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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 19:42
domenica, 30 ottobre 2005

VECCHIAIA

Di recente mi sento vecchia. Lo so, non è che a diciotto anni si sia proprio alle soglie dell'Alzheimer e l'arteriosclerosi continua a lungere da me anni luce, ma sono successe delle cose.
Innanzitutto l'altro giorno stavo allegramente andando a scroccare il di me dovuto regalo di compleanno da parenti assortiti quando Giovanni, il più giovane esemplare di cugino maschio del parentado (5 anni) mi ha chiamato "zia", e non so se mi spiego. Oltretutto la cosa è tecnicamente impossibile visto che la Cicci è la mia unica sorella (a meno che il mio Genitore nella sua lunga carriera di Marito-della-Genitrice non si sia concesso torbide fughe amorose, ma ne ho i miei personali dubbi, e quindi) e attualmente ha undici anni scarsi.
E poi l'aria da zia non ce l'ho, voglio dire... le zie ti regalano le caramelle e ti portano a spasso e ti dicono "AAAAAAAAAAAAmmmoreeeee come sei creesciuutoooo ", e io no. Anzi, l'ultima volta che mio cugino a provato a fregarmi l'ultima chewing-gum rimasta l'ho quasi preso a calci.
Comunque.
Poi l'altro giorno durante l'ora di lettere mi stavo allegramente decomponendo quando il mio orecchio percepì coteste parole pronunciate dalla solita voce dietro la cattedra: "ormai siete adulti e vaccinati" riferite presumibilmente a qualcosa che c'entra con l'esame di stato.
Senti, adulta si vedrà, vaccinata no di sicuro visto che sono due anni che rimando il richiamo dell'antitetanica, quindi piano con le parole.
Allora ieri sera sono andata dalla Genitrice e le ho detto:
- Genitrice, suggeriscimi qualcosa di squisitamente adolescenziale da fare.
E lei mi ha risposto:
- In che senso, scusa?:
- Nel senso che mi sono accorta che mi restano nove mesi per fare qualcosa di squisitamente adolescenziale prima di cominciare a Badare-A-Me-Stessa e Fare-Qualcosa-Di-Utile-Per-L'Umanità.
- Ah. Ma adolescenziale di che genere? Genere "adolescente da film" o "quattordicenne mentalmente deviata"?.
- E' uguale. Facciamo un quaranta per cento di "adolescente da film" e il resto di "quattordicenne mentalmente deviata" ?
- Che so... Ubriacarti con il Wisky in uno squallido pub scozzese un lunedì sera e vomitare negli angoli?
- No. Non ci sono pub scozzesi nel circondario, e il wisky non mi piace.
- Uscire una sera dicendomi che vai a dormire da un'amica e andare a comprarti droghe pesanti?
- Con quel mensile da fame che mi date?
- Uscire con sei ragazzi diversi in una settimana e piantarli in asso dicendogli che sei troppo giovane per impegnarti?
- No. Poi mi verrebbero le crisi di coscienza.
- Fare un provino per diventare velina?
- No. Tutte le trasmissioni sono già cominciate e le selezioni sono finite. E poi sono ingrassata di mezzo chilo.
- Andare a un concerto di Nek e portarti uno striscione con su scritto "Nek, sei bellisssimooo, tvttttb"?
- Stiamo scherzando?
- Allora non lo so.
- Oh.


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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:32
venerdì, 28 ottobre 2005

QUELLO CHE SI PENSA QUANDO SI VUOLE SCRIVERE UN POST E NON SI TROVA L'ISPIRAZIONE

1) Eccoci. Siamo qui.
2) Bene, ora scrivi qualcosa.
3) ...
4) Ho detto "scrivi qualcosa", cretina.
5) Si, ma non mi viene in mente niente.
6) Come, non ti viene in mente niente?
7) Oh, ma guarda che non è mica facile, sai!
8) Considerando che in genere scrivi solo minchiate e le minchiate riescono a chiunque e in particolar modo a te, dovrebbe esserlo.
9)...
10) Okay, facciamo così: fai finta che sia una verifica di italiano e che tu ti debba inventare qualcosa da scrivere all'istante.
11) Si, ma nelle verifiche di Italiano di solito parlo della vita di Leopardi.
12) Cioè, mica posso scrivere un post in cui espongo la mia edificante e inedita teoria secondo cui Leopardi era depresso perchè di secondo nome faceva Taldegardo.
13) Ammazza, ma veramente ci aveva 'sto nome di merda?
14) Agghiacciante.
15) Certo che sua madre non doveva essere mica normale. Taldegardo, roba da tagliarsi le vede per lungo.
16) Vabbè, stiamo divagando
17) Mi sa.
18)....
19) *bzzzzzzzz*
20) Ma porca di quella porca, le mosche anche a fine ottobre?
21) No, dico, veramente... che mondo!
22) Ma d'inverno non migrano anche loro verso sud?
23) No, quelle erano le rondini
24) Ah. E perchè le mosche no?
25) Perchè solitamente crepano prima.
26) E come mai questa è qui?
27) Probabilmente è immortale.
28) Ciò non toglie che se potessi migrerei anch'io verso Sud.
29) Ecco, e perchè non farlo allora? Migriamo tutti verso Sud!
30) Te lo dico io il perchè.
31) Cioè?
32) Che le rondini non si devono pagare 50€ di volo low-cost più 46€ di tasse aeroportuali, più 12€ di bagaglio e 15€ di surgey-charge per i viaggi nazionali, escluso imballaggio della valigia sola andata.
33) ...
34) Allora, questo post?
35) Ancora con 'sta storia?
36) Beh, dovresti...

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:11
martedì, 25 ottobre 2005

LESSICO D’AGENZIA

Oggi affrontiamo un argomento serio. Come sa chi di voi ha già avuto modo di frequentare il Mondo del Lavoro per più o meno tempo, ogni professione tende ad adattare l’italiano corrente alle sfaccettature del mestiere, avvalendosi di termini tecnici, modi di dire, et via discorrendo.
Oggi andiamo ad analizzare le peculiarità linguistiche di un particolare tipo di lavoratori altresì detti Agenti di Assicurazione (categoria cui appartengono i signori Genitori della sottoscritta), interpretando in maniera appropriata alcuni modi di dire degli Assicuratori:

- Stamattina ho fatto sei incidenti. Assicuratore con questa espressione non intende dire che ha sfasciato la macchina tamponando sei macchine o che non ha rispettato per sei volte la precedenza per sei volte procurando gravi danni alla vettura, bensì che ha avviato sei pratiche per il rimborso assicurativo dei danni causati in un incidente stradale.
- L’hanno fatto in amicizia. Assicuratore non sta parlando di un incontro sessuale avvenuto tra due persone legate da un rapporto di platonica fratellanza, ma si riferisce presumibilmente a un tamponamento in seguito al quale è stata compilata dai conducenti una constatazione amichevole.
- Sei stato promosso? Assicuratore non vi sta scambiando per bambocci delle elementari, ma si riferisce all’avanzamento nelle classi di merito secondo cui chi non ha fatto incidenti paga di meno
- Ricordati che devi morire. Assicuratore non vi sta ricattando minacciandovi una fine lenta & dolorosa, sta semplicemente cercando di vendervi una Polizza Vita.

Esempio pratico realmente avvenuto.

Assicuratore entra nella vostra stanza tutto allegro dicendo la testuale frase:
- Ho venduto molta grandine e ho vinto un cellulare

REAZIONE SBAGLIATA. Rispondere delle cose tipo:
- E con ciò?
– Buon pro ti faccia
– Hai sniffato di recente?
– Sei sicura che la pasticca che hai preso prima fosse proprio quella per il colesterolo?
– Sei mai andata a farti vedere da un bravo specialista?
– Vaffanculo
– E simili.

REAZIONE GIUSTA (Poiché il significato corretto della frase era "ho venduto molte polizze che rimborsano i danni causati dalla grandine e la direzione mi ha premiato con un telefono cellulare)
– E’ una cosa meravigliosa.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 13:37
sabato, 22 ottobre 2005

CAMBIAMENTI (COMPLE-POST)

Cosa cambierà in questo blog da oggi, momento in cui la sottoscritta entra di diritto nel Mondo dei Maggiorenni:
  • Non vi saranno più emozionanti descrizioni dei coca-party che si svolgono quotidianamente nella mia stanza assieme a pessime compagnie, in quanto sarei perseguibile per legge.
  • Per lo stesso motivo, non vi potrò raccontare di quando vado a spacciare nei vicoli bui di perferia
  • Non potrò approfittare di questo blog per contrabbandare la grappa di mio padre
(Sfortunatamente non spaccio droga nei vicoli di periferia – anche perché la mia città una periferia non ce l’ha e le strade sono tutte ben illuminate -, non mi faccio di cocaina con persone poco raccomandabili e la grappa di mio padre non la vuole nessuno, quindi fondamentalmente non cambierà una fava.)

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 17:00
martedì, 18 ottobre 2005

Come ci si può Rendere Utili a Casa della Sottoscritta Onde Evitare che Madre cominci a spiegare platealmente che Questa Casa Non E’ Un Albergo (esclusi i normali lavori domestici tipo spazzare la cucina e fare la lavatrice, cose che vuole fare lei perché dice che noi le facciamo male)

- Selezionando i pomodori dal sacchetto del minestrone surgelato del Genitore in quanto egli sostiene che rendono il passato di verdura troppo acido
- Mettendo in posa i porcini del genitore prima del servizio fotografico
- Taroccando l’indicatore della bilancia del bagno in modo da far credere al Genitore che è dimagrito, che ci rimane di buon umore
- Dando da mangiare al pesce (il vecchio Daprile non mangia dalla settimana scorsa)
- Eliminando i ragni da dietro la confezione del Calfort
- Eliminando la confezione vuota del Calfort che ormai è lì da tempo immemorabile
- Rifacendo il letto. Più precisamente rifacendo il letto a castello della sottoscritta senza cadere procurandosi contusioni o lesioni irreparabili alla schiena (spiegazione per cui il mio letto non viene rifatto più o meno dalla primavera del ’92)
- Dando la caccia ai tarli nel corridoio.
- Andando a comprare lo Swiffer
- Raccattando gli accendini che la Madre lascia in giro quando vuole andare a farsi una sigaretta mentre gli altri non vedono
- Assaggiando la Grappa fatta in casa dal Genitore non mostrandosi in seguito provati dall’esperienza
- Facendo la pedicure ai peluche della sottoscritta
- Comprando alla Madre "la Repubblica" la domenica mattina (potreste ricevere la gratitudine eterna per questo)
- Mangiando il merluzzo surgelato preparato dalla Madre non mostrandosi in seguito provati dall’esperienza
- Accendendo la TV nel momento esatto in cui comincia il TG3.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 12:00
sabato, 15 ottobre 2005

ESERCITAZIONE ANTINCENDIO (con benedizione)

Appunto, come si diceva poc’anzi, la nuova sede del mio liceo è un luogo indiscutibilmente mistico. Il giardino, soprattutto ha il suo fascino medievale: un praticello verde su cui sorgono rigogliose piante dai colori più disparati, un capitello e le mura della città.
E una casetta simil baita-di-montagna originariamente adibita a residenza del prete e ora utilizzata dalle terze dello scientifico, ove spesso a rotazione ci posizioniamo anche noi.
Stamattina, durante un’interessantissima dimostrazione del teorema del prodotto dei limiti in un punto, fece incursione nell’aula una bidella, chiamando la sottoscritta e un di me collega in qualità di capoclasse per spiegarci le norme antincendio da riferire in seguito al resto della classe.
Seguì cotesta scena:

Aula nel piano terra della Casetta, fine dell’ora di matematica. Insegnante Di Matematica (che se non l’avesse già fatto la mia professoressa di italiano penserei di sposare personalmente) siede davanti alla cattedra.

SOTTOSCRITTA: Professore, posso rubarle due minuti per riferire agli altri delle norme di sicurezza?
PROFESSORE: Ho altra scelta?
S: No.
PROF: Ecco.
S: Allora, ragazzi, le istruzioni per l’evacuazione della scuola sono riportate all’ingresso, comunque vi dico lo stesso le cose fondamentali: se siamo in quest’aula dobbiamo uscire in fila indiana ordinatamente senza prendere nulla, curarci che la porta resti aperta e raggrupparci nel giardino.
PROF: E perché non all’uscita dell’edificio come tutti gli altri?
S: Perché l’arco che c’è nell’ingresso è pericolante, le scale potrebbero crollare, in caso di incendio si rischia di rimanere intrappolati, il soffitto dell’atrio è fatto di travi di legno altamente cedevole e ci sono notevoli possibilità di morire soffocati dalla folla delle classi che devono utilizzare per forza quell’uscita.
PROF: E nel giardino dove starebbe il punto di raccolta?
S: Davanti alla Madonnina.
PROF: Davanti al capitello?
S: Esattamente. Istruzioni della Madre Superiora.
PROF: (…)
S: Dicono che è il punto più sicuro.
PROF: Così mentre si aspettano i soccorsi ci si raccomanda l’anima a Dio?
S: Si. E’ utilizzabile come alternativa all’estrema unzione.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:21
mercoledì, 12 ottobre 2005

SPOGLIATOIO MISTICO

L'ultimo anno di liceo vede trascorrere le giornate di noi brillanti studenti dello scientifico in un'insolita sede scolastica ricavata negli antri rimasti liberi nella residenza delle suore Canossiane, altresì utilizzata da una scuola professionale privata. Fin qui tutto bene, se non fosse che le classi dell'indirizzo sono nove e le stanze disponibili appena otto.
Dovendo selezionare i poveri disgraziati destinati a essere catalogato come classe vagante, venne adottato il criterio del "meno sono, meglio si adattano", secondo il quale venimmo selezionati esattamente noi (che dopo i vari stermini di massa di fine anno ci riducemmo drasticamente dai 31 individui del primo anno ai 14 di oggi. Vige il cosiddetto "principio dei reality", ovvero "ne resterà solo uno").
Nel corso del primo mese di scuola ci capitò di svolgere le nostre lezioni in posti curiosi del tipo uno stanzone separato dalla sala insegnanti da un armadio alto un metro e mezzo, senza finestre e col caminetto, la sala di informatica, il corridoio (estremamente divertente soprattutto alla fine dell'ora quando tutti devono andare in bagno), e così via.
Il nostro spirito di adattamento e gli urlacci della mia prof di filosofia ci consentirono di svolgere la nostra nuova carriera di maturandi in maniera più o meno dignitosa nonostante tutto.
I problemi sorsero quando, nell'ora di ginnastica, invece di dirigerci verso la palestra della sede centrale il professore pensò che fosse più opportuno andare a correre nel parco pubblico al di là della strada. Ottima idea vista la giornata di sole, se non fosse per il munuscolo dettaglio che le Canossiane deficitano un po' di spogliatoi.
Consultazione generale Professore/La sottoscritta-in-qualità-di-capoclasse.
-E adesso dove si va?
-Potremmo andare in sede, cambiarci lì e poi tornare indietro.
-No, troppo lontano. Perderemmo metà lezione.
-Chiedere alle suore se hanno una stanza libera?
-E che, vi cambiate tutti, ragazzi e ragazze assieme?
-Beh, potremmo andare lì. *indicando una misteriosa stanzetta*
-? Nella cappella sconsacrata? Propriò lì-lì?
-Eh, perchè no?
-Non è che è un pochino blasfemo?
-Ma no. E' sconsacrata per qualcosa, dopotutto. E poi non la usa nessuno.
-Tutti assieme?
-No, i ragazzi nei banchi davanti all'altare e le ragazze in sacrestia.
-Ah, ecco.
Si decise per il si.

La scena, cinque minuti dopo, mentre i ragazzi si stanno cambiando. Porta d'ingresso della cappella, sorvegliata da Professore. Si avvicina Madre Superiora 
MADRE SUPERIORA: Scusi, professore, dovrei entrare un'attimo nella cappella a prendere un leggio. Sa, tra dieci minuti c'è la messa nell'altra chiesa.
PROF: M... Madre... io non credo che sia il caso di...
M.S: Ma perchè no? So che disturbo perchè magari stava facendo lezione, ma mi lasci entrare un attimo, me ne vado subito.
PROF: Si, ma vede...
M.S.: Su, si sposti. Mi lasci entrare.
PROF: Ma...
M.S: *entra*
Visione di sette ragazze diciottenni prevalentemente in pantaloni della tuta e canottiera, un paio di esse sono in mutande e maglietta. Vestiti femminili appesi alla porta del confessionale, tuniche del prete da lì estratte sparpagliate sul pavimento.
M.S: AAAAAAAAAAAAAAAHHH, SACRILEGIOOO!  C... cosa state facendo, ADOLESCENTI INFEDELI?
SOTTOSCRITTA (*infilandosi i calzini*): Ci stavamo cambiando.
M.S: C...come, CAMBIANDO?
SOTTOSCRITTA: Per la lezione di ginnastica?
M.S: E vi pare il caso DI FARLO QUI?
SOTTOSCRITTA: E dove, se no? Di stanze vuote non ce ne sono, e poi la cappella è sconsacrata.
M.S: Ma... avete messo i jeans sopra il leggio?
ALTRA RAGAZZA: Attaccapanni non ce n'erano.E deve vedere le scarpe dei ragazzi di là, nella navata centrale, proprio sotto l'altare!

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 13:19
domenica, 09 ottobre 2005

ZANZARICIDIO

Ho un problema. A quanto pare tutte le zanzare del Triveneto sembrano aver deciso di tenere a casa mia il loro Meeting Annuale Di Fine Stagione. E qui mi dico, va bene approfittare della presenza dei ragni e dei pesci rossi nella propria abitazione per farsi due chiacchiere, ma non è che sono qui a monologare con tutti gli invertebrati del circondario. Quindi, visto che nonostante le abbia gentilmente invitate a imboccare la finestra del bagno per andarsene altrove e loro mi hanno risposto di no, mi vedo costretta a farle fuori.
Però c’è un problema: accade che (essendo la sottoscritta una personcina intrinsecamente buona) ogniqualvolta mi ritrovo ad agitare lo schiacciamosche in direzione di quei tenaci insettini e mi capita di farne fuori uno, poi mi sento in colpa. Mi sento in colpa, si. Poverine, mica colpa loro se si sono reincarnate nei panni di invertebrati rompiballe e succhiasangue tanto da farci sentire in diritto di spiaccicarle contro la parete appena le vediamo. Per risolvere questo dissidio interiore, dopo diverse estati di esperienza ho messo a punto la:

GUIDA PER ELIMINARE LE ZANZARE DAL CIRCONDARIO SENZA PROVARE IL BENCHE’ MINIMO SENSO DI COLPA:

1) Munire il vostro genitore di schiacciamosche e ordinargli lo sterminio delle sopracitate. Non sarete voi a macchiarvi le mani di sangue. Se anche questo vi fa sentire in colpa potete sempre tentare con la soluzione numero 2 (qui di seguito)
2) Aspettare che sia vostra sorella a vederle, e quindi a provvedere. Se non avete sorelle, tentare col numero 3
3) Sostituire la carta da parati con carta moschicida. Se loro decideranno di posarvisi, non è mica colpa vostra. Potevano sempre continuare a volare.
4) Se trovate antiestetica o poco economica la carta moschicida potete sguinzagliare per la stanza un esercito di ragni che ricopriranno gli angoli di letali ragnatele. Se siete aracnofobici tentare con l’estrema soluzione numero 5.
5) Aspettare che le zanzare arrivino a tiro, inciampare su un tappeto e, cadendo, cascarci sopra schiacciandole con il vostro peso. Non è mica colpa vostra se non avete coordinazione e senso dell’equilibrio.

All rights reserved. Per ogni zanzara uccisa con i metodi qui indicati saranno versati 0,05€ alla sottoscritta per i diritti d'autore.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:22
giovedì, 06 ottobre 2005

CICCI ALLA RISCOSSA

Di nuovo lei. Mia sorella Cicci entrò trionfalmente tre settimane addietro nell'affascinante mondo della scuola, portandosi dietro il suo zaino blu con attaccati i pupazzetti di Winnie The Pooh e il di lei moroso (stanno assieme dal secondo anno di asilo, ormai son sette anni. Ma queste sono altre storie che approfondiremo in un altro momento).
Come ovvio, l'evento ha avuto innegabili ripercussioni nella vita della famiglia C., in particolare sulla persona di me, in quanto sorella maggiore e coinquilina di letto a castello. Per esempio i suoi attacchi di innegabile entusiasmo-da-inizio-di-nuova-scuola (quel periodo in cui ti senti più grande e ignori ciò che succederà negli anni futuri) possono rivelarsi leggermente irritanti il lunedì mattina quando ti svegli formulando pensieri decisamente censurabili e irriguardosi verso il mondo e ti trovi questa quasi-undicenne saltellante davanti alla porta, ma vabbè.
Comunque, l'avvento della Scuola Media porta nella vita degli innocenti pargoli un elemento distruttivo per i pargoli medesimi e per la collettività (inseribile a mio modesto parere nell'elenco delle catastrofi naturali) identificabile nel demoniaco oggetto del Flauto Dolce.
E' successo un po' a tutti,lo so. Trovarsi all'improvviso con questo coso davanti e un insegnante di musica che ti parla dell'intensità del soffio mentre si emettono suoni striduli non meglio classificabili, e così via. 
Dal giorno della prima lezione di musica della Cicci, la vita del paese non è più la stessa. Arriva, mangia e si chiude nella di noi comune camera riproducendo per ore le uniche tre note che sa(Sol La Si), in una elegante composizione che fa più o meno così:
Sol sol la la si si la.
Nientre contro l'educazione musicale, ma dopo i primi cinque minuti gli abitanti dell'appartamento cominciano a presentare i primi segni di isteria e squilibro mentale facendo cose imbarazzanti tipo vagare per la cucina saltellando su un piede solo e barricarsi in terrazzo parlando da soli e invocando la grazia celeste. Non è bello, insomma.
Comunque, l'altro giorno suona alla porta una vicina di casa dalle guance di un'interessante tonalità di fucsia a esprimere pubblicamente il disprezzo di quello strumento. Ha aperto la Cicci:
VICINA DI CASA: Cara, sei tu che suoni il flauto?
CICCI: Si.
V.d.C: Oh, capisco. Perchè, vedi, io apprezzo molto che ai giovani venga data l'opportunità di imparare a suonare uno strumento, però... Cioè, non per offenderti, tesoro... Insomma... Non è che potresti piantarla con questa musica?
CICCI: Non posso.
V.d.C: Ah. E perchè?
CICCI: Voglio diventare una grande musicista.
V.d.C: Ah, si?
CICCI: Si. So già suonare tre note, ma la professoressa domani mi insegna anche il Mi e il Re.
V.d.C (*cambiando ulteriormente colore*): Ma tesoro, vedi...
CICCI: E' fondamentale l'allenamento, così divento brava.
V.d.C: Ma vedi, se tu non la smetti di suonare prima delle quattro del pomeriggio, io sarò costretta a dire a tua madre che ci crei disturbo, che dai fastidio. E questo non è bello.
CICCI: Ma lei non deve fare la spia. Per esempio anche io ho visto suo figlio che si prendeva la moto di suo marito di nascosto per andare a baciarsi con una, ma mica glielo vengo a dire.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:45
lunedì, 03 ottobre 2005

LA MOLTIPLICAZIONE DEI BOLETUS

E’ autunno. E direi che fin qui ce ne siamo accorti tutti.
E’ autunno, e attorno a me ci sono dei segnali inequivocabili che confermano l’arrivo di questa stagione (con cui tra l’altro c’è un odio reciproco notevole, ma queste sono altre storie). Dei segnali molto più forti dei titoli dei tiggì nazionali che informano chi non se ne fosse accorto del atto che piove, del sole che tramonta prima, delle foglie della magnolia del giardino di fronte che ingialliscono a vista d’occhio e delle rondini che depongono gli ultimi schiti sul terrazzo dei vicini prima di fare i bagagli.
Sto parlando della proliferazione dei funghi. Finferli, porcini, e quelle robe là.
Si, ma non nei boschi delle di qui montagne et simili, intendo proprio nel tavolo della cucina di casa mia. Fenomeno particolare, quantomai.
Il mio legittimo genitore, quando comincia a essere fine agosto, viene preso da fungaggine ossessiva-compulsiva, malattia che lo porta a migrare settimanalmente nei soliti Picchi Desolati designati da sempre come località vacanziera della famiglia (sic) e a tornare con cestate di boletus e armillariellae melleae (si, porcini e chiodini la cui denominazione latina fa molto figo) raccolti illegalmente senza permesso. Dico, fin qui tutto bene, se non altro perché ai risotti della domenica mica ci si sputa sopra. Solo che la cosa presenta degli inconvenienti, e cioè che:
  • Se il genitore il sabato è nei Picchi Desolati, la sera non ci può preparare la tradizionale grigliata familiare e ci tocca farcela da noi (e la di me madre ha la cattiva abitudine di cuocere troppo le braciole, che risultano vagamente bruciaticce)
  • Il fatto che il genitore ci porti a casa una decina di chili di funghi assortiti a botta ha delle conseguenze rilevanti sul nostro freezer (ove verranno successivamente conservati). E siccome ha capienza limitata, dopo non ci sta più la mia confezione da chilo di gelato alla stracciatella.
  • Il genitore ha la spiacevole abitudine di disporre ordinatamente i porcini sul mobilio della cucina e di fotografarli uno per uno. La cosa risulta a volte imbarazzante, come per esempio la settimana scorsa quando i miei vicini hanno fatto incursione nel nostro appartamento mentre egli era intento a scattare un primo piano con la digitale al ventitreesimo di una serie di 39 porcini.
Cercate di capirmi.

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