COPIA OMAGGIO
EDICOLANTESSA: Salve, signorina, desidera?
ME: Salve. Volevo dire che a me le riviste le potete dare gratis.
EDICOLANTESSA: Riviste? Che riviste?
ME: Ah, una qualunque… "Sorrisi e canzoni", "Oggi", "Chi", "Dipiù TV", Vogue Uomo, "Tutto Uncinetto"… faccia lei.
EDICOLANTESSA: Ha un buono omaggio?
ME: No.
EDICOLANTESSA: …E perché allora dovrei dargliele gratis? Chi è lei?
ME: Una studentessa di scienze della comunicazione.
EDICOLANTESSA: E con ciò?
ME: Con ciò vuol dire che so tutto… me l’hanno spiegato a "comunicazioni di massa". Lo sa come si mantiene un giornale, come paga la carta, i giornalisti, la distribuzione e tutto il resto?
EDICOLANTESSA: …lo fanno pagare?
ME: Esatto, lo fanno pagare e poi ci sono le inserzioni pubblicitarie, che in un quotidiano non sono molte, e il cui prezzo varia a seconda della diffusione del giornale medesimo. Ovviamente un’inserzione in un giornale conosciuto e ritenuto autorevole come il "Corriere" o "La Repubblica" costa molto di più che un’inserzione dul "Il domani di Bologna"
EDICOLANTESSA: Mi sembra ovvio.
ME: E sa come fanno i giornali a vendere di più?
EDICOLANTESSA: Allegano gli inserti?
ME: Proprio così, e in genere sono delle riviste in carta patinata che vengono abbinate al giornale gratis o comunque con un sovrapprezzo minimo. Però in realtà quelle riviste al giornale costano molto, perché la carta patinata ha un prezzo molto più elevato della carta da giornale… mi segue?
EDICOLANTESSA: Ma certo.
ME: E per poterle dare gratis o quasi, vuol dire che la redazione deve ricavare i soldi da un’altra parte, ovvero dalla pubblicità, e questo spiega perché in quelle riviste ce n’è così tanta.
EDICOLANTESSA: Ha ragione, ha ragione
ME: Ora… le riviste allegate ai giornali vengono date gratis, e hanno un formato praticamente identico alle riviste vendute singolarmente… il contenuto è diverso, ma il formato e le inserzioni sono praticamente identiche. Lo sa questo cosa vuol dire?
EDICOLANTESSA: Che qualunque rivista potrebbe essere distribuita gratis?
ME: Infatti! I soldi ricavati dalle vendite rappresentano solo il 4% degli introiti di una rivista… in realtà queste vengono vendute perché una teoria economica sostiene che se una cosa non viene fatta pagare anche poco, questa non è desiderabile agli occhi dei potenziali acquirenti. Quindi, questo tipo di merce ha un prezzo solo perché se non l’avesse, la gente non se la filerebbe e darebbe molto meno diffusa e i pubblicitari pagherebbero di meno.
EDICOLANTESSA: Ma pensa!
ME: Quindi a me la può dare gratis.
EDICOLANTESSA: (…)
ME: In fondo non me ne frega niente, io la vorrei anche se fosse gratis, e le pubblicità le guardo sempre tutte.
EDICOLANTESSA: (…)
ME: Non ci crede? Guardi, su "Sorrisi" della settimana scosa che ho rubato alla mia coinquilina c'erano due pagine di Dolce & Gabbana, due di Cavalli, due di Breil, e sei erano di reclame di allegati ai successivi numeri della rivista. Vede che la guarda? Vede come mi ricordo tutto?
EDICOLANTESSA: (...)
ME: E poi mi aspettano tre ore di treno, cosa faccio in tre ore di treno?
EDICOLANTESSA: Si allontani immediatamente da questa edicola, e non si faccia più rivedere.
Oh, io almeno ci ho provato.
UNA VERA DONNA
IL PARRUCCHIERE DI MISS ITALIA (del genere: passiamo dalle tette ad argomenti più culturalmente elevati)
Avete presente lo stereotipo del parrucchiere fashion palesemente gay di cui son pieni libri, riviste e programmi TV di diverso genere? Ecco. E lo so che non è carino generalizzare, però se gli stereotipi diventano stereotipi un minimo di fondamento è anche riscontrabile da qualche parte, altrimenti sarebbero stereotipi non stereotipati. Comunque.
Il minimo di fondamento in questione è il mio nuovo parrucchiere. Presumendo il dato di fatto che tutti hanno un parrucchiere sotto casa, e che ovunque si vada ad abitare esiste un parrucchiere nei paraggi più immediati (non accetto confutazioni), il trasloco di quest’inverno ha comportato l’abbandono della signorina Perché-Non-Ti-Fai-I-Capelli-Biondo-Platino in favore del nuovo parrucchiere sotto casa, il signor Parrucchiere-Di-Miss-Italia.
Vestito sempre con jeans Richmond attillatissimi e maglietta rosa Emporio Armani, il Parrucchiere di Miss Italia ha provveduto a tappezzare tutte i centimetri di parete del salone di bellezza disponibili con articoli sul concorso di Miss Italia, foto di potenziali Miss Italie, foto di lui tra la numero settantacinque e la numero trentasei, attestati che certificano che egli era tra lo staff delle prefinali di San Benedetto del Tronto 2005 e cose così.
Beh, quando son andata a farmi tagliare del doppie punte la settimana scorsa ero psicologicamente pronta all’immancabile dichiarazione.
–Lo sai? Venerdì scorso ero a Salsomaggiore per le finali di Miss Italia.
(che oltretutto quando se ne esce così guadando le sue scarpe di Prada mi vien sempre voglia di rispondergli "ah, ti ho visto! Eri la numero 24!". Comunque.)
Per farlo sentire realizzato, mi impegno a mostrare interesse.
–Ah si? E com’è andata?
–Oh, tesoro, non ti immagini neanche… un’esperienza straordinaria, quest’anno l’organizzazione era davvero super, e poi Miss Italia è sempre Miss Italia!
Allora la tentazione diventa irresistibile. Cercando di cacciare un’ombra di complesso di inferiorità con la speranza che la risposta sia "erano tutte delle racchie che sembravano fighe solo perché erano truccatissime", azzardi la Domanda:
-Ma… e le ragazze com’erano?
-… le ragazze?
–(…eh)
–Oh. Alcune erano fashion, ma a dire la verità ci son rimasto male.
–E perché? Avevano i brufoli?
–No
–Avevano i capelli grassi e con la forfora?
–No.
-…Tette rifatte?
–No.
–Allora?
–No, è che… cioè, la cinquantanove mi ha rovesciato lo smalto sulla mia maglia fucsia di D&G e non mi neanche chiesto scusa. Una delusione.
(C'entra una fava, però volevo annunciare al mondo che al test d'ingresso per Scienze della Comunicazione sono arrivata ventunesima su 481 candidati. A cosa serve un blog se poi non lo si può usare per tirarsela?)
UN CARABINIERE ENTRA IN UN CAFFE’ E FA SPLASH
PREGIUDIZIALE ANTI-COLO’
Io la odio. Profondamente, visceralmente e istintivamente, quindi stabiliamo che il mio rancore è scatenato da pregiudizi bigotti.
Intanto perchè questa qui si presenta così in TV all’improvviso, solitamente mentre tu stai affettando le cipolle per il ragù o stendendo la biancheria o studiando i solidi di rotazione (che lo so che non si studiano i solidi di rotazione con la TV accesa, tuttavia la qui presente non ci capirebbe una favazza comunque, indi tanto vale). Insomma, in momenti molto poco opportuni dato il contesto.
E poi perché lo fa con disinvoltura, capite, con nonchalance.
Come fosse la cosa più comune di tutti, routine. Ognuno ci ha la sua, in effetti. La mia routine son i solidi di rotazione, la sua camminare sopra vulcani attivi. La mia fare profonde dissertazioni sui linfociti B, la sua vagare per barriere coralline asseme a un cameraman vestito da sub. La mia cercare di rinchiudere nel bagno la Cicci perché mi ha registrato lo speciale dello "Zecchino d’oro" sopra la mia preziosissima cassetta di "Pretty Woman", la sua circumnavigare un arcipelago.
Va bene, mestieri diversi. Tu sei una Liciacolò sulle falde del Kilimangiaro, io una quintaliceale alla terza simulazione d’esame.
Però.
Se permetti, signora Liciacolò, mi va anche bene che tu registri i servizi alle Galapagos tra le tartarughe giganti. Mi va bene che tu ce li presenti in tono entusiastico mentre studio i solidi di rotazione. Posso accettare i tuoi commenti sulla bellezza incontaminata del paesaggio cum carrellata della telecamera su chiare fresche & dolci acque anche se qui son tre giorni che piove. Tollero persino che tu sia pagata per questo, guarda.
Ma che dopo te ne sbuchi sulla vetta di un vulcano sotto un sole cocente & sfondo di spiagge e uccelletti colorari libranti nell’aere a dicendo "amici, siamo arrivati ma non avete idea di che faticaccia sia stata", tesoro mio, no.
Cioè, tu devi fare una fine lenta e dolorosa morsicata da un cobra dalle squame colorate protetto dal WWF e decantato da Darwin nell’ "Origine delle specie", ecco cosa.
(Niente di personale.)
PROGETTI PER IL FUTURO
Essendo che la qui presente rispondeva al fondamentale requisito di essere al termine della sua brillante carriera liceale, venni brutalmente costretta dalla di me insegnante di filosofia (dietro minacce di disumane interrogazioni sul diritto Hegeliano) a presenziare in prima persona ai laboratori orientanti organizzati dalla scuola per i ragazzetti di terza media che a loro rischio e pericolo fossero intenzionati ad iscrivercisi.
Così fu. Durante un piovoso pomeriggio di fine autunno venne affibbiati a me e a una Collega Di Quarta un manipolo di tredicenni saltellanti pronti a scoprire il Magico Luogo Di Reclusione Adolescenziale ove probabilmente avranno modo di vegetare per i prossimi cinque anni.
Essendo che noi non si sapeva da dove cominciare, decidiamo di iniziare il nostro simpatico ed istruttivo pomeriggio con la classiche domande rivolte ai ragazzi "Come vi chiamate?" e "Cosa volete fare da grandi?" di un'allegra banalità sconvolgente.
I ragazzetti timidamente rispondono uno dopo l'altro:
- Io mi chiamo Marco e da grande voglio fare l'ingegnere.
- Io sono Laura e mi piacerebbe fare l'architetto
- Io mi chiamo Viviana e voglio fare la veterinaria.
Al temine del giro si alza una ragazzina mingherlina, capelli biondi e occhi azzurri avvolta in un giubottino rosa confetto in perfetto stile Barbie, con l'aria molto timida.
il mio sorriso più incoraggiante.
-E a te che lavoro piacerebbe fare?", chiedo sfoggiando il mio sorriso più incoraggiante (tanto si ha tutto il tempo per spaventarli più tardi in laboratorio di chimica)
- L'anatomopatologa.
- *indietreggio di un passo* Come, scusa?
- L'anatomopatologa, precisamente alla polizia scientifica. Sono molto attratta dalle disezioni di cadavere, le trovo estremamente interessanti, in particolar modo quando è necessario analizzare il fegato per capire se la persona morta aveva qualche malattia.
Quando avevo tredici anni non mi lasciavano mica guardare C.S.I.
PREPARATIVI PER LA VACANZA
Stazione dei treni, ore 15. La rivendita dei biglietti è ancora chiusa.
SIGNORA-DI-PASSAGGIO: Tesoro, dovevi andare da qualche parte di fretta? Stai perdendo il treno?
ME: No, dovevo solo prenotare dei biglietti per Genova.
*entra Venditore Di Biglietti tutto sudato e trafelato*
VENDITORE DI BIGLIETTI: Oh, scusate, scusate, ma sapete com'è... vengo qui da Trento, e il treno era in ritardo di venti minuti.
Cominciamo bene.
(P.S: Se non mi vedete spesso in giro, è perchè sto tentando un incipit di vacanza a scrocco)
REPORTAGE
Redazione de "il Gazzettino", lunedì mattina.
SIGNOR C.: Sai, mi fa piacere che tu abbia deciso di collaborare con noi qualche volta anche se il tuo stage è finito, è uno sforzo apprezzabile.
ME: Si figuri.
SIGNOR C.: A questo proposito pensavo di affidarti oggi un'intervista della massima importanza che pensavamo di inserire nel giornale di domani.
ME: Dica.
SIG.C: Come dovresti sapere, Loredana Lecciso è stata in città durante il week-end...
(*sguardo di terrore*)
...
ME: N-n-non vorra mica che i-io intervisti...
SIG.C: No, la signora Lecciso purtroppo è già ripartita per la Puglia. Dovrai fare delle domande alla commessa del negozio di scarpe che le ha venduto un paio di sandali da 540€.
ME: Come, scusi?
SIG.C: Se vai subito, dovresti trovarla.
ME: Non mi faccia questo, la prego... Non c'è mica qualcun'altro da intervistare? Che so, un serial killer pluriomicida specializzato nello sciogliere adolescenti nell'acido, un sicario, un terrorista kamikaze, un rapinatore di banche, un padrino mafioso, un usuraio... nessuno?
SIG.C: No. Quelli li abbiamo già fatti.
Lo sapevo che dovevo fare uno stage come gelataia.
PRANZO DI LAVORO
Dopo aver simulato consistente impegno giornalistico per quattro settimane è successo, la nostra natura di studenti liceali sfaccendati & vacanzieri ha prevalso senza dirci nulla. Era più o meno giovedì e me ne stavo tornando dall'assillo di maturandi impegnati con gli orali giornaliero a cui accennai pochì giorni orsono che sarà stato mezzogiorno, e dovevo tornare in redazione per combinare qualcosa di utile per l'umanità con gli ultimi due signori stagisti (identificabili in un tizio del classico in pastrano nero morte e in caso umano aspirante mago dello scientifico).
Dicevo, ho appoggiato le borse e mi sono diretta verso lo stanzino dei pubblicitari (ove risiede il Piccì descritto qualche post fa, quello che ci mette 22 minuti ad accendersi e il cui attuale desktop consiste nella foto di Brad Pitt che Dio solo sa chi ce l'ha messa), quando ho modo di contemplare il momento di lassismo che ivi stava avendo luogo. Momento di lassismo ovvero i due tizi di cui sopra in fase di rutto libero con due pinte di Guinnes alte così e un sacchetto colmo di bruschette all'aglio che stavano minuziosamente leccando ai bordi.
Il che mi ha scatenato l'istinto da donna di casa, che sono andata lì con nonchalance e ci spiego candidamente che il piatto unico di questo periodo non è più di moda e che mangiare veloce e in questa maniera diorganizzata fa male alla digestione, e aspettatemi un attimo che ci penso io.
Morale della favola, siccome quando si fanno le cose è bene farle come si deve ne approfitto che c'è il mercato per fare un salto al banco gastronomia e a rifornirmi di patatine fritte per la compagnia.
Ero lì lì per arrivarci quando inciampo in un individuo dall'aria terribilmente familiare, consistente nel Signor C. (il direttore del giornale) in giacca, cravatta e borsa della spesa.
-Oh, la mia stagista preferita! (anche perchè ora come ora non ce ne sono altre). Cosa stavi facendo? Credevo fossi in redazione.
Eh, brillante supposizione. Che faccio, mento clamorosamente e mi invento qualcosa? No, tanto stava andando lì ed è meglio prepararlo allo spettacolo raccapricciante che ci troverà dentro, poverino. Brutale verità.
-No, è che gli altristavano pasteggiando selvaggiamente sul tavolo dei pubblicitari, ma siccome le bruschette all'aglio sono un po' poco come pranzo sono andata a prendere anche le patatine fritte.
La beata sincerità.
-Beh, in tal caso prendine anche per me già che ci sei. (Ommioddio, abbiamo plagiato il Direttore)
-Se vuole...
Mi avvicino al banco contornata dal Signor C., e chiedo quattro vaschette di patatine quattro e belle calde se si può
-Quattro?- mi fa la tipa del banchetto. - Non preferisci che te ne faccio una sola bella grande?
-No, quattro.
-Ah, ho capito. Tu hai in casa dei bambini piccoli, e se te ne do una sola poi si mettono a litigare!
-Più o meno.
Il signor C. cambia colore.
E ADESSO, DOVE ANDIAMO?
L’Autista delle Gite è una persona strana. Lo vedi per la prima volta a bordo del suo autobus "Agenzia Viaggi Rossi – e non vorrai più tornare indietro", mentre strascichi i tuoi venti/venticinque chili di bagaglio sul marciapiede, diretta verso un cumulo di gente che ti guarda con l’aria di chi non riesce a capire dove ti ha già visto tipica dei tizi che si svegliano alle cinque meno venti del mattino che su, alzati, che sennò fai tardi e gli altri partono senza di te (poi ci si può mangiare su quel marciapiede, tanto le foglie secche sono rimaste attaccate alla valigia). L’Autista delle Gite ti guarda dall’alto del suo volante con un sguardo sadico perfettamente lucido di chi sta sillabando mentalmente no, non ve lo apro il portabagagli miserabili semi-adolescenti fancazzisti.
L’Autista delle Gite si diverte a svegliare i suoi passeggeri appisolati alle soglie dell’alba sulla A12 sbraitando e sputacchiando all’improvviso nel microfono Ma porca miseria quante volte ve lo devo dire che non dovete alzarvi in piedi e gli zaini vanno nel portapacchi lassù che sennò ci ferma la polizia e poi i 300€ di multa sono cazzi vostri.
L’Autista delle Gite non fa pipì, Dio solo sa perché, e guarda con fare sprezzante dal retrovisore quei poveri sfigati che dopo 6 ore di viaggio e due di coda sull’Appennino sono piegati in due e vagheggiano di cessi azzurrognoli apparsi loro in sogno.
L’Autista delle Gite si diverte scaricando l’intera truppa in viuzze sconosciute fornendo loro intenzionalmente indicazioni sbagliate, e andandoli a riprendere a fine giornata a 12 chilometri da lì.
L’Autista delle Gite, appena scaricati i passeggeri, si dissolve magicamente nell’aria assieme al suo autobus. Probabilmente passa la sua giornata in un area remota del cielo con i suoi colleghi, a bere birra economica guardando dalle nuvole i derelitti che fotografano le chiese e sudano sotto il sole di mezzogiorno. Riappare miracolosamente all’ora di cena,in albergo, davanti all’arrosto e alla caraffa di vino rosso, visibilmente soddisfatto.