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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 18:51
lunedì, 27 febbraio 2006

LE COSE CHE POSSONO SUCCEDERE QUANDO STAI VAGANDO A CASACCIO PER LE STRADE DI BARCELLONA E TI ACCORGI CHE TI SCAPPA LA PIPI’
Affermazioni rese in seguito a testimonianza visiva.

  • Stai vagando a casaccio in zona porto in un orgia di shopping (ci sono i saldi), ti accorgi che ti scappa la pipì: non ci sono negozi bagno dotati nelle immediate vicinanze e decidi quindi di tornare in albergo prendendo la metro. A tempo di record impari a memoria l’itinerario urbano della linea tre, ti esprimi a gesti per acquistare il biglietto sperando che sia giusto, scendi nei sotterranei e una voce annuncia che il treno ha un quarto d’ora di ritardo.
  • Stai vagando a casaccio in zona porto in un orgia di shopping (ci sono i saldi), ti accorgi che ti scappa la pipì: non ci sono negozi bagno dotati nelle immediate vicinanze e decidi quindi di tornare in albergo prendendo la metro. A tempo di record impari a memoria l’itinerario urbano della linea tre, ti esprimi a gesti per acquistare il biglietto sperando che sia giusto, scendi nei sotterranei, (vai!) pigli il treno al volo ma poi ti accorgi che dovevi prendere quello nel binario accanto e che sei salita nella linea due.
  • Stai vagando a casaccio in zona porto in un orgia di shopping (ci sono i saldi), ti accorgi che ti scappa la pipì: non ci sono negozi bagno dotati nelle immediate vicinanze e decidi quindi di tornare in albergo prendendo la metro. A tempo di record impari a memoria l’itinerario urbano della linea tre, ti esprimi a gesti per acquistare il biglietto sperando che sia giusto, scendi nei sotterranei e stavolta ce la fai, il treno è proprio quello della linea tre… ritorni in superficie gaudente, sbuchi in Plaza d’Espanya (sì!)… i tre semafori che ti separano dall’albergo sono tutti rossi.
  • Stai vagando a casaccio in zona porto in un orgia di shopping (ci sono i saldi), ti accorgi che ti scappa la pipì: non ci sono negozi bagno dotati nelle immediate vicinanze e decidi quindi di tornare in albergo prendendo la metro. A tempo di record impari a memoria l’itinerario urbano della linea tre, ti esprimi a gesti per acquistare il biglietto sperando che sia giusto, scendi nei sotterranei e stavolta ce la fai, il treno è proprio quello della linea tre… ritorni in superficie gaudente, sbuchi in Plaza d’Espanya, i semafori sono verdi, (corri!)… in albergo l’ascensore è guasto e tu sei al sesto piano.
  • Stai vagando a casaccio in zona porto in un orgia di shopping (ci sono i saldi), ti accorgi che ti scappa la pipì: non ci sono negozi bagno dotati nelle immediate vicinanze e decidi quindi di tornare in albergo prendendo la metro. A tempo di record impari a memoria l’itinerario urbano della linea tre, ti esprimi a gesti per acquistare il biglietto sperando che sia giusto, scendi nei sotterranei e stavolta ce la fai, il treno è proprio quello della linea tre… ritorni in superficie gaudente, sbuchi in Plaza d’Espanya, i semafori sono verdi, l’ascensore funziona (evvai!)… ma ad aspettarlo ci sono prima di te i 130 componenti ultrasessantenni della fanfara portoghese.
  • Stai vagando a casaccio in zona porto in un orgia di shopping (ci sono i saldi), ti accorgi che ti scappa la pipì ma probabilmente non ci sono negozi dotati di bagno. Fa niente, un tentativo si fa lo stesso: ti avvicini a una commessa e le dici:
    -Escuchame un momentito, mi dicis donde è il bagnos?
    E lei guardandoti con aria perplessa tenta di venderti uno spazzolone per pulire il water.

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categoria : vita vissuta eh

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 16:03
domenica, 19 febbraio 2006

ALLA CONQUISTA DEL MONDO 

E fu così che l’Ultima Gita Liceale in terra spagnola si preannunciava verosimilmente indimenticabile (con una sfumatura di devastazione nel significato). D’altra parte l’anno scorso dopo soli due giorni a Firenze due vivaci componenti della classe ebbero la brillante idea di andare a orinare sulla rotonda della circonvallazione sotto lo sguardo perplesso della mia professoressa di arte.
Durante l’ora di inglese così ce ne stavamo lì tranquille (io e le mie Vicine di Banco) a organizzare militarescamente il tutto attraverso comodi bigliettini:

-Allora, ragazze, chi di noi tre si incarica di portare il phon?
-No, guarda che non ce n’è bisogno… ho guardato il sito dell’albergo e dice che c’è già lì.
-Sicura sicura sicura? Lo sai per certo? Potresti metterci la mano sul fuoco?
–La accendiamo? Scusa, se ti dico che c’è, c’è! Non sono mica visionaria!
–Se lo dici tu…
-Ok, il phon ce l’hanno. Ma il diffusore? Ce l’hanno il diffusore?
–Ma cosa ne so io… Bisognerebbe chiederglielo!
-Giusto. Potremmo mandare un’e-mail!
-Perché, c’è qualcuna che sa lo spagnolo?
–No.
-Io si, so due cose!
-E cioè?
-"Giornalista" e "senza cipolla, per piacere!"
-Ah, beh, allora...
–Beh, d’altra parte non dovrebbe essere così difficile… cioè, contano poco le parole, basta guardare il suono, la musicalità… Non bisogna attaccarsi proprio alla grammatica.
–Ok, proviamo.

Così, dizionario bilingue alla mano, questo fu il brillante risultato:
Caros senor Direttores de l'albergos,
Nos otros semos tres muchaches que vierrannos a farve visitas a partir de lunes 20 fevriero con la nuestra schola por en viajo d’istruccion. Ce stavamos preguntando, dado que vos tenetes el phon en cameras, si otres a quellos tenevates anco el diffusores (sorry, but our dictionary didn’t say the exact translaton of the word… In Italy that thing means "diffusore"). Si vos non lo tenetes pas, puedete decir que no lo tenete a nos otros (asì los porteremos nos)?
Hasta luego et muchas gracias por l’informaciones que ce dates."


Avremo causato un incidente diplomatico?
I miei saluti, signori avventori, e arrivederci a domenica.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 19:03
martedì, 14 febbraio 2006

FIOCCO ROSA?

Ecco, a proposito di pesci stavo pensando: ma se il mio Daprile fosse una femmina? Dopotutto nessuno mi ha mica mai detto che è un maschio. E poi non è mica una cosa che si vede come nei cani.
E io che l’ho sempre trattato da uomo (cioè, da pesce maschio).
Dunque, riflettiamo: lui in fondo i pesciolini non li ha mai fatti. Beh, bella forza, è da solo. Però c’è stato un tempo in cui non era da solo, in cui abitava l’acquario in subaffitto col pesciolino della Cicci, Pippo. E neanche lì i pesciolini non li ha mai fatti. Quindi i casi sono questi:
- O erano tutti e due maschi
- O erano tutte e due femmine.
- Oppure erano un maschio e una femmina, ma uno dei due non era molto interessato alla cosa perché magari aveva tendenze omossessuali.
Escludiamo la terza ipotesi che mi sembra un po’ meno probabile. O erano due maschi, o erano due femmine. Però anche prendendo in considerazione queste due eventualità non ci cavo ragno dal buco… come faccio a saperlo? No, perché ho provato anche a chiederlo a un veterinario, ma questo mi ha guardato male e mi ha chiesto se non avessi una vita mia.
E allora cosa faccio? Come mi comporto con lui?
No, ho deciso: continuerò a trattarlo da maschio. In fondo:

  1. Se è veramente un maschio iniziando a parlargli al femminile potrebbe cominciare ad avere delle crisi di identità per cui un giorno me lo ritroverei a vagare per l’acquario in tutù rosa.
  2. Se in realtà è una femmina, dopo questi quattro anni passati a dirgli "allora, vecchio mio, la mangiamo la pappa?" probabilmente si sarà convinto da solo di essere non una bella fanciulla ma un pesce molto macho.

Devo rifletterci su, su questo. Temo di avere rovinato per sempre la psiche di un povero vertebrato acquatico.

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categoria : animalia

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 20:06
venerdì, 10 febbraio 2006

QUELLA ROBA CHE QUANDO MI ARRIVA DICO "NO, NON LA FACCIO" E INVECE POI LA FACCIO LO STESSO PERCHE’ E’ BUONA EDUCAZIONE => Ovvero la solita catena blogghica dal tema "Abitudini", passatomi da questo individuo e quest'altro.

Si diceva un elenco in cinque punti? Oh, eccoci.

  • ABIUTUDINE SCOLASTICA. Durante le ore di filosofia e di fisica quando mi annoio proprio tanto, comincio a colorare con il mio portamine i quadretti del quaderno, uno per uno in modo uniforme facendo bene attenzione ai contorni. Poi cancello. Solo nelle ore di filosofia e di fisica, non nelle altre nemmeno se sto collassando sul banco. Comunque sempre meglio della mia Vicina Di Banco che in quelle di matematica mastica basilico (Vistosamente, tra l’altro).
  • ABITUDUDINE GRAFICA. Quando scrivo in qualsivoglia circostanza (che siano lettere, e-mail, temi in classe, post o quellochevipareavoi) tendo a usare uno sfacelo di parentesi. (Questa è la terza, infatti). Ho provato a smettere, ma è più forte di me. (Il mio professore di italiano mi odia e ha già tentato di prendermi a sprangate).
  • ABITUDINE ALIMENTARE: Quando preparo le tagliatelle, che sono la mia pasta preferita, le faccio cuocere quattro minuti e trentasei secondi. Mia madre ha rischiato il linciaggio quando le ha lasciate bollire quindici secondi in più.
  • ABITUDINE ELETTROSTATICA (detta anche "Abitudine da povere pirla che vogliono crepare giovani). Quando stacco la spina dello stereo o del computer, la tocco per sentire se è calda. Dopo che sono quasi morta quando l’ho fatto con quella del mio phon portatile rotto acquistato il giorno prima per cinque euri (=>scossa devastante), per precauzione la strofino contro un materiale metallico prima di tastarla.
    (E’ stata la scoperta –peraltro notevole- avuta leggendo il libro di fisica che diceva che un conduttore attraversato dall’elettricità si riscalda a indurmi alla minchiata).
  • ABITUDINE PESCIOFILA: Quando do da mangiare al mio pesce Daprile il cibo in fiocchi, faccio in modo che questi siano abbinati cromaticamente (Uno arancione, uno verde, uno bianco. Uno arancione, uno verde, uno bianco. Poverino, anche l’occhio vuole la sua parte.)

Non ho il cuore di indurre altri amabili colleghi blogger a farlo, poi vedete voi.

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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 14:57
martedì, 07 febbraio 2006

IN PIENE BUONE INTENZIONI

Signori avventori, credo di avere un problema. Si, è così, la qui presente ha un problema: io me in persona. E dire che le buone intenzioni c’erano, ero proprio lì che grondavo di candore da tutti i pori. Ora vi spiego.
Sabato scorso avevo dato appuntamento alla mia Allegra Compagnia di amiche (eravamo in cinque: io, le mie immancabili Vicine di Banco e due altre simpatiche ragazze compagne di liceo fino alla terza) per andare in visita a casa del miei Signori Insegnanti.
Accadde infatti che il giorno seigennaioduemilasei fece il suo ingresso nel pianeta la Piccola Cunegonda, figlia della mia Professoressa di lettere e di suo marito, il mio Professore di matematica (la quale neonata non si chiama realmente così, ma dal momento che ogni volta che si chiedeva che nome avrebbe avuto la bimba si otteneva la risposta "Cunegonda", il nome è rimasto). Così si decise di racimolare le ragazze e di andare a portare loro un piccolo regalino, un po’ per curiosità, un po’ perché i due sono sempre state delle brave personcine ed era una cosa carina da parte nostra (sapete, i sabati pomeriggio trasgressivi di noi ragazze liceali).
Lo so che non ci si comporta così.
Che si presume che alla nostra età si dovrebbe aver imparato a vivere come delle persone civili.
Però è andata.
E dire che trovandoci con 46 minuti di elegante ritardo in perfetto stile Adolescenti Debosciate sotto la casa dei prof, la mia amica A. aveva preso in mano la situazione facendoci le raccomandazioni del caso: Oh ragazze vedete di non degenerarmi subito, Siamo persone serie, Noi si entra e si fa una conversazione civile tutte belle educate e dopo non molto magari usciamo per non dare fastidio, Ricordatevi che non siete a casa vostra.
(Ma certo)
(D’accordo)
(Si, hai ragione).
Suoniamo.
Avrei dovuto capire che non era giornata quando Chiaretta, una persona estremamente folkloristica, entra a passo di marcia nella casa avvolta in top e minigonna nere e cappellino glicine stile regina madre dicendo "PROFESSORESSA! Ci SCUSIII per il ritardo, ma è colpa di mio padre che si è voluto PIASTRARE I CAPELLI con la mia piastra lisciante prima di accompagnarci qui! Ci aveva sentite arrivare?"
(La faccia di quella povera donna era una cosa meravigliosa)(si, ci hanno sentiti a due isolati di distanza).

Ora, non ricordo bene tutti i dettagli del pomeriggio, ma in sintesi questo dev’essere quello che noi, alunne di quinta scientifico e in particolare me abbiamo detto loro, nostra professoressa di lettere ora in maternità e nostro professore di matematica e fisica con cui, tra l’altro, dovremmo affrontare gli esami di maturità:
-Che in terza liceo io, Chiaretta e Amica F. organizzammo il corso di recupero di latino il giorno in cui la Professoressa aveva la mattina libera solo perché lei e il Professore potessero vedersi anche di martedì ed eventualmente tornare a casa assieme. (Giustificazioneà Eravamo sedicenni che guardano troppi film) 
-Che secondo i nostri calcoli abbiamo scoperto che si erano messi insieme il giorno dello scrutinio del primo quadrimestre perché lei il giorno dopo si era dimenticata che avevamo compito (Giustificazioneà Eravamo sedicenni che guardano troppi film).
–Che tra l’altro per accertarci della nostra ipotesi, li pedinavamo durante la ricreazione (Giustificazioneà Eravamo sedicenni che guardano troppi film)
–Che stiamo cercando di fare in modo che il nostro nuovo professore di italiano si metta con l’insegnante di italiano della seconda linguistico visto che sono entrambi ancora single (Giustificazioneà Siamo diciottenni che guardano troppi film)
Capite, non sono cose che dovresti dire a Determinate Persone. No, capite? No.
Il problema è il seguente: come possiamo fare a tornare a scuola il giorno in cui abbiamo lezione con i professori di cui sopra tutelando la nostra incolumità e soprattutto la nostra media?

  1. Mimetizzandoci con l’ambiente circostante travestendoci da termosifone in modo che nessuno si accorga della nostra presenza
  2. Entrando in classe infilando la testa in un sacchetto del pane con i buchi per gli occhi.
  3. Non andandoci proprio con la scusa "Mamma, ho la febbre"

Accettansi Validi Suggerimenti o Espedienti Vari.
(Sono palesemente una cretina)

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categoria : gente strana, vita vissuta eh

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 12:05
sabato, 04 febbraio 2006

ON THE ROAD (in omaggio al collega JonLivingstone, che sa cosa vuol dire)

Fu così che un paio di settimane fa, dopo due mesi di smaronamento pomeridiano passati a confondersi con l’arredamento dello stanzone della scuola guida Per Le Lezioni Di Teoria, la nostra superò il primo della sua Lunga Serie Di Esami.
Accadde un glorioso mattino freddo&soleggiato, nella sede della motorizzazione civile di Vicenza, in mezzo a uno sbanderno di colleghi diciottenni variamente annoiati e preoccupati.
Uscii da lì con un sorriso a 49 denti, veleggiando verso il mio istruttore signor Guido (anni 187), il quale mi accolse dicendo con fare contrito "Ragazzina, immagino che tu l’abbia passato.(COSA te lo fa pensare?). Sono sicuro che hai sbagliato il segnale stradale numero 15, vero? Eh, voi femmine non riuscite mai a cogliere la differenza tra autobus e filobus, siete un disastro… per non parlare dei sorpassi! Ommioddio, se penso che adesso tu comincerai le guide mi viene male per tutti i cittadini del circondario… ed è tutta colpa mia."
(Grazie per la soddisfazione, e comunque no, ho sbagliato solo una cosetta sul confine di stato, brutto vecchio fissato maschilista.)
La settimana seguente la Scuola Guida, nella persona del mio Nuovo Istruttore Della Parte Pratica, signor Giuliano (età indefinita), telefonava al di me cellulare per dirmi che se mi garbava, potevamo anche cominciare con la prima guiduccia. Presi appuntamento per l’ultimo lunedì di gennaio, ore 15.
Salendo sull’autovettura commisi un grave errore, cioè quello di posare sotto il sedile del guidatore la mia borsetta: dopo quindici minuti, in prossimità di un Incrocio Molto Pericoloso, il mio piede premette accidentalmente un tasto del telefono cellulare in essa contenuto, facendo partire una chiamata.
Per mia madre.
La quale ovviamente, ignara della situazione, rispose.
Qui riporto ciò che la genitrice di cui sopra, in quel preciso momento, deve aver sentito:
"Allora, signorina… si, ecco, vai dritto. MA LO VUOI PREMERE QUEL PEDALE CHE STIAMO ANDANDO AI VENTI ALL’ORA? Ecco, si, così. NO, NON COSI’, VAI TROPPO VELOCE, MA SEI IMPAZZITA? Ecco, piano. No, più veloce. No, più piano. Più…. FERMATI, RAGAZZA DEGENERATA! La precedenza! Ecco, ora parti così… piano… veloce… no, piano… Prima, seconda, freccia a sinistra, gira… MA SEI SCEMA? TI AVEVO DETTO DI GIRARE E TU VAI DRITTO? VUOI CONDURRE ENTRAMBI A UNA MORTE MOLTO VIOLENTA E DOLOROSA? NO, perché VA BENE CHE E’ LA PRIMA GUIDA, MA PORCA MISERIA! ATTITUDINI ALLA GUIDA NESSUNA! NEANCHE LE BASI ELEMENTARI! Dio, lo sapevo che io dovevo fare l’avvocato come diceva mia madre, queste lezioni agli adolescenti mi uccideranno, io lo so che mi uccideranno. Morirò così, schiantandomi al primo incrocio contro una Porsche Cheyenne che veniva da destra. Dio, perché?! Perché?! Perché sono stato così coglione quella volta che mi sono fatto assumere?!"

"Pronto? Giulia? GIULIA?!"

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categoria : vita vissuta eh

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 16:51
mercoledì, 01 febbraio 2006

LO SCIENZIATO 

Negli ultimi mesi, la sottoscritta assieme ai suoi Colleghi Coetanei ha avuto modo di comprendere a fondo l’essenza dell’Ultimo Anno Di liceo, che si esplica fondamentalmente nei seguenti punti:
-Addormentarsi la sera e risvegliarsi in posti insoliti quali la scrivania o l’angolo vicino all’armadio dopo un incubo riguardante l’esame orale
-Atti evidenti di nonnismo e terrorizzazione nei confronti delle ragazzette di seconda liceo socio-psico-pedagogico tramite minacce, azioni intimidatorie, manifesto atteggiamento di superiorità, terrorismo psicologico
-Conseguentemente, vagare per le sedi del liceo tirandosela molto più del necessario
–Partecipazione a una serie sconfinata di conferenze su argomenti disparati, tipo "l’erotismo nella vita quotidiana di Gabriele D’Annunzio", "l’economia pre-capitalista tedesca" et simili.

Proprio la settimana scorsa noi scientifici maturandi fummo chiamati nell’auditorium della scuola per assistere a un interessantissimo incontro sulla genetica dell’ultimo trentennio.
Eravamo lì che ci stavamo contorcendo nella fremente attesa di essere illuminati dal Grande Scienziato Esperto della mattinata, quando ci entra in classe la di me professoressa di biologia tutta affannata e di un’allegra tonalità di fucsia.
–Ragazzi, ragazzi, abbiamo perso il professore che deve tenere la conferenza! L’avevo messo in aula magna per venire a chiamarvi, ma quando sono andata lì non l’ho più trovato! Che, qualcuno mi dà una mano a cercarlo?
E insomma, essendo che perdere mezz’ora di dissertazione sul teorema di Rolle non fa mai schifo, finì che io e il mio Compagno Di Classe M. ci offrimmo volontari per la spedizione di ricerca, dirigendoci verso la Sede centrale.
Nel primo quarto d’ora i tentativi di rintracciare il luminare non diedero i frutti sperati. Controlli a tappeto in palestra, nella biblioteca, in sala insegnanti, nel laboratorio di informatica, in quello di chimica… niente.
Ad un certo punto, rinveniamo un tizio intento ad esaminare uno strano sasso rosa con la lente accanto ad un poster sulle ammoniti. Ci si avvicina.
–Scusi, stavamo cercando…
-Mi scusi lei, signorina esemplare di OMINIDE ADOLESCENTE! Non vede che sono impegnato in ATTIVITA’ INTELLETTUALI DI ALTRO GENERE?! Il suo istituto liceale ha chiesto di potermi ospitare in questo edificio per la mattinata ed io stabilito di approfittarne per esaminare questi CAMPIONI ROCCIOSI E MINERALOGICI, che pur non essendo strettamente attinenti con il mio ambito di ricerca destano comunque la mia attenzione... Lo sapete che interrompendomi inopinatamente deviate la mia attenzione dall’oggetto e che questo fa scaturire la mia disapprovazione nei vostri confronti? Quindi, ragazzi liceali, vi prego di DIRIGERVI IN UN DIVERSO HABITAT e non tediatemi oltre! Vi ringrazio molto.
–Ma volevo solo chiederle se lei è…
-Allontanatevi e CESSATE DI ALTERARE LA MIA SPERMATOGENESI!

-Professoressa?! Professoressa?! L’abbiamo trovato!

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categoria : gente strana