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vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 11:56
sabato, 22 settembre 2007

CINQUE MODI IN CUI GLI SPORTELLI "BIGLIETTO VELOCE" DI TRENITALIA POSSONO COMPROMETTERE PER SEMPRE LA TUA ESISTENZA

Gli sportelli di Trenitalia sono subdoli e ingannatori. Hanno un apparenza normale, e ti consentono effettivamente di fare il biglietto più in fretta che nei normali sportelli con gli omini vivi perchè non c'è quasi mai fila.
(A questo punto, direte, uno dovrebbe chiedersi perchè)
Inoltre, almeno a Bologna sono sempre perfettamente funzionanti, e quando uno dei medesimi si guasta, viene riparato nel giro di poche ore.
Non è possibile. Chiunque sia abituato, come la qui presente, a trascorrere almeno sei ore a settimana in compagnia di Trenitalia, dovrebbe capire che c'è sotto qualcosa.
Così succede che arrivi alla stazione di Bologna dopo i centottantuno chilometri su binari che ti sei sorbito come ogni domenica pomeriggio per rientrare nella tua città fuorisede. Domani mattina devi andare a Rimini a trovare un'amica che ha appena trovato casa lì, e decidi che, per evitare levatacce, forse è il caso di prendersi avanti e fare subito il biglietto. Così, sbirciano verso l'enorme quantità di persone in coda alla biglietteria, opti per il Biglietto veloce.
Ti avvicini al touch screen, digiti la destinazione, l'orario, seconda classe, sono 6,55€. Afferri velocemente il portafogli, povero di banconote e ricco di spiccioli, e per fare prima ed evitare di perdere ore a contare le monete, inserisci una banconota da 10€.
Biglietto in stampa, attenda il resto di 3,55€.
Ed è a quel punto che scopri l'atroce verità.
L'inghippo.
Il subdolo imbroglio.
Gli soprtelli automatici "biglietto veloce" danno il resto soltanto in monete. Da cinquanta e da cinque centesimi.
Con un tintinnio fragoroso udibile fino al binario 11, sei pezzi gialli da cinquanta centesimi vengono sputati dall'apparecchio, seguiti da nove fastidiosissimi nichel da cinque centesimi, e tu non puoi fare altro che rimanere lì allibita, e sperare che all'uscita della stazione si avvicini un barbone a chiederti se hai spiccioli.
Il barbone non verrà.
E qui arriviamo ai

CINQUE MODI IN CUI GLI SPORTELLI "BIGLIETTO VELOCE" DI TRENITALIA POSSONO COMPROMETTERE PER SEMPRE LA TUA ESISTENZA

1) All'uscita della stazione, il portamonete cede per il peso e cadono per terra tutte le monetine. Tu ti chini per raccoglierle, ma in quel momento passa una folla di turisti spagnoli che corrono verso la fermata del 25, calpestandoti. Di te, rimane solo qualche brandello di carne.

2) All'uscita della stazione, ti dirigi alla fermata dell'autobus. La strada per arrivare all'appartamento non è lunga, un chilometro o giù di lì, però hai con te una valigia enorme. In un attacco di coscienza, decidi persino di fare il biglietto in vettura.
Afferri il portamonete che quasi cede per il peso, e inizi a infilare monete da cinque centesimi nella macchinetta per l'emissione del biglietto a bordo. Dietro di te, si sta formando una fila sempre più lunga di persone che aspettano di poter fare il loro, tutte munite di moneta da un euro. Ti guardano malissimo infilare la tua enorme quantità di pezzi da cinque, mugugnano, qualcuna sussurra epiteti di disapprovazione. Quando finisci l'autobus è partito, e la folla, dopo un momento di discussione, opta per il tuo pubblico linciaggio.

3) Dopo essere uscita dalla stazione, prosegui a piedi fino al tuo appartamento. Lì trovi la tua coinquilina, che dopo averti salutato e condiviso i racconti dei reciproci week end dice: "sai Giulia, l'altro giorno ho fatto la spesa comune dei detersivi e delle cose per il bagno... sarebbero 3,45€ a testa. Li hai?"
Dopo aver estratto dalla tasca le quindici monete sputate poco prima dallo sportello automatico, vieni cacciata di casa e sei costretta a passare la notte disputandoti i portici con punkabbestia muniti di Rotweiller.

4) Dopo essere uscita dalla stazione, stanca e affamata decidi di andarti a prendere qualcosa di commestibile. Ti infili in un bar forse un po' lontano, ma sai che lì lavora un ragazzo ricciolino piuttosto bello che da mesi attira la tua attenzione. In quel momento, è proprio lui l'addetto al banco, e si preoccupa subito di servirti con un gran sorriso.
Ti senti già un pochino meglio.
Poi ti avvicini alla cassa, per pagare la pizzetta con la coca. "Sarebbero 3,45€ ", dice il ragazzo. E dopo averlo riempito di monetine, non vorrà più vederti nemmeno dipinta.

5) Dopo essere uscita dalla stazione, non si avvicina un barbone a chiederti se hai spiccioli, bensì un bambino zingaro.
Chiede se puoi dargli qualche moneta altrimenti sarà costretto a farti il malocchio, così tu in tutta fretta gli metti nella mano la sfilza di cosette da cinque centesimi.
Decide lo stesso di farti il malocchio, e comincia a borbottare ingiurie.
Tu non credi a queste cose, ma quando ti avvicini alla fermata del filobus questo sbanda e passa sopra al tuo piede con la ruota destra.



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categoria : varie&eventuali, trasferte

vi ha illuminato stellinacadente più o meno alle 11:54
mercoledì, 05 settembre 2007

INCONTRO CON LA STAR - capitolo secondo

Credevo che il mio memorabile incontro con il signor Scamarcio Riccardo costituisse un episodio isolato di faccia a faccia con un Volto Noto dal momento che non sono abituata a frequentare la Costa Smeralda, nè a darmi allo shopping in via Montenapoleone, ma così non fu.
Un'allegra compagnia di amici è riuscita a coinvolgermi in una spedizione a Gardaland che ha avuto luogo nella giornata di ieri, giornata in cui ho ricevuto la mia iniziazione alle Montagne Russe varie ed eventuali - un'esperienza che mi ha segnato profondamente -.
La prima volta che ero stata a Gardaland avevo sette anni, e appena sono entrata  la mamma (incinta di sei mesi) si è data una rapida occhiata attorno e ha detto: lì non ci vai, lì nemmeno, lì non chiedermelo neanche, là no e lì neppure, dacchè il mio margine d'azione si ritrovò ampiamente limitato. La seconda volta avevo sedici anni, accompagnata dal mio Signor Ecs, ed ero molto contenta perchè il parco era a nostra completa disposizione. Tuttavia il SIgnor Ecs rifiutò di montare in una consistente percentuale di attrazioni perchè aveva paura, e compresi che il Blue Tornado doveva ancora aspettare.
Poi arrivò la giornata di ieri, in cui la compagnia formulò il proposito di farmi salire su tutte le giostre immaginabili a prescindere dalla mia volontà, per cui mi ritrovai a saltare nel vuoto, ad essere sparata a folle velocità su un numero spaventosamente alto di giro della morte, e tutte queste cose qui.
Verso le undici e mezzo del mattino, la di me amica Alice notò con piacere che nel Sequoia Adventure misteriosamente c'erano solo cinque minuti di coda e, senza tenere conto della mia opinione personale, mi ci trascinò.
(Non so se sapete cos'è il Sequoia Adventure... è una roba delirante progettata da ingegneri pazzi e psicopatici in cui tu stai in un tronco che avanza con lentezza impressionante su un binario e ti fa trascorrere la metà del tempo a testa in giù)
Comunque sia, verso la fine del giro, quando il tronco si era messo in posizione orizzontale per il verso giusto e cominciava a rallentare e io controllavo di avere ancora tutti gli organi interni, io e la Alice notiamo ai piedi dell'attrazione due cose strane. La prima era un'anomala presenza di macchine fotografiche digitali puntate nella nostra direzione, la seconda era una nostra amica che si sbracciava cercando di farci capire qualcosa.
"Hai visto tutte queste persone che ci fanno le foto?" ha detto la Alice.
"Si, ma è strano. Cioè, dando per scontato che un giorno diventerò una giornalista tremendamente ricca e famosa, non credo che loro lo sappiano già."
"Boh."
"(...)"
"Oh, la Veronica sta cercando di dirci qualcosa"
Guardiamo la Veronica che indica un punto giusto davanti a noi, e sta sillabando delle parole. Ho sempre fatto schifissimo nella lettura del labiale, quindi distinguo sole tre vocali "...e ...o...i."
Mi volto verso la Alice.
"Che dice?" le chiedo.
"Boh... C'è... qualcuno."
"C'è Yoghi. Io ho capito c'è Yoghi."
"Si, anch'io. Ma non ha senso."
"C'è Yoghi."
E in quel momento, il tizio seduto giusto davanti a me, nella navetta che stava per partire venti centimentri più avanti, si sporge oltre il sedile e mi guarda.
Capelli rossi, maglietta rosa Dolce & Gabbana, occhi scuri piuttosto da pesce lesso, sorrisetto. La descrizione sputata di Francesco Totti. Perchè in effetti è Francesco Totti, e l'impressione è confermata dalla presenza della di lui moglie nel sedile accanto.
Lo guardiamo
(Deve aver sentito)
Fa una smorfia indecifrabile, allungando il sorrisetto.
"Mi scusi", dice la Alice. "L'avevamo scambiata per un altro".
E si volta.

Scommetto che nemmeno Moratti ha mai dato a Totti dell'orso Yoghi.
(applausi)

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categoria : trasferte, amenitÃ