di qualcosa di inconsueto che attirasse la mia attenzione (persone, primati con il pollice opponibile, esseri viventi di alcun genere,ospiti, oggetti anomali, varie&eventuali), ma non ebbi mica molta fortuna poichè la famiglia emigrò qualche giorno fa in quel della pianura emiliana (vedi due post fa) con tanto di Cicci non prima di avere riordinato casa, lasciandomi sola & provvisoramente abbandonata al mio destino.

(Tra parentesi, non che la cosa mi dispiaccia.)

Dopo aver sufficientement vagato tra le stanze senza giungere a niente, mi accasciai mogia mogia su una sedia. E fu lì che mi venne l'idea. Mi venne, poichè la sorte mi aveva giustappunto condotto sulla sediolina di legno che Cicci suole portarsi agli scout che giace proprio davanti all'acquario contenente la sola altra forma di vita che attualmente (eccetto quelle due ignobili zanzare che ci sono in camera mia e la sottoscritta) risiede nella mia dimora. Forma di vita identificabile in Daprile, il mio personale pesce rosso (Daprile poichè è proprio un pesce, cogliete il sottile gioco di parole... vabbè, lo ammetto. Non sapevo che nome potevo dargli).
E dico, ho fatto parlare gli aracnidi, volete che non mi riesca pure con i pesci rossi, no?
Mi son posizionata lì, gli ho dato un consitnte frammento dell'ignobile mangime di cui si ciba per ingraziarmelo e l'ho salutato.
"Ciao, Daprile!"
Silenzio.
"Ciao, Daprile!"
Vabbè, sarà timido. Magari è triste perchè gli è da poco morto l'amichetto (Peppo, il pesce della Cicci. Come dissi ad un'amica blogger tempo addietro, i pesci rosso posseduti dalla Cicci nel corso della sua esistenza, si chiamarono, nell'ordine, Pippo, Pippo, Pippo, Pippo e questo qui in un impeto di fantasia l'aveva chiamato Peppo. Altre storie). Vabbè, noi ci tentiamo comunque.
"Sai, Daprile, mi chiedevo se per caso avevi qualcosa da raccontarmi. Qualsiasi cosa, sai. Un aneddoto, un avventura, un episodio divertente, roba simile."
Il pesce mi guarda con aria perplessa.
"Evabbè, lo so che hai trascorso gli ultimi quattro anni a gironzolare in venti centimetri cubi d'acqua tra le piantine di plastica, ma dico, ti sarà successo qualcosa. Che so, parlavate, tu e Peppo? Eravate molto legati? Vi raccontavate barzellette? Avevate parenti strambi? Avete un ragno che abita nel bagno di casa vostra?"
Il pesce si gira mostrandomi il didietro.
"Ehi, non fare così... Iiiiih, che permaloso! Volevo solo fare quattro chiacchiere in tutta amicizia... che poi son la tua padrona, mi dovresti un poco di riconoscenza! Che so: la scatola del cibo, per esempio. Te l'ho comprata io! Ho speso ben 75 centesimi del mio mensile! E poi non ti lamentare perchè mangi sempre la stessa roba putrefatta, che credi, che siamo al Grand'Hotel?"
In tombale silenzio, si nasconde dentro l'anfora finta per non sentirmi.
"Mamma mia, che individuo. Che vabbè che sio dice muti come pesci, ma non intendevo in senso letterale, che barba!"
Rinuncio e ritorno in cucina. La sera dopo, quando vado a dare da mangiare a Daprile vedo che sull'anfora c'è un cartello.

Se non la smetti chiamo il WWF.

Animali ingrati.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 13:51
lunedì, 20 giugno 2005

MATRIMONIO ANIMALESCO

Ehi, gente… Si, sono ancora io. Alfredo, il ragno che sta nel bagno della casa nuova della ragazza che scrive il blog.
Perché siccome lei ha il computer rotto e so che in questi giorni non può scrivere, allora mi sono detto: scrivo io che non lascio il posto incustodito.
Comunque, so che almeno a voi interessa quello che faccio, così mi è venuto in mente che potevo raccontarmi un po’ di cose che mi erano successe. Lo so perché un giorno la ragazza del blog ha provato a schiacciarmi, ma io mi sono nascosto dentro la fessura di una mattonella e così lei tutta arrabbiata se n’è andata dicendo cose brutte come "Maledetto invertebrato schifoso, che potesse prendersi l’allergia alle mosche e morire di fame in maniera lenta e dolorosa… e quelli (quelli che poi sareste voi) lo trovano pure simpatico. Si, ma perché non ce l’hanno in casa loro!"
Si, dicevo. Volevo annunciare a tutti che il mese prossimo mi sposo.
Perché, sapete, stavo andando in cerca di moscerini morti nell’appartamento del piano di sotto che adesso è ancora vuoto, e così mi ero fermato perché ne avevo trovato uno di particolarmente grosso e volevo prenderlo e portarmelo su nella dispensa che tengo dietro la spazzola per il water quando una ragna mi ha bloccato: "Cosa stai facendo!" mi ha detto. "Ma lo sai che questa è proprietà privata? Ti sembra che io vado in giro a rubare il cibo degli altri?" e mi ha cacciato via in malo modo. Allora io, siccome avevo trovato nello sgabuzzino un giacimento di uova di mosca niente male per scusarmi le ho detto che non l’avevo fatto apposta e se le andava di venire a mangiare da me una di quelle sere per farmi perdonare. E lei ha accettato.
E poi sapete come vanno le cose… in questa casa finchè non ci abita ancora nessuno ci si annoia da morire. La ragazza del blog viene ogni tanto a vedere come potrebbe sistemare i mobili, ma per il resto non succede mai niente… almeno dove stavamo prima litigavamo, lei mi minacciava di morte e tentava di schiacciarmi con le pantofole di suo padre, ma almeno ci si divertiva. Adesso non c’è un cavolo di nessuno e non ho niente da fare. Così qualche volta il pomeriggio andavo a trovare la ragna.
A proposito, lei si chiama Amanda ed è bellissima… ci ha le sue otto zampe nere nere lunghe che veramente, sembra una modella uscita da "Coccinella 4000". Ci siamo innamorati, e ieri ho finito una ragnatela nuova nuova per andare a vivere insieme.
Il matrimonio sarà a metà luglio, il giorno non l’abbiamo ancora deciso perché dobbiamo chiedere al prete, una mantide religiosa che vive nel giardino quando gli va meglio. Però abbiamo già ingaggiato un orchestra di cicale che suoni la marcia nuziale.
Quando avremo fissato la data vi farò sapere, ovviamente siete tutti invitati. Basta che non lo diciate alla ragazza del blog, che sennò poi si arrabbia e vi caccia tutti con la scopa.
Ora vado che sta arrivando Amanda per andare a fare shopping da "Tutto per la vostra ragnatela". Statemi bene.

Il ragno Alfredo
 

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:36
martedì, 14 giugno 2005

ONICOFAGIA (Alt. Se i Signori ospiti non conoscono il significato del termine, beh, potete pure cercarvelo nel vocabolario. Mica posso spiegarvi tutto io.
(...) fatto? Bene, andiamo avanti.)

Antefatto: poichè risultò secondo il di lei pediatra che  l'ormai conosciuta Sorella Minore detta Cicci necessitava di cure termali , cotesto week-end finì che il Genitore raccattò me e Cicci di cui sopra per condurci in quel della pianura emiliana ove giace un noto stabilimento termale adatto alle circostanze.
Cicci attualmente si ritrova col braccio ingessato poichè qualche giorno prima della fine della scuola un suo compagno di classe molto amichevolmente ebbe la felice idea di sbatterla giù dallo scivolo e si sa che la cosa non poteva fare bene.
Comunque, la prima sera così per cameratismo il proprietario del minuscolo residence ove trascorremmo i giorni passati decise di organizzare una cena a casa sua con tutti gli ospiti vari ed eventuali.

SCENA REALMENTE AVVENUTA: Sera, casolare di campagna, ore 20.30. Attorno al tavolo con gli altri commensali.

SIGNORA RAFFINATA: Oh, tesoro, ma cosa ti sei fatta a quel braccino là?
CICCI: Un mio amico mi ha buttato giù dallo scivolo e me lo sono rotto.
S.R: Poverina... e dimmi, ti fa male, ti da fastidio?
CICCI: No, più che altro è un'altra cosa che mi secca.
S.R: Cosa, tesoro?
CICCI: Che così non riesco a mangiarmi le unghie. Sa, a dire la verità avevo provato a tagliarmele, metterle da parte e mangiarle così, ma la mamma non ha voluto.
Signora Raffinata, rabbrividendo, si dissolve nell'aere.

Ah, l'innocenza.

 

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categoria : vita vissuta eh

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 20:21
giovedì, 09 giugno 2005

IL DIRITTO DEGLI STAGISTI

Eh no, gente. Stavolta no. Qui mi appello al sindacato degli stagisti (se esiste, e se non esiste non importa, vorrà dire che me lo fondo da sola). Perché mi si sta infrangendo uno dei più fondamentali e irrinunciabili diritti dei lavoratori, specie se i lavoratori di cui sopra sono degli studentelli sui diciotto anni. E qui non va bene. Sto parlando del sacrosanto diritto morale di poter usufruire di internet a scrocco dal computer del posto di lavoro, ovviamente.
No, perché qui sono subdoli e infingardi. Non è che ti dicono "no, non puoi scroccarci la connessione mentre fingi di salvare gli articoli per l’edizione di domani sul floppy", e morta lì. Qui fanno di peggio. Ti lasciano una stanza libera, fanno finta di lasciarti fare E POI ti prendono in castagna impedendoti INDIRETTAMENTE di darti alle partite di pinball o alla tua solita attività bloggistica.
Adesso vi racconto.
Insomma, me ne stavo qui tranquilla tranquilla nella stanzetta vuota dell’addetto alla pubblicità della redazione a scribacchiare qualcosa sulle interviste ai maturandi dell’istituto tecnico. Mi guardo attorno, non vedendo nessuno nei paraggi mi dico "toh, quasi quasi potrei accendermi il computer e scrivere quella e-mail alla mia vicina di banco per chiederle come va con la mostra sulla matematica applicata alle bolle di sapone". Così faccio. Metto il block-notes e le penne aperte in bella mostra dando un’apparenza di laboriosità, e accendo il Piccì che c’è sulla scrivania. E qui dico… va bene, ammettiamo l’esistenza dei computer lenti. Lo so, insomma, può pure succedere che ti capiti la baracca decennale che ci mette un po’ di più a caricarsi. Perfettamente contemplabile tra le eventualità. Ma porca di una miseria, VENTIDUE minuti. Ventidue, mica noccioline. Li ho contati. V-E-N-T-I-D-U-E. E trentasei secondi. Qui no, qui siamo oltre la soglia della sopportazione umana, oltre il baratro dell’incipit di crisi di nervi. Non è possibile. Che poi, almeno mettete vicino allo schermo un mazzetto di trevigiane per farti un solitario o una partita a briscola con la segretaria, così almeno passi il tempo.
Comunque, sapete dopo VENTIDUE minuti di attesa, proprio quando tu inizi a essere tentata di tagliarti le vene col tagliacarte del tavolo vicino, sapete allora cosa ti appare improvvisamente davanti? Il desktop con la foto di Nek replicata sedici volte.
No, dico, questo è troppo. Mettetemi chi volete. Mettetemi… che so, la foto di Vasco, la foto di Richard Gere, va bene pure la foto di Paolo Conte, la foto di tua nonna, la foto della zia di mio zio prima del lifting, ma non la foto di Nek madonnasanta.
Che poi oltretutto venuta sfuocata, così, per dire.
Le icone no, invece. Non ci sono. Sparite, volatilizzate. Una laurea in ingegneria solo per aprire word.
E a questo punto finisce che tu, piuttosto che attivare la connessione e aspettare che si apra internet explorer preferisci annegare nella polverina dell’estintore. Ma non è mica giusto, non è.

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categoria : varie&eventuali

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 16:25
martedì, 07 giugno 2005

QUANDO LA SPIA E’ UN PUTTO.

Erano più o meno le undici meno un quarto di mattina quando reduce da ardua pedalata in salita da casa mia, mi giacqui stanca sul divanetto della redazione del giornale. Non c’è quasi nessuno, i miei colleghi stagisti devono ancora arrivare, il Direttore è di là con un tizio della redazione… lo sguardo si posa su un cumulo di giornali odierni di tutti i tipi, dalle testate nazionali a quelle locali. Son lì, ancora intonsi. La tentazione c’è. Immergo la mia mano nel cumulo, e prendo un quotidiano a caso. E’ "Il Giornale di Vicenza".
-Cosa stai facendo, traditrice?!
Mi guardo attorno. Non c’è nessuno.
 -Posa immediatamente quel coso nella tavola e non azzardarti mai più!
Ma cos’è, la voce di Dio?
Volgo lo sguardo verso l’alto e finalmente lo vedo. E’ lì, nell’affresco che ricopre il soffitto. Un piccolo Putto seminudo, con uno straccio che ricopre le parti intime... Mi guarda storto, mentre con una mando stringe quella di una Putta (insomma, di una femmina di Putto) dall’aria sognante.
-Chi sei?- gli chiedo, perplessa. –Ti serve qualcosa?-
-Macchè qualcosa e qualcosa… Ma guarda te questa, da quattro giorni in redazione e già si mette a leggere il giornale della concorrenza! Guarda che sono quelle come te che fanno calare le vendite, sai? E se ti vedesse il signor C.?
-Ma guarda che l’ho solo preso in mano, mica l’ho comprato… che poi io manco lo volevo leggere, ne ho preso uno a caso! E comunque, non cambiare argomento. Chi sei?
-Mi chiamo Serenello, e sono il collegamento spirituale con la sede centrale di Venezia.
-Come, scusa?-
-Massì, ovvio. Controllo che i redattori non passino la mattinata a giocare a carte, che il Direttore non si perda in chiacchiere e che
le stagiste non leggano "il giornale di Vicenza", e poi vado a riferirlo al mega-redattore-capo della redazione principale
.-Una spia, quindi!
-Non mi definirei proprio spia spia… diciamo che sorveglio dall’alto. D’altra parte le telecamere nascoste non ce le possiamo ancora permettere.
-Ma pensa te.
-E comunque, ragazzina, te non hai da lavorare?
-No. Stavo aspettando che arrivasse la tipa che deve scrivere l’articolo con me.
-Un articolo su che cosa?
-
Sui lavori per il gas metano che stanno facendo in via Roma.
-Fondamentale per il giornale, direi.
-Mica colpa mia se da queste parti non succede mai niente e le suore hanno finito di organizzare le sfilate di moda.
-Si, scuse, scuse. La verità è che voi giovani siete privi di inventiva. Ai miei tempi non era così.
-Ai tuoi tempi cosa? Tu sei un dipinto, mica un giornalista?
-Lo vedi? Lo vedi? Dai la colpa a me, mentre sei tu che…
-Senti, acquerello delle mie brame, volatilizzati che sennò scrivo in prima pagina che in redazione c’è un Putto che parla, e allora vedi quanto di diverti a fare due chiacchiere con i turisti mentre Piero Angela ti manda in onda sul primo canale.
-Vado. Che scontrosa.
Ma che colori usano i pittori di oggi?

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 15:17
domenica, 05 giugno 2005

Per il genere "impariamo un mestiere": il giornalista.
RIUNIONE DI REDAZIONE

Comunque alla fine, in coincidenza con la fine del mio quarto anno di liceo, la sottoscritta venne davvero spedita nella redazione de "il Gazzettino" locale per lo svolgimento dello stage programmato. Anzi, per dirla tutta, cominciai proprio venerdì, e il destino non mi volle a fare fotocopie in un antro sperduto della redazione (anche perché pensandoci bene non sono nemmeno sicura che una fotocopiatrice ci sia in redazione… o forse mi è sfuggita), ma mi assegnò la redazione di una notizia breve sulle frecce tricolori da scrivere in coppia con una collega frequentante il mio stesso liceo all’indirizzo linguistico.
"Le frecce tricolori’" mi chiese lei. "E che fanno le frecce tricolori?"
"Ma si… sai quei tizi che svolazzano per aria sputacchiando vernice bianca e rossa e verde a trecento chilometri orari con gli aerei che fanno finta di stare per precipitare sulle collinette ma poi in realtà si tirano su e scopri che è solo una mossa acrobatica per fare i fighi con quelli che guardano?"
"Ah, si. Ho capito."
Comunque, dopo aver telefonato a un tizio che ci ha attaccato un bottone spaventoso circa le modalità di decollo dei velivoli austriaci, riuscimmo in qualche modo a buttar giù una quindicina di righe e ad essere convocate assieme ad altri quattro stagisti del mio liceo alla riunione di redazione della mattina dopo, per discutere sul da farsi. Riunione che più o meno si è svolta nel modo seguente.
DIRETTORE: Allora, come potete vedere oggi la parte generale del quotidiano si compone di ventidue pagine, e la parte locale di altre venti. Alla nostra redazione ne sono state assegnate cinque, inclusa quella di sport. I nostri redattori sono appena tornati dal commissariato di polizia e dai carabinieri per le notizie di cronaca nera. Allora, signori, che novità ci sono?
REDATTORE 1: Nessuna, Signor C. Non è successo niente, nessuna notizia di cronaca nera.
DIRETTORE: Come nessuna? Cioè, proprio nulla, nulla, nulla?
R.1: No, niente di niente.
DIR: Neanche un incidentino, un furto con scasso, un estorsione, massi che cadono sulla Valsugana, niente?
R.1: No, niente.
DIR: E allora, cosa scriviamo?
REDATTORE 2: Beh, ci sarebbe quella sfilata di moda organizzata dalle suore del centro. Oppure la questione della riorganizzazione della viabilità sulle strade della provincia, che va sempre bene.
DIR: No, la viabilità no. Sono due mesi che non parliamo d’altro. Vada per le suore. Altre idee?
R.2: Quella rassegna di cori greci che hanno organizzato nella Chiesa di…
DIR: Cori greci? Vabbè, dai. Meglio di niente.
LA SOTTOSCRITTA: E se qualcuno di noi simulasse un suicidio fingendo di volersi buttare giù dal ponte o provocasse un tamponamento a catena? Sarebbe secco secco il paginone centrale.
DIR: Come idea è buona. Ma sapete com’è, poi la vostra preside mi telefona, ed è meglio evitare grane.
S: Se lo dice lei.

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categoria : lo sporco lavoro

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 10:04
venerdì, 03 giugno 2005

LA HIT---> DIARY VERSION

E’ che mi era venuto in mente un inserto di Repubblica di quelli che legge la mia signora madre e che di tanto in tanto magari ci do una sbirciata pure io prima di mettermi a fare qualcosa di utile per l’umanità. Dicevo. In questo inserto di Repubblica settimanalmente era pubblicata la top ten delle parole più ricercate su google in tutto il mondo, e così magari se era San Valentino ci trovavate al numero uno "San Valentino’s story" o roba del genere (come dire, che fantasia ci ha la gente), e così via. Insomma, volevo farlo anch’io. Ovviamente, non la classifica delle parole più cliccate su google perché quella se volete ve la cercate da qualche altra parte (e poi magari mi si offendono pure i tizi dell’inserto di Repubblica, si sa mai). Volevo fare qualcosa di meno megalomane. Ecco a voi quindi:

La top five delle parole più presenti nel diario adolescenziale dell’anno scorso:

5)Al quinto posto troviamo l’espressione "l’autunno è la cosa più deprimente di questa terra dopo i tre in matematica", presente soprattutto nelle pagine che vanno da fine agosto a fine dicembre, magari non proprio letteralmente così ma il significato è questo.
4)Al quarto posto c’è il fonema articolato "scappare di casa" proposito ricorrente in via ipotetica in tutte le stagioni ma un po’ meno d’estate, e comunque si faceva così per dire
3)Sul gradino più basso del podio abbiamo "quella pianta grassa della mia prof di mate", sparsa un po’ dappertutto e che esprime una profonda verità.
2)Al secondo posto c’è un essenziale "arriverà domenica", denotante una speranza non solo della sottoscritta ma dell’intero pianeta
1)Eeeeee in testa abbiamooo (rullo di tamburi, suspance)… "anche stamattina ho dormito fino all’ora di pranzo quando mia madre mi ha tirato giù dal letto con la forza bruta"

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categoria : varie&eventuali