REPORTAGE
Redazione de "il Gazzettino", lunedì mattina.
SIGNOR C.: Sai, mi fa piacere che tu abbia deciso di collaborare con noi qualche volta anche se il tuo stage è finito, è uno sforzo apprezzabile.
ME: Si figuri.
SIGNOR C.: A questo proposito pensavo di affidarti oggi un'intervista della massima importanza che pensavamo di inserire nel giornale di domani.
ME: Dica.
SIG.C: Come dovresti sapere, Loredana Lecciso è stata in città durante il week-end...
(*sguardo di terrore*)
...
ME: N-n-non vorra mica che i-io intervisti...
SIG.C: No, la signora Lecciso purtroppo è già ripartita per la Puglia. Dovrai fare delle domande alla commessa del negozio di scarpe che le ha venduto un paio di sandali da 540€.
ME: Come, scusi?
SIG.C: Se vai subito, dovresti trovarla.
ME: Non mi faccia questo, la prego... Non c'è mica qualcun'altro da intervistare? Che so, un serial killer pluriomicida specializzato nello sciogliere adolescenti nell'acido, un sicario, un terrorista kamikaze, un rapinatore di banche, un padrino mafioso, un usuraio... nessuno?
SIG.C: No. Quelli li abbiamo già fatti.
Lo sapevo che dovevo fare uno stage come gelataia.
PETTEGOLEZZI (Con attenuanti)
Che non sappia tenermi le cose per me non credo sia una novità. D'altra parte sono svariati mesi che parlo e sparlo di svariati esseri viventi di mia conoscenza qui, in cotesto loco.
Ma non è che lo faccio apposta, è che se succede qualcosa di particolare a qualcuno che conosco o se mi viene raccontato un nonsochè di proprio interessante, mica lo riesco a tenere per me. Provo l'irrefrenabile istinto di dirlo al primo che capita, perchè certe cose sono troppo da romanzo per tenerle per se.
Riconosciuta qualche anno fa la mia natura di pettegola, ho cercato di correre ai ripari e mi sono data delle regole che mi facciano da attenuante. Regole che si possono riassumere nelle seguenti:
1) Spifferare solo le cose che non siano proprio questione di vita o di morte.
2) Spifferare le cose solo a persone che non conoscono e presumibilmente non conosceranno mai il diretto interessato.
E sul punto 2 entrate in gioco voi. Ci sono delle cose che morivo dalla voglia di dire in giro, ma non sapevo a chi raccontarle. Ovvero:
- Mia sorella Cicci se fosse stata un maschio si sarebbe chiamata Paolino. Ho passato nove mesi a votarmi ai santi perchè ella fosse effettivamente una lei.
- Mia madre l'altro giorno ha quasi preso a calci la vicina perchè si lamenta che il nostro condizionatore fa rumore, e se non l'ha effettivamente picchiata è stato solo perchè l'ho attirata in casa facendo finta che ci fosse qualcuno a telefono per lei.
- Mia madre ogni volta che parla dei vicini si mette accanto alla finestra e dice ad alta voce "VICINA STRONZA" solo perchè la diretta interessata la senta.
- Mio cugino S. ha traumatizzato un'innocente tredicenne dicendole che nell'unico tentativo che avevano fatto di baciarsi lei gli ha morso la lingua
- La mia migliore amica ha dato il primo bacio a uno spacciatore senegalese di dieci anni più vecchio una sera che aveva fumato un po' troppo.
Gente, nel caso capitasse che il destino vi conduca nei miei paraggi, ve lo dico. Non raccontatemi niente.
RISPOSTE DAL CIELO
Altipiano dei Sette Comuni (VI), Bar-Tabacchi sperso nell'universo.
SOTTOSCRITTA: Salve.
TABACCAIA: Buiongiorno, signorina. Desidera?
S: Un'informazione soltanto.
T: Dica.
S: Sa dirmi quando passa il prossimo autobus per Vicenza?
T: Da qui non ne parte nessuno, almeno oggi. Dovrebbe essercene uno dal paese vicino, credo.
S: Uno quando?
T: Non lo so. Chieda a Santa Caterina
...
...
...
(*perplessità*)
S: A Santa Caterina?
T: Certamente.
S: E come, mi dà lei un santino oppure devo accendere una candela in chiesa?
T: Ma no. Santa Caterina è il paese vicino.
(Del genere facciamoci conoscere anche qui. Ma d'altra parte mica posso conoscere i nomi di tutti i paeselli spersi nel nulla della provincia)
INVITO A NOZZE
Signori, ho trovato stamattina dei strani bigliettini nella cassetta della posta. Sembrano delle partecipazioni di nozze, e recitano così:
I signori Ragno Alfredo e Aracnidea Amanda sono lieti di annunciare il loro matrimonio che sarà celebrato dal reverendo Religiosa Mantide il giorno
24 Luglio 2005
nel portasapone del bagno della nuova abitazione della proprietaria del blog "Pantofole a Merenda", in seguito alla quale si terrà un lauto pranzo nel non lontano soggiorno.
La vostra partecipazione risulterà agli sposi molto gradita.
Che, ne sapete qualcosa voi?
Tra l'altro, si può sapere chi ha inviato quel set di 24 posate da moscerino in contrassegno che è arrivato l'altro giorno? Il corriere si è arrabbiato molto quando gli ho detto che avevo finito gli spiccioli. Boh, qua sta succedendo qualcosa che ignoro.
PRANZO DI LAVORO
Dopo aver simulato consistente impegno giornalistico per quattro settimane è successo, la nostra natura di studenti liceali sfaccendati & vacanzieri ha prevalso senza dirci nulla. Era più o meno giovedì e me ne stavo tornando dall'assillo di maturandi impegnati con gli orali giornaliero a cui accennai pochì giorni orsono che sarà stato mezzogiorno, e dovevo tornare in redazione per combinare qualcosa di utile per l'umanità con gli ultimi due signori stagisti (identificabili in un tizio del classico in pastrano nero morte e in caso umano aspirante mago dello scientifico).
Dicevo, ho appoggiato le borse e mi sono diretta verso lo stanzino dei pubblicitari (ove risiede il Piccì descritto qualche post fa, quello che ci mette 22 minuti ad accendersi e il cui attuale desktop consiste nella foto di Brad Pitt che Dio solo sa chi ce l'ha messa), quando ho modo di contemplare il momento di lassismo che ivi stava avendo luogo. Momento di lassismo ovvero i due tizi di cui sopra in fase di rutto libero con due pinte di Guinnes alte così e un sacchetto colmo di bruschette all'aglio che stavano minuziosamente leccando ai bordi.
Il che mi ha scatenato l'istinto da donna di casa, che sono andata lì con nonchalance e ci spiego candidamente che il piatto unico di questo periodo non è più di moda e che mangiare veloce e in questa maniera diorganizzata fa male alla digestione, e aspettatemi un attimo che ci penso io.
Morale della favola, siccome quando si fanno le cose è bene farle come si deve ne approfitto che c'è il mercato per fare un salto al banco gastronomia e a rifornirmi di patatine fritte per la compagnia.
Ero lì lì per arrivarci quando inciampo in un individuo dall'aria terribilmente familiare, consistente nel Signor C. (il direttore del giornale) in giacca, cravatta e borsa della spesa.
-Oh, la mia stagista preferita! (anche perchè ora come ora non ce ne sono altre). Cosa stavi facendo? Credevo fossi in redazione.
Eh, brillante supposizione. Che faccio, mento clamorosamente e mi invento qualcosa? No, tanto stava andando lì ed è meglio prepararlo allo spettacolo raccapricciante che ci troverà dentro, poverino. Brutale verità.
-No, è che gli altristavano pasteggiando selvaggiamente sul tavolo dei pubblicitari, ma siccome le bruschette all'aglio sono un po' poco come pranzo sono andata a prendere anche le patatine fritte.
La beata sincerità.
-Beh, in tal caso prendine anche per me già che ci sei. (Ommioddio, abbiamo plagiato il Direttore)
-Se vuole...
Mi avvicino al banco contornata dal Signor C., e chiedo quattro vaschette di patatine quattro e belle calde se si può
-Quattro?- mi fa la tipa del banchetto. - Non preferisci che te ne faccio una sola bella grande?
-No, quattro.
-Ah, ho capito. Tu hai in casa dei bambini piccoli, e se te ne do una sola poi si mettono a litigare!
-Più o meno.
Il signor C. cambia colore.