SETTEMBRE: ANDIAMO, E’ TEMPO DI MIGRARE
Non so se ve l’ho detto, ma tra un paio di settimane o giù di lì ho in programma la migrazione a Bologna, dove avrò modo di calarmi nel ruolo da neo-matricola e tuffarmi tra gli esami d’ammissione all’università. Primo tra tutti, quello di Scienze della Comunicazione dove spero di entrare, e se va male Lettere.
La famiglia si è lentamente abituata all’idea che starò tra mortadelle e tortellini cinque giorni la settimana, e questa presa di coscienza da parte loro ha provocato diverse reazioni: il Genitore si dispiace e spera che almeno lì impari a cucinare il ragù come si deve, la Cicci spera che non torni nemmeno durante il week-end così può appropriarsi della mia stanza che è più grande della sua, la Cana si dispiace perché la imbottisco di prosciutto quando nessuno vede, e la Genitrice… ecco, approfondirei questo punto.
Ieri pomeriggio, dopo pranzo, vado in cucina dove la Genitrice è intenta a leggere il giornale. E le dico, senti Genitrice, ho appena finito di sbrigare le pratiche per l’iscrizione al test d’ingresso a Scienze della Comunicazione e mi son messa d’accordo col Genitore per andare giù la settimana prossima a cercare una stanza.
Mi guarda.
Il momento è solenne.
Cosa dirà adesso? Mi darà consigli? Mi riempirà di raccomandazioni, mi farà un toccante e impetuoso monologo sui pericoli di vivere sola e abbandonata in una grande città, le si riempiranno gli occhi di lacrime implorandomi di non partire?
-Giulia…
La voce è quella da Profonda Raccomandazione, ovvero: l'unico, vero, grande imperativo materno che riassume tutti i timori, tutta l'ansia, tutta la paura che la Bambina sia offesa da questo Mondo malvagio.
–Giulia, senti…
-Si?
-…
-…
BRACCINO.
Le sorelle minori ci hanno il braccino corto. Punto. E questa non è una semplice affermazione, è qualcosa di più… un teorema, una legge universale che prescinde da qualsiasi contingenza, un dato di fatto che è e non può non essere.
Quando la sottoscritta si libererà dalle formalità quinta-liceali et avrà di nuovo l’occasione di riappropriarsi della sua esistenza, probabilmente ci lavorerà su. Al momento, sto conducendo in proposito degli esperimenti genetici di alta scienza sui gatti del vicino.
Pare che la micia secondogenita infatti tenda a nascondere parte delle sue crocchette di frattaglie miste sotto un cespuglio per poi tirarsela smodatamente con la gatta più grande che invece si scofana tutto subito. Ho in programma la redazione di un saggio che si applica perfettamente alle leggi della genetica Mendeliana, secondo cui il fenomeno dipende da una peculiare sequenza amminoacidica presente nel DNA delle sorelle minori, ma devo ancora approfondire l’argomento.
Comunque sia, le sorelle minori ci hanno il braccino corto.
Documentiamo il fenomeno illustrando i comportamenti di un soggetto che chiameremo con un nome di fantasia La Cicci. Trattasi di esemplare di pre-adolescente femmina di anni 11 e mezzo, legata da parentela di primo grado con la qui presente in quanto figlia della medesima Genitrice Femmina e dello stesso Genitore Maschio. E qui siamo proprio sicuri che non sia il frutto di un amore clandestino coltivato dalla Genitrice a tempo debito con uno sconosciuto amante perché ci ha lo stesso naso del Genitore Maschio e la stessa carnagione e la stessa costituzione che gli manca solo la pelata. Quindi.
Punto uno:
Nel salvadanaio della Cicci non ci sono mai meno di 200€.
Che tra l’altro Dio solo sa come questo sia possibile, dal momento che Cicci riceve di paga settimanale un miserrimo euro e mezzo. Ciò mi portò a pensare che Cicci durante la ricreazione invece di andare a provarci col di lei moroso undicenne all’interno delle mura scolastiche vada a rapinare banche. Oppure che rapini le vecchiette. Oppure che il di lei moroso undicenne sia in realtà il rampollo di una stirpe di antica nobiltà e che quindi faccia della Cicci la sua mantenuta. Dovrò riflettere su questo punto.
Punto due:
Se Cicci fosse maggiorenne, sarebbe l’unica in Italia a compilare con un certo gusto una dichiarazione dei redditi.
Lei adora far sapere al mondo l’ammontare del suo patrimonio. L’intercettare la Sorella Maggiore nel momento in cui questa si appresta a prendere la borsa per uscire o a chiedere alla Genitrice foraggiamenti per avere di che pagare il cinema, e scegliere questo momento per dichiarare "Io ho duecentocinquantotto euri nel salvadanaio e tu sei centesimi" la riempie di una gioia smodata.
Punto tre:
Per Cicci il denaro si divide in tre parti.
Quello nel portafogli da portare con sè (non più di 2 euro, per evitare spese folli e farsi offrire il gelato da altri soggetti), i risparmi nell’intoccabile salvadanaio (cifre smisurate che la sottoscritta non vede da anni), e Quello Che Le Deve Sua Sorella. Perché Cicci all’occorrenza viene sfruttata come banca, e quando Sorella Maggiore DEVE assolutamente uscire a comprarsi quella maglietta taaanto carina che ha visto nel negozio di via Roma, Cicci le elargisce prontamente del contante. Ma non per interesse, intendiamoci. Per avere la possibilità di fare irruzione nella stanza di Sorella Maggiore in qualsivoglia momento dichiarando "Mi devi venti euri e se non me li restituisci entro quindici secondi dico alla mamma che non le hai dato il resto quando ti ha mandato all’alimentari a comprare la mortadella:", il che è fonte di altra gioia smodata.
Punto tre/bis:
Cicci applica un tasso da usura.
COME FARE A RICONOSCERE I (miei) PROPRI PARENTI SENZA BISOGNO DEL TEST DEL DNA
PROPAGANDA’S WORLD RECORD
Caro signor Guinness Dei Primati,
Volevo dirle. Mi rendo conto che c’è un fracco di gente strana che le scrive per dire che ha fatto il giro del mondo in roller-blade o ha mangiato 2586 tortellini crudi in otto minuti o robe così e se può pubblicarle sul suo libro, ma senta: sono venuta a conoscenza di un episodio da record che le devo assolutamente raccontare.
Intanto il record non è mio, ma di mia madre.
Ebbene, mi stia a leggere con attenzione: mia madre ieri ha guardato 11 telegiornali. Più precisamente, il Tg5 delle 7.30, il Tg3 delle 12, il Tg locale delle 12.45, il Tg5 delle 13, il Tg 1 delle 13.30, il Tg3 Veneto delle 14.30, il Tg locale delle 19 e contemporaneamente il Tg3 delle 19, il Tg5 delle 20, il Tg2 delle 20.30 e il Tg3 delle 23.
Si, ora capisco che lei mi stia mandando mentalmente in posti irriferibili, ma l’impresa non è questa. Il record vero e proprio sarebbe che non l’ha fatto solo ieri, ma anche il giorno prima, e anche due giorni fa e ogni giorno a partire dal 9 febbraio, che se calcola bene sono 605 telegiornali in 55 giorni. Di campagna elettorale.
Ora, signor Guinness, non sono informata sugli ultimi ardimenti mondiali che le vengono proposti, ma questo è un record, non è vero? Perché pur facendo sforzi di immaginazione, non credo che ci possa essere qualcuno nel pianeta che si sia spinto in questo modo oltre i limiti delle facoltà umane… non so, magari in un qualche film è successo, ma nella realtà magari no. Me lo dica lei.
E se proprio invece qualcuno c’è riuscito prima di mia madre, cerchi di chiudere un occhio… Guardi, non le faccio pena? Ho diciotto anni, un esame di maturità a giugno, un esame per la patente a fine mese, il compito di biologia sul sistema endocrino domani e anche una brutta influenza intestinale in corso, che non so se sia per un virus che mi ha passato mia sorella oppure per diretta conseguenza della visione dei telegiornali di cui sopra.
Ieri ho picchiato un passante perché l’ho sentito pronunciare la parola "coalizione" e questo desta in me una viva preoccupazione per la mia misera condizione attuale.
La ringrazio molto.
Giulia C.
P.S: Purtroppo non ho documenti scritti che attestino queste imprese, ma se vuole può fare un’analisi scientifica sulle componenti interne del mio televisore. Se questo non le basta, può venire da me e interrogarmi personalmente che so… sul numero di scarpe di un personaggio politico estratto a sorte. Spero si fidi.
P.P.S: Ma signor Guinness, lei e il produttore della birra irlandese siete parenti?
WITH LOVE
Mah.
Me ne stavo così pacificamente a chiacchierare con Daprile, il mio pesce rosso che risente un po' dello Stress Da Trasloco, quando mi ti arriva alle spalle lo zio Antonio (per maggiori informazioni, si sbirci qui).
Il nostro uomo (anni 78), non esita a spiegare il motivo della sua visita.
"Mi serve una cosa".
"Se vuoi che trafughi le bottigliette di grappa agli asparagi dall'armadietto di mio padre come l'altra volta, sappi che la risposta è no."
"No, non è per quello. Te lo sai l'inglese?"
"Si, è l'unica materia in cui i miei signori insegnanti non hanno perso le speranze"
"Bon, traducimi questo bigliettino, che lo devo dare a una persona"
Qui di seguito riporto integralmente il testo:
Carissima Elisabetta,
Ti ringrazio infinitamente per le spendide ore che ho avuto l'onore di trascorrere con te. La tua grazia e il tuo sorriso mi hanno conquistato, e con la tua dolcezza hai reso i pomeriggi passati assieme veramente indimenticabili. Grazie.
Un bacio,
Antonio
Lo so che dopo quella volta che ho trovato il mio professore di fisica e la mia professoressa di italiano avvinghiati nel laboratorio di chimica non dovrei stupirmi più di niente, ma ci sono un po' rimasta. Insomma, ammetterete che non è mica normale.
"...Questa roba che cos'è?"
"Un bigliettino di ringraziamento per una donna speciale."
"Ehm... hmm... ma... cioè, t-tu... hm... ci sei andato... hmm... capito, no?"
"Sapessi, una donna così affascinante, sensuale, piena di charme, anche giovane...pensa, ha dieci anni meno di me... così elegante..."
"*boccheggia*"
"Capisci, dovevo assolutamente scriverle."
"Ma... cioè... in questi casi... c-come mai in inglese? Con chi sei stato?"
"Con la mia professoressa di inglese!"
"Con la tua PROFESSORESSA DI INGLESE? Quella che TI INSEGNA ASSIEME AI VECCHIi?"
"Non si dice vecchi, si dice studenti dell'università degli adulti-anziani!"
"Con lei?"
"Massì, è stato veramente un corso utile, non sai quante parole ho imparato... ti pare che un bigliettino non potevo scriverglielo?"
"Ah..un... RINGRAZIAMENTO PER IL CORSO, quindi! *sospiro*"
"Eh, beh, che ti avevo detto?"
"(...)"
"Veramente delle lezioni proficue. Adesso so persino dire the cat is on the table"
"Eh, beh."
"Dice che ci sono portato."
"...Ma questa roba esattamente te la sei inventata o l'hai copiata da qualche parte?"
"Ho preso spunto da un film che ho visto al cinema nel '76, dove ch'era un ragazzo che ringraziava la sua insegnante di ripetizioni lasciandole sempre un bigliettino nella borsa"
"E come finiva?"
"Che andavano insieme anche se lei era già sposata. Allora, questa traduzione?"
"Te la devi smettere con la grappa agli asparagi di mio padre, che un giorno di questi mi ti fai il secondo infarto. Ci hai una certa età, insomma."
"Gioventù irrispettosa."
(...)
"A proposito, che non ci vado da un bel po'... ma nei cinema si può ancora fumare?"
Vi terrò aggiornati. Non so più che dire.
CICCI ALLA RISCOSSA
Di nuovo lei. Mia sorella Cicci entrò trionfalmente tre settimane addietro nell'affascinante mondo della scuola, portandosi dietro il suo zaino blu con attaccati i pupazzetti di Winnie The Pooh e il di lei moroso (stanno assieme dal secondo anno di asilo, ormai son sette anni. Ma queste sono altre storie che approfondiremo in un altro momento).
Come ovvio, l'evento ha avuto innegabili ripercussioni nella vita della famiglia C., in particolare sulla persona di me, in quanto sorella maggiore e coinquilina di letto a castello. Per esempio i suoi attacchi di innegabile entusiasmo-da-inizio-di-nuova-scuola (quel periodo in cui ti senti più grande e ignori ciò che succederà negli anni futuri) possono rivelarsi leggermente irritanti il lunedì mattina quando ti svegli formulando pensieri decisamente censurabili e irriguardosi verso il mondo e ti trovi questa quasi-undicenne saltellante davanti alla porta, ma vabbè.
Comunque, l'avvento della Scuola Media porta nella vita degli innocenti pargoli un elemento distruttivo per i pargoli medesimi e per la collettività (inseribile a mio modesto parere nell'elenco delle catastrofi naturali) identificabile nel demoniaco oggetto del Flauto Dolce.
E' successo un po' a tutti,lo so. Trovarsi all'improvviso con questo coso davanti e un insegnante di musica che ti parla dell'intensità del soffio mentre si emettono suoni striduli non meglio classificabili, e così via.
Dal giorno della prima lezione di musica della Cicci, la vita del paese non è più la stessa. Arriva, mangia e si chiude nella di noi comune camera riproducendo per ore le uniche tre note che sa(Sol La Si), in una elegante composizione che fa più o meno così:
Sol sol la la si si la.
Nientre contro l'educazione musicale, ma dopo i primi cinque minuti gli abitanti dell'appartamento cominciano a presentare i primi segni di isteria e squilibro mentale facendo cose imbarazzanti tipo vagare per la cucina saltellando su un piede solo e barricarsi in terrazzo parlando da soli e invocando la grazia celeste. Non è bello, insomma.
Comunque, l'altro giorno suona alla porta una vicina di casa dalle guance di un'interessante tonalità di fucsia a esprimere pubblicamente il disprezzo di quello strumento. Ha aperto la Cicci:
VICINA DI CASA: Cara, sei tu che suoni il flauto?
CICCI: Si.
V.d.C: Oh, capisco. Perchè, vedi, io apprezzo molto che ai giovani venga data l'opportunità di imparare a suonare uno strumento, però... Cioè, non per offenderti, tesoro... Insomma... Non è che potresti piantarla con questa musica?
CICCI: Non posso.
V.d.C: Ah. E perchè?
CICCI: Voglio diventare una grande musicista.
V.d.C: Ah, si?
CICCI: Si. So già suonare tre note, ma la professoressa domani mi insegna anche il Mi e il Re.
V.d.C (*cambiando ulteriormente colore*): Ma tesoro, vedi...
CICCI: E' fondamentale l'allenamento, così divento brava.
V.d.C: Ma vedi, se tu non la smetti di suonare prima delle quattro del pomeriggio, io sarò costretta a dire a tua madre che ci crei disturbo, che dai fastidio. E questo non è bello.
CICCI: Ma lei non deve fare la spia. Per esempio anche io ho visto suo figlio che si prendeva la moto di suo marito di nascosto per andare a baciarsi con una, ma mica glielo vengo a dire.
(ergo, siccome c’è la parcondicio)
PERCHE’ MIO PADRE DOVREBBE SPOSARE LA COMMESSA DEL MERCATO ORTOFRUTTICOLO
Ovvero: cronaca della giornata tipo di Padre Salutista dopo che 12 mesi fa ha scoperto di essere sovrappeso di 5 chili.
PERCHE’ MIA MADRE DOVREBBE AVERE COME AMANTE L’INVENTORE DI TELEVIDEO
In breve, simpatiche personcine, la giornata tipo di mia Madre.
RIUNIONE DI FAMIGLIA
Un sonnacchioso pomeriggio invernale. Giusto per non trascorrere il resto della giornata dediti al solito passatempo di guardare i pesci girare nell’acquario, si decide di fare un visitina a casa di nonna (come dire, la vita sociale).
L’appartamento della madre di mia madre è un po’ come la stazione del mio paese a ferragosto: gente che entra, gente che esce, gente che porta qualcosa, gente che passa a prendere qualcuno… La simpatica famigliola di mia madre è un po’ così… sono sei fratelli (tre maschi, mia madre e due gemelle) con rispettivi coniugi, ex coniugi, fidanzati, figli di fidanzati, e figli legittimi (i miei cuginetti: undici, tutti maschi di età compresa tra i quattro e i diciassette anni), zii, suoceri, varie ed eventuali. Che insomma, capirete che alle riunioni familiari da me non è che proprio ci si annoi. Che poi, i componenti di suddetto parentame sono tutti un po’… particolari, ecco. Non saprei come spiegarlo.
Per esempio, l’altro giorno, stavo allegramente passeggiando con la mia amica E.,quando ci capita di passare proprio davanti la casa di nonna. Che allora, essendo lei amica di vecchia data e avendo già avuto ampiamente modo di conoscere i miei simpatici parenti di sangue, ci si dice che sarebbe stato carino da parte nostra porre le nostre delicate dita sul terzo campanello a destra e fare un salutino. Così, almeno per edicazione. Quindi si suona, si fanno quelle tre rampe di scale che si devono fare, si arriva alla porta. Cautamente, apro.
Davanti a me, l’incerta visione di cugino con ampia chioma rasta, rantolante per terra con in mano qualcosa di pericolosamente simile a un uncinetto. Sguardo perplesso. Non faccio nemmeno in tempo ad avvicinarmi cauta per indagare sulla faccenda, quando suo fratello S. sbuca da dietro una poltrona e ci trascina fuori dalla stanza.
Noooooo… lasciatelo stare! Si è cimentato ieri in un tentativo di imitazione di Bob Marley, ma i dreadlock gli sono venuti male e ora sta cercando di arricciarseli con i ferri da calza.
Altro sguardo perplesso. Dalla cucina proviene uno strano suono di canzoni stonate per bambini, cantate dall’inconfondibile voce dei miei zii burattinai. Li trovo seduti sopra il tavolo, che stanno cercando di far ballare il gatto.
"Il caffèè della Peeppinaa noon si beeve allaaa mattinaaa nèèè col latte nèèèè col tèèèè, ma perchèè perchéè perchèèèè?"
Faccio lentamente capolino dalla porta.
-Scusate?
-Giulia, amoreeee! Ciao! Ciao, E.! Come state? Oh, noi si stava cercando di trovare l’ispirazione per il nostro prossimo spettacolo… Avevamo pensato di tentare una parodia dello "Zecchino d’Oro" in chiave ironica da sottoporre a un pubblico in età scolare che va fino ai 10 anni… Potrei far vestire Max da Mago Zurlì, perché con le sue gambette sottili renderebbe moltissimo l’idea, e fare in modo che…"
Oddiosanto. Sbircio in direzione di mio zio Max, che ha smesso di far ballare il gatto e mi guarda con aria affranta, sillabando qualcosa di pericolosamente simile a un "piuttosto mi concio da Platinette."
Una mano mi afferra la spalla.
-Giulia, sei quiii! E’ da un po’ che non ti fai viva!
-Oh, zio L…
-Ehi, l’hai sentita l’ultima novità ? Ho deciso che l’anno prossimo me ne vado in pensione e lascio l’insegnamento della storia dell’arte per trasferirmi per un po’ a Creta!
-Cr… Creta? E che ci faresti tu a…
-Oh, il mio ex suocero mi ha chiesto se vado lì in spedizione con lui perché ha letto su un libro che lì crescerebbe una sorta di erba magica che fa curare il diabete! Così andremo li a cercarla e se la troviamo potremo venderla alle cause farmaceutiche e guadagnare miliardi! Saremmo su tutti i giornali e magari ci darebbero pure il Nobel, e…
-L.?
-Si?
-C’è la nonna?
-No, è al Ristorante con tua zia C.
-Oh, bene. Noi andiamo perché abbiamo da fare. Ci si vede.
-Ma aspetta… tu verresti a Creta con me alla fine del Liceo? Può venire con te anche E… sarebbe istruttivo, pensate che…
-Ciao, zio!
Usciamo, come se niente fosse, e camminiamo per un po’ in silenzio. E. mi guarda.
-Ma Giulia… mi toglieresti una curiosità ?
-Si?
-Ma voi esattamente, cosa bevete alle cene di famiglia?
CHI L'HA VISTO?
Verso sera. Svogliatamente io nella medesima persona di me, reggendo due sacchetti stracolmi mi appresto ad uscire dalla porta di casa, tutta imbacuccata in sciarpa e giubbotto.
Prelevo il mio mazzo di chiavi dall’apposito gancio, le infilo nella topp…
"AAAAAAAH! Cosa stai FACENDO?"
"Esco, mamma"
"Come sarebbe a dire, ESCI?"
"Deh, madamigella, mi accingo ad oltrepassare la soglia di codesta dimora per…"
"NO, lo so cosa vuol dire che esci! E dov’è che andresti A QUEST’ORA DELLA SERA?"
"Non, è sera, mamma. Sono le sei meno cinque."
"Si, ma il sole è già TRAMONTATO. E quando il sole tramonta, A CASA MIA SI CHIAMA SERA!"
"Va bene, se per te cambia mi porto una pila, tanto per cinque minut…"
"NO, TU NON VAI DA NESSUNA PARTE SENZA AVERMELO DETTO PRIMAAAH!"
"Adesso te l’ho detto, quindi…"
"E POI cosa sono quei SACCHETTI DI PLASTICA? Conosco il mondo, so come vanno le cose! Adesso tu mi dici che vai dalla tua amica, poi intanto ti porti via i tuoi averi più cari e FUGGI senza dirci niente, e noi ci affanneremo lacrimanti a PREOCCUPARCI della tua CRUDELE SORTE, e mentre vagherai in cerca di una casa ogni sorta di MANIACI, LADRI, ASSASSINI si abbatteranno su di te, e…"
"Frena l’ottimismo. Non stavo scappando di casa, stavo solo…"
"Ah, no? Guarda che tu non mi freghi, RAGAZZINA! Su CHI L’HA VISTO dicono che si comincia sempre cos’, si dice <
"MÃ ."
"Si?"
"Tu lo sai vero che fra un anno e mezzo, alla fine del Liceo me ne andrò a Siena all’università ,no?"
"Si, tesoro."
"Lo sai che quindi non abiterò più qui, no?"
"Lo so, tesoro."
"E sai quanto ammonta il totale di soldi che ho nel portafogli?"
"No, a quanto?"
"Due euro e dodici centesimi. E DOVE CAVOLO PENSI CHE POTREI SCAPPARE IN PIGIAMA E CIABATTE A UN ANNO E MEZZO DALLA FINE DELLA SCUOLA CON IN TASCA DUE EURO E DODICI CENTESIMI?"
"Non lo so. Magari scapperai un altro giorno."
"Ecco, appunto. Magari un’altra volta. Ma adesso ti togli da lì che dovrei andare a buttare l’umido e se resta qui ancora un po’ ci va in decomposizione e poi lo possiamo usare solo come mangime per i pesci?"
LO ZIO ANTONIO
Mio zio Antonio potrebbe benissimo essere la caricatura di Indiana Jones. A trent’anni è finito dentro le sabbie mobili in Bolivia, a quaranta è andato in Himalaya e ha raggiunto sull’Everest i settemila metri, a cinquanta ha salvato sul Monte Bianco un’amica che, scivolando, è rimasta appesa a una roccia solo con un lembo dello zaino, e a sessanta ha fatto il giro del Nepal. Adesso ne ha settantacinque e attualmente sta facendo un trekking sull’ Atlante, assieme agli amici dell’ Università degli Anziani.
Si, ai film d’avventura ci potrebbe allegramente sputare sopra se non fosse per un minuscolo difetto che è la sua spiccata propensione a perdersi.
Un mese fa ad esempio è andato con la sua compagnia del CAI (Club Alpino Italiano) a Padova, per una gita coi colli Euganei. Che insomma, è capitato che lui dopo aver scarpinato un po’ con la restante simpatica gente, in Prato della Valle (che per chi non lo sapesse è la piazza principale) al momento di prendere l’autobus per raggiungere un’accogliente ristorante su sopracitati rilievi, si sia attardato un attimo per prendere un bicchieruccio di vino in un bar che gli ispirava, per così dire, simpatia. Così la truppa è partita senza di lui, e il parente si è visto costretto a chiamare un taxi.
-Buongiorno, signore, dove la porto?
-Sui Colli Euganei, per piacere!
-Ma sui Colli Euganei dove?
-Eh, non so gnanca mi!
-Mi scusi, ma lei esattamente dove doveva andare?
-Iero prima coi me amici e dovevimo andare in un posto, ma me so desmentegà el programa!
-E che posto era, questo?
-Ah… non so… un ristorante, me pare
-Ma lei sa quanti ristoranti ci sono in tutti i colli Euganei?
-Diese? Quindese?
-Ecco, magari qualcuno di più.
-Pasiensa! Provemo a passar par tutti, prima o poi ghe ‘rivemo!
Ci ha telefonato il coordinatore della sua compagnia alle undici di sera dicendo che l’avevano trovato in un commissariato del veronese, mentre chiedeva se avevano per caso visto un gruppo di ottantanove ultrasettantenni diretti in una trattoria, visto che ormai dovevano aver già consumato gli antipasti. Abbiamo dovuto farlo riportare indietro dal tassista che, in seguito a tutte le peripezie si è trovato in tasca la ragguardevole somma di euro trecentoventicinque, che si sa, da Padova a Verona passando per i colli ci vuole la sua strada.
Ma lui non ci fa caso e continua a raccontarci le sue storie così. L’ultima volta che l’ho visto ha detto che tutto sommato non gli dispiacerebbe essere rapito perché comunque è un’esperienza nuova, e che in fondo coi rapitori ci farebbe delle belle partite a tressette. Ho anche provato a spiegargli che i rapitori non sono tipi che per colazione ti servono il caffè a letto con la correzione di grappa di mirtilli che scrocca sempre al mio legittimo genitore, ma tant’è.
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<
Piccoli casi umani di vita quotidiana. Eh.
Ah, beh, spero che non abbiate problemi con il dialetto veneto. No, perchè nel caso, affari vostri.
IL CELLULARE
-Giulia! Hai visto? HAI VISTO! E poi tu dici che non sono moderna!
-Mmmm… cosa?
-Mi sono comprata un CELLULARE NUOVO! Guarda qui… che ne dici?
-Mamma, ma ti vai a prendere questo modello pieno di tasti che tu già fai fatica a usare il telefono normale… ma perché? Non potevi prendere un Nokia come quello di papà , che con quello ci arrivi anche tu a capire come si fa a chiamare?
-NON TI PERMETTERE, sai? Ma che mi hai preso, per un incapace?
-Non ho detto questo, ma…
-MA COSA?
-Mamma, due anni fa hai svitato l’antenna del cellulare vecchio perché dicevi che era scomoda e quando è arrivato il tecnico ha chiesto chi poteva essere l’idiota che…
-Si, si, ma era un MODELLO VECCHIO… e con ciò? Nelle istruzioni mica c’era scritto che non si poteva!
-Si, ma si presume che...
-NON DIRE NIENTE! E comunque da allora mi sono aggiornata anch’io? Vedi, ce l’ho da stamattina e ho già imparato ad aggiungere i numeri nella rubrica, sai? Vedi, se voglio metterci il tuo, basta che vado qui e…
*TRRRRRRRR TRRRRRRRRR TRRRRRRR*
-AAAAAAAAAAAH! COS’E’ ‘STA ROBA? STA SCOPPIANDO TUTTO?
-No, MÃ . Hai appena messo la vibrazione.
-Ah. Senti, allora, non è che me lo puoi sistemare tu? Io adesso dovrei… ehm… stendere la biancheria. Che in questa casa non fa mai niente nessuno, ecco.
Che poi, ovviamente, una cosa è ovvia tra le fluttuanti, instabili incertezze del pianeta. Il primo pensiero di uno studente degno di questo nome che varca la soglia della sua classe nelle prime giornate di lezione... ebbene, questo pensiero quale potrà essere? Le vacanze di Natale. Ovvio, provato, scientificamente dimostrato. Ci si potrebbe scrivere sopra un manuale di teoremi, su questo, e qui non voglio obiezioni.
Ecco, essendo appunto io un essere umano catalogabile nella specie di sopracitati studenti, durante queste lunghe e soporifere mattinate spesso e volentieri mi accingo a fregarmene altamente del peso molecolare dell'azoto per dirigere la mia mente a tali illuminanti pensieri, e proprio un paio di giorni fa mi viene fatta la proposta di un ipotetico soggiorno natalizio in una a me ben nota città marina della Liguria assieme a zii burattinai di cui potete avere notizia una decina di post addietro.
Insomma, tra il fatto che nella top ten delle cose migliori dell'universo il mare è per me al terzo posto (dopo le patatine fritte e i pelouche a forma di gatto), e la concreta probabilità che anche quest'anno mi riduca il 26 dicembre a guardare i pesci rossi che nuotano nell'acquario immaginandomeli con un cappello da Babbo Natale per la mancanza di qualsiasi altra attività socialmente utile da fare, ho ragionevolmente pensato che non fosse poi una brutta idea. Solo che la mia adorata madre inspiegabilmente pensa che io quando sono fuori di casa non apro un libro nemmeno supplicandomi con canti di preghiera in aramaico antico (eh, gente ingrata!), e per questo è leggermente restìa all'idea di spedirmi per più di cinque minuti in tempo vacanziero fuori dalle invalicabili mura del mio favoloso quartiere (favoloso quartiere composto da: numero abitanti mille di cui ottocentonovanta sopra i 65 anni, pasticceria perennemente chiusa per ferie, club del pensionato con campo di bocce, convento medievale, campetto fangoso dove i rari esemplari di persone sotto i 50 anni si dilettano a giocare a calcio, parco giochi.). Così, confabulando a ricreazione con Amica Fidata mi ritrovo a chiederle un consiglio su come convincere l'adorata genitrice femmina ad acconsentire a questa ragionevolissima proposta. Scartata l'idea di ubriacarla e farle firmare una dichiarazione scritta mentre è sotto i fumi dell'alcool, valuto attentamente l'idea di assumere un comportamento vagamente più disponibile, aperto e umanamente sopportabile per l'immediato futuro.
"Beh", mi dico mentre mi sto dando da fare con le pentole nel tentativo di mettere assieme qualcosa di commestibile per cena, "una buona idea sarebbe anche di interloquire con mamma non solo tramite i miei abituali mugugni, ma con affermazioni vagamente più sensate e intellettuali. Si, perchè no? Adesso ci provo."
Verso il sale nell'acqua bollente e comincio a litigare con mia sorella sul tipo di pasta da cucinare, fino a che l'adorata madre si presenta in cucina con aria esaminatrice.
- TU... tu.. tu stai... CUCINANDO!
- Si.
- Cioè... tu... CUCINI di tua spontanea volontà , senza bisogno di minacce di prolungate reclusioni in collegio, sospensioni di paghetta, ricatti o ROBA SIMILE?
- Esatto. Non c'è bisogno di fare del sarcasmo, mamma.
("no. non va bene. Sii un po' più cordiale e loquace")
- E sentiamo un po', quali meravigliose DELIZIE DEL PALATO staresti per propinarci?
- Sai, al momento mi stavo semplicemente limitando a provocare un innalzamento della costante ebullioscopica dell'acqua nella pentola di acciaio inox che funge da contenitore tramite l'introduzione di quella che, a occhio, corrisponde a una quantità pari a 0,1 moli di cloruro di sodio, per poi accingermi a selezionare attentamente dalla credenza la confezione di quella pietanza che trovo più opportuna per soddisfare l'appetito di tutti i membri della famiglia. Attualmente però stavo avendo un pacatissimo e stimolante scambio di opinioni con la mia consanguinea che puoi notare seduta sulla sedia ubicata alla sinistra del tavolo proprio sul tipo di cibo in questine, ma non riuscendo a trovare un punto di vista comune lascierei a te le scelta, se ti va...
- Come, scusa?
- Non ho ancora deciso. Mia sorella rompe perchè vuole le orecchiette, ma io non le posso sostanzialmente sopportare. Vedi te. Non preoccuparti per il sale perchè l'ho già messo. Devo andare in bagno, continua te.
- E, senti...
- Si?
- Prima stavi semplicemente delirando o cercavi di dirmi qualcosa tipo che ti sei degnata di aprire per la prima volta in vita tua un libro di chimica?
- Ciao, mamma.