SOTTO L’ALBERO (sottotitolo: perdonate la mia svizzera puntualità)
Gli unici segni tangibili di incipiente Natale qui sono rimasti sepolti sotto un paio di miliardi di scatoloni da svuotare nella nostra Nuova Casa, in seguito all’affannoso trasloco che ha avuto luogo il giorno diciannove dicembre duemilacinque dopo Cristo.
Capirete, passi la buona volontà, ma quando ti ritrovi a dormire su uno sconosciuto pavimento di quella che potenzialmente potrebbe con i secoli assumere l’identità di Tua Nuova Stanza, tra una pila di Topolini annata ’94 e i primi volumi di "La mia Prima Enciclopedia" in omaggio con "La Repubblica" nel 1991, lo spirito natalizio va un pochino a farsi friggere.
Tuttavia, presa dai rimorsi di coscienza, la mia adorata madre all’alba della Vigilia si precipitò nella mia neo-stanza esordendo con la fatidica Domanda:
-Giulietta, ma te cosa mi vorresti per Natale?
Mi accovaccio con espressione accigliata sul letto sciorinando la conseguente Risposta:
-Mamma, sono più o meno dieci anni che tento di spiegarti che un regalo di Natale dovrebbe avere un contenuto almeno vagamente sconosciuto a chi lo riceve, sai… il concetto di "sorpresa" che si presume sia tale?
–Ma…
-Non lo voglio sapere cosa mi regali, mamma. Vammi tu a prendere qualcosa, lo incarti e va bene così, non importa cosa sia.
–E metti che prendo qualcosa che non ti piace?
–Perché, quanto pensavi di spendere?
–Non più di dieci euri ovviamente, che abbiamo da pagare il mutuo.
–Ecco, quindi in ogni caso non sarebbe una tragedia. Comunque conta il pensiero.
–Si, però…
-Hai presente quando facevo la letterina per Babbo Natale, mamma?
–Si, me lo ricordo.
–Ecco. Per tre anni di seguito ho scritto che volevo un bob biposto nuovo per andare sulla neve con la Cicci.
–Si, lo so.
–E ti ricordi cosa mi ha portato?
-No, mi sfugge.
–Un CD di arte gotica e bizantina, mamma. Facevo la seconda elementare. E poi l’anno dopo un binocolo per il bird-watching e il terzo
–Evabbè, colpa mia? Era tuo zio L. che doveva provvedere ai regali di Babbo Natale, insegna arte alle medie, sarà stata deformazione professionale.
–Sarà.
–E comunque il bob biposto poi l’hai avuto.
–Si, il quarto anno, quando avevo chiesto le pinne per andare al mare.
–La buona volontà c’era.
–Comunque, il punto non è questo. Io non mi sono mai lamentata perché dicevo che Babbo Natale era un creativo e che in quanto tale la sua imprevedibilità era una naturale conseguenza. Quello che contesto è che se Babbo Natale che dovrebbe attenersi alle richieste della letterina mi portava le sorprese, perché voi che mi dovreste regalare delle sorpresa prima mi chiedete cosa voglio? Capisci che qui mi cade la suspance, non c’è brivido, non c’è attesa…
-Mh-mh.
–Capisci, non è più la stessa cosa.
–Si, hai ragione. Ho sbagliato a chiederti cosa volessi, avrei dovuto pensarci io. Scusami.
–Tranquilla.
(…)
–A proposito, ho parlato con la zia prima al telefono.
- …
- …
-Mi dice di chiederti: cos’è che vuoi tu per Natale?
Quando uno ha capito, ha capito.
(tra l'altro,dei ritardati auguri a tutti -ritardati nel senso che in ritardo-)
LO SCIPPO
Il Grave fatto accadde una tetra mattinata dicembrina in quel di Viale dei Martiri, viuzza panoramica sulle colline con densita media di abitanti di un quarto per chilometro quadrato.
Stavo vagando con sguardo appannato nel tentativo di giungere alla di me scuola, mentre dall'altro lato della strada quella romazesca creatura della mia professoressa di Inglese pedalava placidamente verso la stessa meta.
Erano le sette e trentacinque quando accadde il Fatto.
Un omino in sella a una Vespa con una sciarpa nera attorno al collo e un cappello di lana sgualcito fulmineo affianca la bicicletta e preleva instantaneamente la borsa appoggiata dentro al cestino.
Attimo di sconcerto, la bicicletta si ferma.
*dialogo*
"Professoressa! Professoressa, sta bene?"
"La borsa con i vostri compiti!"
"Che cosa?!"
"La borsa con i vostri compiti! Mi ha scippato la borsa con i compiti!
... Oh, meglio così, così non li devo più correggere, che sa il Cielo se ho di meglio da fare!"
"Ma..."
"No, aspetta! Sono documenti! Sennò mi tocca fare denuncia ai Carabinieri e perdere un sacco di tempo! EHI, TU! TORNA QUIII!"
*Pedalando affannosamente, si lancia all'inseguimento dello Scippatore con la Sciarpa"
"EHI, TU! TI HO DETTO DI FERMARTI! HAI RUBATO LA BORSA CON I COMPITI!
(...)
HAI CAPITO O FAI FINTA? DICEVO A TE, RIDAMMELA SUBITO!
SFIGATO! RIDAMMI LA BORSA! Mollala subito! RIDAMM...." (La bici scompare dietro l'angolo)
Li ha trovati una guardia giurata in viale Venezia, lei in sella alla bici con la pelle di un'interessante tonalità verdognola, lui che perplesso era indeciso se farmarsi e restituire la borsa per pietà o seminarla definitivamente. La sottoscritta vi rassicura circa le sue condizioni di salute (pare respiri ancora).
PROGETTI PER IL FUTURO
Essendo che la qui presente rispondeva al fondamentale requisito di essere al termine della sua brillante carriera liceale, venni brutalmente costretta dalla di me insegnante di filosofia (dietro minacce di disumane interrogazioni sul diritto Hegeliano) a presenziare in prima persona ai laboratori orientanti organizzati dalla scuola per i ragazzetti di terza media che a loro rischio e pericolo fossero intenzionati ad iscrivercisi.
Così fu. Durante un piovoso pomeriggio di fine autunno venne affibbiati a me e a una Collega Di Quarta un manipolo di tredicenni saltellanti pronti a scoprire il Magico Luogo Di Reclusione Adolescenziale ove probabilmente avranno modo di vegetare per i prossimi cinque anni.
Essendo che noi non si sapeva da dove cominciare, decidiamo di iniziare il nostro simpatico ed istruttivo pomeriggio con la classiche domande rivolte ai ragazzi "Come vi chiamate?" e "Cosa volete fare da grandi?" di un'allegra banalità sconvolgente.
I ragazzetti timidamente rispondono uno dopo l'altro:
- Io mi chiamo Marco e da grande voglio fare l'ingegnere.
- Io sono Laura e mi piacerebbe fare l'architetto
- Io mi chiamo Viviana e voglio fare la veterinaria.
Al temine del giro si alza una ragazzina mingherlina, capelli biondi e occhi azzurri avvolta in un giubottino rosa confetto in perfetto stile Barbie, con l'aria molto timida.
il mio sorriso più incoraggiante.
-E a te che lavoro piacerebbe fare?", chiedo sfoggiando il mio sorriso più incoraggiante (tanto si ha tutto il tempo per spaventarli più tardi in laboratorio di chimica)
- L'anatomopatologa.
- *indietreggio di un passo* Come, scusa?
- L'anatomopatologa, precisamente alla polizia scientifica. Sono molto attratta dalle disezioni di cadavere, le trovo estremamente interessanti, in particolar modo quando è necessario analizzare il fegato per capire se la persona morta aveva qualche malattia.
Quando avevo tredici anni non mi lasciavano mica guardare C.S.I.