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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 20:55
venerdì, 20 aprile 2007

L'INCONTRO CON LA STAR

L'Incontro è avvenuto in un momento peculiare del mio pomeriggio esattamente cinquantacinque ore fa. Mi trovavo in un ombroso e defilato vicolo di Bologna, tra un bar e un bidone della spazzatura con al mia amica Serena, la quale sfiorava la morte per soffocamento dopo aver ingerito un frammento di cannuccia.
Insomma, ero lì che la osservavo mentre tossiva e assumeva una sfumatura porpora, quando lei all'improvviso si blocca.
-Giuli...
-...Stai morendo e vuoi che ti colpisca violentemente sulla schiena?
-Non ti voltare.
-...?
-Tu non immagini che c'è dietro di te.
-...Bidone raccolta rifiuti secchi?
-Si, a parte quello. Più dietro. Davanti la trattoria.
-...?
-Riccardo Scamarcio che fuma una sigaretta.
-...
-(!)
-...Hai avuto un deficit di ossigeno all'emisfero sinistro?
-No, guarda che è lui veramente... l'ho riconosciuto dai ray-ban. Ce li aveva anche nella foto sull'ultimo numero di "Chi". E adesso che facciamo?

Ora, vorrei chiarire due o tre cose.
Innanzitutto, sono contraria alle ragazzette urlanti che si appendono i poster in camera di uno solo perchè è figo. (Cioè, anch'io ho il poster di Johnny Depp, ma Johnny non è solo figo. Johnny è un'entità superiore astratta e intoccabile).
Poi.
Sono contraria anche alle foto col cellulare, nonchè alla frase "Io e te... tre metri sopra il cielo". E preciserei inoltre che anche se il mio stato civile non fosse di sicura zitellaggine, non mi verrebbe mai e poi mai in mente di appendere un lucchetto ad un palo e buttare la chiave nel Tevere.
Però.
A me i ragazzi ricciolini e con gli occhi verdi sono sempre piaciuti. Vabbè, gente... anche l'occhio vuole la sua parte, no?

Sin dall'inizio apparve chiara l'intenzione di Serena di confondersi con la colonna del portico e di avviare un'intensa e immobile attività di spionaggio. A mio parere però, la cosa sembrava poco produttiva.
Perchè insomma, lui era lì solo soletto e rilassato, e anche se non siamo delle quattordicenni in crisi ormonale avremmo potuto ritagliarci un momentuccio uccio da narrare in modo enfatico alle nostre compagne di corso il giorno successivo. No?
Dopo discussione rapida ma dai toni accesi, decidemmo che potevamo anche osare avvicinarci e rivolgergli la parola. E che essendo stata mia l'iniziativa, avrei dovuto farlo io.

La star siede all'entrata della fattoria fumando l'ultima parte della sigaretta. Fa per alzarsi.
Lento avvicinamento
(*Rullo di tamburi*)

ME: ...senti.
LA STAR: ...si?
ME: Ciao.
LA STAR: ...'ao.
ME: ...
LA STAR: ...?
ME: Lo so che io abito qui e tu no, però sai mica dove si trova il cinema X? No, perchè devo trovarmici dopo con un mio amico per vedere l'anteprima del tuo film, e non ho mica capito dov'è.

Ma è risaputo che un giorno diventerò una giornalista molto ricca e famosa, e allora lui mi telefonerà pregando di andarlo a intervistare per promuovere i suoi film.








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categoria : vita vissuta eh, bolognesità

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 16:03
venerdì, 06 aprile 2007

PRIMO APPROCCIO

La blogger iniziò a rendersi conto di cosa vuol dire essere La Più Piccola solo in seguito al suo trasferimento nell'Appartamento Per Studenti, dove, come già noto, i Coinquilini per ammazzare il tempo facevano valere quei sette anni di vita in più e la maggiore forza fisica tendendole agguati e facendosi gioco di lei.
La blogger si abituò in fretta, imparando a difendersi verbalmente, ad adottare furbe strategie e qualora queste non funzionassero, a scalciare e a scagliare oggetti contundenti.
(Una volta per vendicarsi del fatto che il suo peluche preferito era stato nascosto dentro il forno, intrufolò il timer della cucina nella borsa dell'Ingegnere Elettronico facendolo suonare in piena notte. Passi tutto, ma i peluche della blogger sono delle reliquie sacre cui va dovuto il massimo rispetto).

La blogger, di cui è ben conosciuto lo stato di zitella, aveva addocchiato già da un po' un ragazzo che frequentava il di lei corso di laurea, carino, alto e biondo scuro il quale risultava stare particolarmente bene con un maglione a righe colorate. L'Uomo Col Maglione A Righe soleva sedere sempre nell'ultima fila a sinistra durante le lezioni. La blogger purtroppo prediligeva un altra posizione, un po' meno defilata e dall'altra parte dell'aula, dove si posizionavano i di lei amici che dividevano con ella bevande delle macchinette e quotidiani da sfogliare durante le più noiose lezioni di sociologia.
Lei non osava mai sedersi in un posto diverso perchè gli amici erano abitudinari, e lei non voleva insospettirli e suscitare domande.
Accadde però che un giorno che pioveva in una maniera allucinante, alla lezione non si presentò nessuno degli amici di cui sopra, che preferirono stare a casa a mangiare olive e guardare Dragon Ball.
Così, astutamente, la blogger decise di arrischiare una mossa azzardata e di sedersi nella penultima fila a sinistra, proprio davanti al banco dell'Uomo Con Il Maglione A Righe (il quale, come fu scoperto dopo affannose ricerche, si rivelò chiamarsi Federico). Lui si presentò puntuale alle 11.05, con il suo delizioso Maglione A Righe e il suo libro di sociologia. E si sedette nel suo solito posto, dietro a quello in cui la blogger si era strategicamente posizionata.
A metà della lezione, la blogger sentì qualcuno che attirava la sua attenzione battendole una mano sulla spalla.
BLOGGER (voltandosi piano): ...?
UOMO COL MAGLIONE A RIGHE: Scusa...
BLOGGER (a corto di voce): ...si?
U.C.M.R: Volevo dirti una cosa.
BLOGGER (attonita): ...si, dimmi.
U.C.M.R: ...
BLOGGER: ...
U.C.M.R.: ...ti sei accorta che hai delle mollette attaccate sul cappuccio?

Dopo la lezione, la blogger fece irruzione nella camera dei Coinquilini indubbiamente colpevoli, e si adoperò per fare una strage munita di cucchiaio di legno e coltello per il pane.

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categoria : vita vissuta eh, bolognesitÃ