IL PARRUCCHIERE DI MISS ITALIA (del genere: passiamo dalle tette ad argomenti più culturalmente elevati)
Avete presente lo stereotipo del parrucchiere fashion palesemente gay di cui son pieni libri, riviste e programmi TV di diverso genere? Ecco. E lo so che non è carino generalizzare, però se gli stereotipi diventano stereotipi un minimo di fondamento è anche riscontrabile da qualche parte, altrimenti sarebbero stereotipi non stereotipati. Comunque.
Il minimo di fondamento in questione è il mio nuovo parrucchiere. Presumendo il dato di fatto che tutti hanno un parrucchiere sotto casa, e che ovunque si vada ad abitare esiste un parrucchiere nei paraggi più immediati (non accetto confutazioni), il trasloco di quest’inverno ha comportato l’abbandono della signorina Perché-Non-Ti-Fai-I-Capelli-Biondo-Platino in favore del nuovo parrucchiere sotto casa, il signor Parrucchiere-Di-Miss-Italia.
Vestito sempre con jeans Richmond attillatissimi e maglietta rosa Emporio Armani, il Parrucchiere di Miss Italia ha provveduto a tappezzare tutte i centimetri di parete del salone di bellezza disponibili con articoli sul concorso di Miss Italia, foto di potenziali Miss Italie, foto di lui tra la numero settantacinque e la numero trentasei, attestati che certificano che egli era tra lo staff delle prefinali di San Benedetto del Tronto 2005 e cose così.
Beh, quando son andata a farmi tagliare del doppie punte la settimana scorsa ero psicologicamente pronta all’immancabile dichiarazione.
–Lo sai? Venerdì scorso ero a Salsomaggiore per le finali di Miss Italia.
(che oltretutto quando se ne esce così guadando le sue scarpe di Prada mi vien sempre voglia di rispondergli "ah, ti ho visto! Eri la numero 24!". Comunque.)
Per farlo sentire realizzato, mi impegno a mostrare interesse.
–Ah si? E com’è andata?
–Oh, tesoro, non ti immagini neanche… un’esperienza straordinaria, quest’anno l’organizzazione era davvero super, e poi Miss Italia è sempre Miss Italia!
Allora la tentazione diventa irresistibile. Cercando di cacciare un’ombra di complesso di inferiorità con la speranza che la risposta sia "erano tutte delle racchie che sembravano fighe solo perché erano truccatissime", azzardi la Domanda:
-Ma… e le ragazze com’erano?
-… le ragazze?
–(…eh)
–Oh. Alcune erano fashion, ma a dire la verità ci son rimasto male.
–E perché? Avevano i brufoli?
–No
–Avevano i capelli grassi e con la forfora?
–No.
-…Tette rifatte?
–No.
–Allora?
–No, è che… cioè, la cinquantanove mi ha rovesciato lo smalto sulla mia maglia fucsia di D&G e non mi neanche chiesto scusa. Una delusione.
(C'entra una fava, però volevo annunciare al mondo che al test d'ingresso per Scienze della Comunicazione sono arrivata ventunesima su 481 candidati. A cosa serve un blog se poi non lo si può usare per tirarsela?)
LE TETTE PIU GROSSE DELL'UNIVERSO (ovvero: compagni di viaggio piuttosto originali)
Sabato. Vagando tra una stazione e l’altra.
– E’ in partenza al binario 8 il treno… hmm… scusate. Ah, si: Intercity delle 14.44 proveniente da Napoli e diretto a Venezia Santa Lucia. Ferma a Prato, Firenze Santa Maria Novella… no, niente, questo era un altro. Ecco: ferma a Ferrara, Rovigo, Terme Euganee, Padova, Mestre.
Scusatemi, ma si è inceppata la macchina che fa gli annunci elettronici. Inoltre, pregherei ai signori passeggeri di non attraversare i binari perché… cioè, è ovvio che potete farvi molto male. Grazie. Buon pomeriggio. Buon viaggio. Ciao.
(Quest’uomo è il mio nuovo idolo)
Intercity di cui sopra, mezz’ora dopo. Sto seduta nello scompartimento assieme ad una tizia di Matera, una tizia di Potenza, una studentessa di Napoli e un tizio dall’aria terribilmente inglese intento a leggere "Hard Times" di Charles Dickens. Il posto accanto a me è provvisoriamente vuoto: la tipa che lo occupava (una napoletana sessantenne la quale aveva pensato bene di allietare l’intero vagone con i suoi personali commenti in dialetto stretto sulle ultime notizie pubblicate da Novella 2000) si era da poco alzata per recarsi nel non-distante cesso.
Insomma, ero lì che leggevo l’inserto di Repubblica quando questa di ritorno dal bagno irrompe nello scompartimento:
–Oh, gente! Non avete idea… qua fuori c’è la donna con le tette più grosse dell’universo! Ma una cosa impressionante: avete presente la… la… insomma, quella che si è mollata con Montano? Ecco, il doppio! Che stavo uscendo dal bagno e me la son trovata davanti e son rimasta sconvolta, tanto che l’ho guardata e ci ho detto: signora, lo sa che ha le tette più grandi che io abbia mai visto? Signora, ma ci passa nel corridoio? Perché son veramente enormi!
E poi son venuta qui perché dovevo dirlo a qualcuno, gente… non avete idea! Che poi mi chiedo se siano proprio sue perché non è normale che delle tette così grosse stiano su così bene…Ma dovete venire a vederle, perché detto così non rende! Oh, facciamo così: a turno in coppia fate finta di andare al bagno, tanto siete tra donne, così vedete anche voi! Maronna lu carmine, ma veramente… ho bisogno di sedermi.
E si siede.
La tizia di Matera ripiomba sugli appunti di fisica nucleare.
La tizia di Napoli guarda fuori dal finestrino facendo finta di niente.
La tizia di Potenza finge di dormire.
Il tizio terribilmente inglese impressionato dalla mimica della signora (molto esplicita peraltro, come mimica), esce dallo scompartimento col suo libro di Dickens mormorando qualcosa di terribilmente inglese (le parole che son riuscita a recepire sono: oh my God, italians, come back tomorrow, crazy, breasts)
9
Bologna. Alle poste
Impiegata: Signorina… mi dice qual è la destinazione di questo pacco?
Me: Nove, provincia di Vicenza.
I: Nove? E’ un paese?
Me: Si, abito lì.
I.: Nove come il numero?
Me: Come il numero.
Bologna. In biblioteca
Bibliotecaia: Bene… allora, il nome ce l’ho, ho l’indirizzo, il numero di telefono anche… lei non è di Bologna, signorina?
Me: No, infatti.
B.: Allora per farle la tessera ho bisogno anche di altri dati. Dove ha la residenza, signorina?
Me: Nove, provincia di Vicenza.
B.:…Nove?
Me: Si.
B.: Come il numero?
Me: Esattamente.
Bologna. Salotto di casa.
Coinquilino: Quindi tu saresti di Vicenza?
Me: Nei paraggi.
Coinquilino: Non Vicenza città?
Me: Provincia.
Coinquilino: E il tuo paese come si chiama? Magari ci sono stato.
Me: Nove.
Coinquilino: …Nove?
Me: (…)
Coinquilino: …come il CD di Ramazzotti?
Me: (…)
Almeno riconosciamogli l’originalità.
APERITIVO
La bevanda preferita della mia migliore amica (di cui trovate un accenno qui) è il Crodino allungato. Con acqua liscia e tiepida, per la precisione. Certo, de gustibus non est disputandum, vivi e lascia vivere et così via, ma la cosa si rivela un pochino imbarazzante al momento di fare le ordinazioni al bar.
Eravamo io, lei e sua sorella (un’allegra ventitreenne laureanda in psicologia) sabato sera in un paesino della provincia, e poco prima di tornare a casa si era deciso per la solita sosta al pub. Così onde evitare conseguenze irreparabili preventivamente ho detto all’amica: senti, Alice, stavolta magari non ordinare il Crodino allungato, così magari io e tua sorella possiamo evitare di fare finta di con conoscerti.
Ok, mi ha detto. In effetti la totale assenza di recriminazioni e/o inviti a farmi i cazzi miei poteva essere sospetta, ma non ci avevamo fatto caso.
Comunque, dopo un po’ arriva la cameriera.
Cameriera: Buonasera, ragazze. Desiderate?
Me: The alla pesca.
Sorella-di-Amica: Caffè macchiato, grazie.
Alice: …
Cameriera: …lei, signorina?
Me: …
Sorella-di-Amica: …
Alice: Una coca-cola.
Me: …solo?
Alice: si.
Me: Senza allungamenti, aggiunte, variazioni sul tema?
Alice: esatto.
Me: Oh, pensavo peggio.
Alice: …
Alice: …non è che me la può scaldare?
Cameriera (perplessa): Come, scusi?
Alice: Se me la può scaldare… sa, con quel coso che si usa per scaldare il cappuccino.
(*sgomento*)
Cameriera: …
Me: …
Sorella-di-Amica: …
Alice: no, è che odio le bevande fredde e gassate.
(Uno dei mometi più imbarazzanti della mia pacifica esistenza)
SONNI TRANQUILLI
Per quanto non sia consuetudine della qui presente esaurire i propri post in un paio di righe, volevo dire una cosina breve breve. La seguente:
Post scriptum ermetico tuttavia doveroso al mirabile post precedente.
Son tornata a Bologna ieri, e ho trovato una stanza in un appartamento con tre studenti di Arezzo. Esattamente a sei metri dalla caserma dei carabinieri. Direi che posso stare tranquilla perchè c'è chi vigila sulla serenità del mio sonno.
(e con ciò esaurisco l'argomento senza nemmeno aggiungere un minuscolo commentino sarcastico.)